Deus

scritto da Giullare della morte
Scritto 3 giorni fa • Pubblicato 2 giorni fa • Revisionato 2 giorni fa
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Autore del testo Giullare della morte

Testo: Deus
di Giullare della morte

Ieri pomeriggio, mentre facevo la fila al market, ai miei occhi si è parata la sagoma di mia cugina.
Ex tossica, ma sempre con il libro dei sogni ficcato nella saccoccia del cuore; ciò le fa tenere un tono vocale flebile, candido, da angelo spiumato che è entrato nell’inferno a occhi chiusi, ma la cui pelle ne ha assaporato la frusta. Viso emaciato: pelle consunta, intonacata su una carne muffita e scarna. Basterebbe pinzarla con due dita e tirarla per staccarla via. Tipo carta da parati...
Occhi stinti, che sanno di raccolto andato a male. Bruciato da un "Dio" che indossa un camice da chimico per divertirsi ad accendere vene e sogni, finché non rimane che cenere fra le labbra.
E pensare che da ragazza era stupenda. Limpida come il cielo di primo mattino, ancora lustro di fresca rugiada. La sua pelle aveva il colore delle pesche; o meglio, aveva otto chili di fondotinta color pesca, anche perché la pesca era il suo frutto preferito. I suoi occhi erano come due vetrine in cui esponeva il desiderio verso la vita, per quanto erano puliti e splendenti.
I buchi degli aghi sul braccio sono come orme di una "Via Crucis", lasciate dalle zampette di un topo claudicante e stordito che porta sul dorso una siringa zeppa di cielo liofilizzato. Il colore delle pesche si è sciolto per le troppe lacrime; slavato, ne è rimasto solo un rimasuglio sulle labbra secche e screpolate.
Reggeva in mano un foglio che inneggiava a uno dei tanti "Deus" paralizzati che intasano le corsie del cielo, facente capo ai Testimoni di Geova. Quelli sempre ben vestiti, con tanti compiacenti sorrisini sulle labbra a pubblicizzare un’anima superiore e felice, esortandoti a entrare sotto il loro tendone da circo a forma di cielo. Si vantano delle mostrine posticce sulle labbra, ottenute per tutte le volte che si sono attaccati ai campanelli di sconosciuti portoni per vendere, in anteprima terrestre, le notizie provenienti da "Telecielo".
Me l’ha adagiato su una mano, allungando la sua in modo delicato. Come fosse un libretto di istruzioni per aprire porte ghisate di bunker in cemento e acciaio anti-apocalisse.
"Piero, eccoti il lasciapassare per aggirare e far fessa la cecchina morte".
Mi ha raccontato che il suo Dio l’ha salvata, che l’ha portata a una vita migliore: vendere a prezzo zero il giornalino del Signore e vedere il mondo con occhi diversi, perché Lui ci osserva tutti e ci valuta.
Ripenso a quegli ex sguardi, stupendi, vividi ed eccitati, ormai divorziati dagli incavi, che correvano da un angolo di mondo all’altro in un battito di ciglia. Mi ricordano le nostre sortite dal fruttivendolo a rubare pesche dai bancali, per poi scappare a perdifiato e morderle sotto un albero in fiore.
Morderle a occhi chiusi, al riparo da sguardi indiscreti.
Deus testo di Giullare della morte
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