Dal basso guardo la vetta. Lontana tra le nubi si perde e nelle nebbie si nasconde.
È la mia meta ma non la scorgo. Mi guardo attorno cercando aiuti, segnali, avvertimenti.
Ma sono sola e l'eco del mio respiro affannato mi rimbomba nel petto e mi assorda le orecchie.
Non sono sola. l'ansia mi tiene per mano e mi strattona. Deridendomi spera che crolli, mostrandomi denti aguzzi mi terrorizza.
Ma volgo alla vetta lo sguardo verso la meta. E, a lei che mi trattiene, rivolgo il mio ghigno e con violenza la spingo e l'allontano, cominciando la scalata. Facendomi strada tra rami crudeli che graffiano e frenano.
Tengo lo sguardo puntato alla vetta che non vedo ancora. Poggiando i piedi su massi in bilico pericolanti, su fragile ghiaia sentendo i passi scivolarmi a valle, cercando appigli su cui aggrapparmi.
Bruciano le lacrime mentre scorrono sul volto celandomi il sentiero.
E mi rimbomba nelle orecchie quest'urlo furioso che inciampando esce, stentato, dalla gola. Disperato. E disperata arrivo alla vetta, la mia meta.
Mi guardo attorno nel silenzio, avvolta solo dal fischio del vento. Sono in cima al mondo. E sono stremata. Ma è l'unico posto in cui vorrei mai essere, l'unico luogo in cui ritrovo me stessa. Ho lasciato le nubi dietro di me e non vedo più da dove sono partita, Ma le cicatrici sulle braccia me lo rammentano, i graffi sulle gambe me lo ricordano, le unghie rotte me lo rievocano.
Ma il sospiro del vento mi rianima e il profumo del mondo mi inebria. Posso ora sedermi su un masso scaldato dal sole e rallegrarmi di aver raggiunto ciò per cui ho lottato. Volgendo lo sguardo a una vetta più alta nascosta tra le nebbie.
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