"Balla l'universo su lagrime di genti,
attente,
che mai il loro cuore s'accontenti,
di carezze rubate, dolorosamente
dagli stenti,
fragmenti
d'uomini ridenti,
ch'hanno dato, frammento poscia,
frammento
forma a castelli possenti,
fortezze,
ove rinchiudersi per fare l'amore,
giogando al giogo delle incertezze.
Bruciano sul rogo de'giorni andati,
rimpianti,
stanchi
d'uomini sudati,
dell'inusitato amore
dal cuore duro, coatto dall'ardore
d'una vita certa,
vissuta nell'attesa,
d'un anima in trasferta
in cerca di porti,
aperti, coraggiosi,
liberti
al timore offerti,
dal vento benedetti,
pronti a patire.
Riposano le ceneri di logiche sicure,
insieme alle certezze, promesse
di quelle fatte alle calende,
quando l'uomo alto
s'erge, al cospetto d'un mondo
che pare tutto promettere,
e poco mantenere.
Dal vento tutto quanto,
poi vien portato via,
è tutta qui
l'anelata la magia,
nell'effimero d'un prima
che si fa gioia,
poi spavento, nel dopo d'un momento,
mentre si paventa,
lo sgomento,
all'occhi d'un tempo, assorto
nel giogo insicuro del vento,
scoperto.
L'unica promessa
che l'turbine che mantiene,
è quella sussurrata all'argine d'un fiume,
di far girare sempre il mondo,
che comunque cammina,
e mentre l'ingranaggi inganna,
libero,
respira.
Olocausto d'emozioni,
la noia
l'alba del tramonto dei rigori,
riposano
le vittorie,
mentre vive,
le sconfitte.
Eppure è vita,
mai sopita,
che l'domani sempre arriva
all'alba delle genti,
ridenti,
accasciate, sporche
col volto coperto dal fango,
dal grigiore de' momenti,
morti
tenendo stretti,
attenti
i margini de' loro frammenti,
certi."
Inno a una vita di stenti testo di Ludovicagabbiani23