In una notte schiarita da saette,
il cielo grida tormentato
m'abbandono sul guanciale,
esausto del giorno intricato di pensieri.
Lo sguardo si posa spossato sul comodino
e mi perdo nella fiammella flebile
che agitandosi cerca di opporsi all'ineluttabile.
Intermittente si attenua e in uno sbuffo muore tra colline di cera.
Frattanto inizia ad indugiare il fiato
e le vertigini penetrano come frecce d'arceri.
Arriva.. come una predatore dal morso fatale,
e mi sento pesante e violabile.
Ti conosco carogna dall'anima nera.
Tu mi privi della voce rendendola labile,
m'imponi di fissare atrocità mai dette
e non hai nemmeno pietà dal farmi fuggire dal mio destino.
Duri come giorni interminabili e spaventi come i demoni perversi,
ma io sono come quella candela;
di notte perisco nelle tenebre e aspetto l'alba per rinascere ancora.