Quando Icaro cadde si spensero le stelle
si chiuse l'atrio delle gemme scarlatte,
ma un lume si accese nella stanza della speranza,
un lume che diceva: ancora si può volare.
La pioggia dorata scendeva dal pene di Apollo
il mare era calmo con qualche sbuffo qua' e là,
e le sirene pregavano la vita che come sabbia
penetrava dentro ventricoli del tempo.
E tu che mi rimanevi vicina, a sostenermi ad amarmi, ancora.
Quando nacque Davide le aquile festeggiarono
la venuta di un piccolo re,
e le lepri giocavano, le talpe vedevano,
nella stanza dell'amore si sentì un profumo di more,
e dal cielo lo spirito di Icaro fluttuava
ai margini dei seni di Venere, e dalla terra spighe
di grano danzavano al ritmo del sole.
Erano le idi di aprile e gocce di luce cadevano
dai verbi di moto a luogo,
e tu dormivi sulle sponde dello Stige
e la piccola Afrodite giocava con la spada e lo scudo,
poi si posò sulle ali di un tappeto volante.
Erano le idi di un giorno nuovo
e il cuore di paglia dello spaventapasseri
divenne carne viva, e incominciò a ballare sui campi
appena mietuti, sulle parole appena credute,
e io a lanciarmi in un tuffo perfetto
tra lo scoglio amato e il mio acquatico
letto.