Il barone rosso

scritto da Fringuello
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Come sempre era un orrore, c'era un attenuante, per quel che vale, un codice d'onore.
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Testo: Il barone rosso
di Fringuello

IL BARONE ROSSO

Nelle trincee della Marna, il nobile prussiano Manfred von Richthofen, ebbe modo di soffrire una realtà ben diversa dagli ideali di cavalleria, di una generazione di soldati eroici, di cavalieri, a cui la sua famiglia aveva sempre contribuito nei secoli.

La vita d’ufficiale era nelle trincee della marna, ben lontana dal duello cavalleresco, e le regole di un tempo d’onore erano svanite come brina al sole, un sole malato ma prepotente.

Il suo compito, una volta rimasto appiedato da ufficiale di cavalleria che era, consisteva nell’ispezionare trincee di operai e contadini strappati alla terra e all’industria per una vita più dura ed una morte praticamente sicura; era la grande guerra, era la grande carneficina.

Alla fine della guerra si contarono 9 milioni di soldati morti da ambo le parti in conflitto.

Tra i pidocchi e il freddo della trincea, il fango,le scarpe ormai un tutt’uno coi piedi,l’insonnia, le amputazioni senza anestesia, l’iprite gialla che arrivava portando la morte sicura in questo fango,e i morti non sepolti riversi sui camminamenti, il suo compito come degli altri ufficiali era quello di organizzare attacchi inutili alle posizioni franco-inglesi dai quali tornavano solo quelli che scappavano rincorsi dalle urla dei feriti della terra di nessuno intrappolati nei cavalli di frisia.

E quelli che scappavano a mezza strada trovavano degli ufficiali ad impiombarli con una smorfia di disprezzo stampata sul viso, ma non era il caso del maggiore von Richthofen, che anzi era sconvolto da quella barbarie.

Non vi erano regole e morivano in centinaia per controllare una cima che non aveva alcuna utilità tattica o strategica , peraltro persa il giorno dopo contando al suo attivo solo il numero dei morti.

Non era un compito per un nobile prussiano ufficiale degli ulani, tutto era inutile e senza onore e per gli alti comandi solo una scema partita di scacchi dove tutte le mosse riportavano al punto di prima, tranne la conta dei morti.

Tutto era inutile, senza onore ma forse c’era un’arma nella quale contavano ancora gli ideali di un nobile gentiluomo prussiano: la nascente aviazione.

La sua richiesta di trasferimento fu accolta e col grado di maggiore divenne presto capo squadriglia: era il circo volante del barone rosso, dal colore del suo aereo, un triplano fokker.

Così l’aveva chiamato il nemico ed i giornali tedeschi che come in tutte le guerre avevano bisogno di sfornare eroi da dare in pasto alla pubblica opinione,e per tenere alto il morale delle truppe.

Quando il triplano del maggiore oltrepassava le posizioni tedesche mezzo secondo di allegria attraversava l’anima di soldati e ufficiali.

Era la bestia nera dei piloti francesi e non era un problema se i velivoli franco-inglesi erano oltre 1300 contro circa 800 austriaci e tedeschi, scontrarsi con un numero superiore di aerei nemici non costituiva un problema per von Richthofen, una serie di giri della morte, di tonneau, di acrobazie aeree, lo portava a disimpegnarsi e volta per volta a trovarsi in coda al nemico o di fianco, allora uno a uno puntualmente i nemici precipitavano o tentavano un atterraggio d’emergenza allontanandosi in fretta prima che l’aereo esplodesse.

Il barone rosso prima di andar via alzava la mano in segno di saluto e il nemico levava la sua in risposta.

A quel punto, dopo aver ripulito il cielo, si riavviava al campo base, arrivato segnava le sue vittorie in genere tre o più sulla lavagna della sala ufficiali, ormai non contava più le croci di ferro e aveva ben quattro croci azzurre del Kaiser Willelm, la più alta onorificenza germanica, non potendo appendersi tutte quelle medaglie sulla divisa ne conservava nello stipo del suo alloggio,sulla sua divisa ne aveva lasciato dieci.

Quando il circo volante del barone rosso perse il suo comandante, dissero che era stato un pilota canadese ad abbatterlo.

Esiste un'altra versione che ho sentito dal nipote di un contadino francese che assistette all’epilogo della vicenda del padrone dei cieli di Francia.

Quel giorno Manfred von Richthofen, decollò dal campo nelle retroguardie in formazione con la sua squadriglia, passate le linee del fronte terrestre dove tutto è lento e pesante, le veloci macchine volanti dopo aver scaricato le poche bombe in dotazione sopra gli obiettivi stabiliti dal piano di volo, si inoltrarono,in cerca di gloria, più a fondo in territorio nemico aspettando di incrociare i caccia franco-britannici.

L’agricoltura, come anche l’industria, come le altre attività della Francia era sotto massimo sforzo, per fornire gli approvvigionamenti particolarmente alle truppe.

Quel giorno i campi erano pieni di gente indaffarata, erano soprattutto donne, anziani e bambini, che gli uomini validi erano al fronte.

Tutti i tipi di soldati, prima dell’azione per darsi coraggio, tracannano una buona dose d’alcool, i piloti in genere non esagerano mai, ma come sempre capita che qualcuno senza accorgersene passi il limite dell’ubriachezza.

Quel giorno, almeno per uno dei piloti del”circo” il pessimo fatto si era verificato, proprio in quel momento, sulla strada transitava una colonna di trasporto truppe, e tutta la squadriglia si diede di buzzo buono a mitragliare gli autocarri.

Del carro di testa, fu colpito il guidatore, e il mezzo si mise di traverso, la colonna si bloccò così istantaneamente divenendo un bersaglio ancora più facile.

Fu una carneficina, ancor di più quando esplose il camion che trasportava le casse di munizioni, ma morivano soldati in terra come morivano dei “soldati” in aria.

L’ultimo mezzo di trasporto era rimasto intatto, così il pilota ancora intontito dall’alcol, si disimpegnò dalla formazione per prenderlo di fianco e finire l’opera, forse non vide, o allentati i freni inibitori, non considerò che sulla stessa traiettoria di tiro delle mitragliatrici di bordo vi era un gruppo di contadine e di bambini, fece fuoco e fu una strage.

Il barone rosso realizzò ,che un suo pilota aveva fatto strage di civili inermi, uno della sua squadriglia, un cavaliere del suo reparto, il suo reparto…la sua squadriglia…la cavalleria…

l’onta, il disonore sul circo volante…

...spinse la cloche con forza , picchiò verticale in pochi istanti ed esplose sull’erba dei campi di Francia.

Il giorno stesso un caccia inglese lasciò cadere il seguente messaggio sulle linee tedesche: --Al corpo d’aviazione tedesco. Il cavaliere barone von Richthofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari.--

Ad un conto approssimativo aveva abbattuto nella sua carriera di pilota, oltre cento aerei nemici.

Il giorno dopo un contadino avvicinatosi alla carcassa del triplano raccolse dieci croci di ferro e una targhetta con su scritto: maggiore Manfred von Richtoffen.

…Ci sono dieci croci appese sul camino di una fattoria nei pressi di Amiens, una per ogni bambino ucciso quella volta che Richthofen fu abbattuto da Richthofen.

La targhetta è stata restituita alla famiglia del barone da un picchetto d’onore mandato dall’ambasciata di Francia a guerra finita.

Parebbe che sia andata così… quel giorno che passando per la storia, l’ultimo cavaliere dell’aria entrò nella leggenda.

Il barone rosso testo di Fringuello
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