Io e le donne....

scritto da Giullare della morte
Scritto Ieri • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Testo: Io e le donne....
di Giullare della morte

Ci avevo messo non so quanti mesi e inviti per far venire a casa mia una tipa. Una bella tipa, elegantemente prosperosa e seducente, ma che se la tirava a morte. Una di quelle siderali e altezzose tizie che ti regalano un tiepido sorriso solo se hanno un minimo di interesse. E questo minimo di interesse dovevo essere bravo a farlo diventare un capitale. Un capitale sessuale...
Quando mi disse "sì", dopo il mio ennesimo invito, non mi sembrò vero. Talmente il coso era in tiro, dopo quel suo tiepido sì, che per smorzarlo dovetti guardare tutte le interviste fatte da Rosy Bindi.
Fissammo l'appuntamento a casa mia. Pranzo da me, e così rassettai completamente casa: pulii ogni angolo e millimetro dell'appartamento, nessunissimo alone di sporcizia era visibile neanche al microscopio. Mi feci un mazzo tale che, per lo sforzo, mi vennero due ernie che mi strinarono completamente la schiena... Preparai anche un succulento e variegato pranzo, con tanto di bottiglia di vino di primissima qualità a svettare al centro del tavolo apparecchiato a puntino, con tanto di rose rosse profumate che pareva un'aiuola di Versailles.
Ero apparecchiatissimo e ordinatissimo alla grande, per aver seguito attentamente quel che c'era scritto sul libro del galateo comprato appositamente, che mi costò la bellezza di 18 euro, scritto da Cracco o come cazzo si chiama, anche se le finanze erano al minimo.
La mia intraprendente intenzione era quella di portarla subito a letto al primo appuntamento. Papparla prima che si ravvedesse su di me e mi mandasse ennesimamente in bianco. Che per le volte che sono andato in bianco, i compagni mi soprannominano "Nevischio". Quindi preferii organizzare a casa mia.
La casa era terribilmente lustrata e tirata a dovere. Talmente tirata a dovere che feci alcune foto per immortalare l'evento e rivederle quando la casa mantiene il suo normale regime di pulizia, che fa pari con una mini discarica... Addirittura, per quanto il cesso era lustrato andai a pisciare e defecare al bagno del bar di fronte per non sudiciarlo. Andai al bagno del bar per tre volte, ma portandomi il rotolo di carta igienica da casa per evitare di essere additato come un incontinente e un approfittatore tirchio. Vi dirò anche che non loffai assolutissimamente dentro casa per un'intera giornata, per non fare in modo che un olezzo corporale si impregnasse sui muri. Se mi scappava uscivo fuori e trombettavo dal culo. Talmente trombettavo forte forte che la signora che abita di fronte mi chiese se stessi imparando a suonare la tromba.
Pensando, fra me e me, che la tizia schizzinosa l'avrei dapprima ammaliata alla papilla gustativa e dopodiché fatta ubriacare... Tavola, letto e il gioco era fatto... Dovevo solo scombussolarle i sensi con una annaffiata di vino e dirle le solite menate romantiche per farle dischiudere le gambe...
Ma cazzo, a poche ore dal fatidico ed attesissimo appuntamento, in cui contemplai ogni minimissimo evento contrario — anche quello atmosferico che in quel lontano giorno era semifreddo, scegliendo accuratamente il piumone, le lenzuola e il copricuscino da mettere sul lettone matrimoniale — accadde l'irreparabile, l'inatteso, l'insostenibile, l'imponderabile... Un caos di merda...
Accadde che, dopo avere scaricato lo sciacquone per provare se il cesso fosse tutto ok, ci fu un biblico reflusso. Una verticale esplosione d'acqua... Cazzo, il cesso gorgogliava a più non posso... glu glu glu... pareva un tenore cantare sott'acqua. Bolle e bolle marroncine si stagliavano sulla superficie dell'alto del cesso. Porca zozza! Si era intasata la colonna centrale dello scarico condominiale all'altezza della mia condotta uscente... E tutta la merda e il piscio dei condomini sfociavano sulla tazza del mio cesso. Tutta quella cazzo di merda e il piscio di questo cazzo di stabile venivano a liberarsi dentro casa mia. Misi le mani davanti agli occhi per evitare che gli occhi mi cascassero nel cesso per come il rabbioso stupore me li stava facendo uscire dalle orbite... Vallo a trovare un idraulico che ti spurga il cesso in pochi minuti e dopodiché pulire... Facevo prima a buttarlo completamente giù e rifarlo...
Dapprima il pavimento del bagno fu invaso da questo guazzabuglio acquatico che piano piano stava diventando melma, e ci fu così tanta nauseante puzza sparsa che dovetti coprirmi la bocca e il naso con un fazzoletto. Parevo un bandito texano all'assalto di un cesso in ebollizione. Se per caso fosse entrato un estraneo, sarebbe collassato sul momento, strozzato da una merdaiola nuvola nell'inalarla. Con me a cercare affannosamente e disperatamente di mettere una pezza a quella inondazione di merda impanata nel piscio ed acqua, mettendoci una tavola sopra e sedendomici pesantemente. Sotto il culo sentivo l'acqua che menava, calciava di brutto, pareva una donna che è lì lì per mettere al mondo un neonato... Il cesso chiedeva di partorire stronzi. Santiddio! Ogni tanto sobbalzavo per quanto era tanta e portentosa la pressione. Sembrava che il diavolo volesse emergere dagli inferi e usare il mio cesso per cucuzzare...
Comunque sortì un ridimensionamento della maledetta e imperitura sgassata fognaria. Un geyser merdaiolo. Ma mica potevo rimanere così per ore, visto che fra poco sarebbe venuta quella cazzo di tipa che, per come è tremendamente schizzinosa e altezzosa, farebbe a meno di cacare e pisciare. Incautamente e malauguratamente mi alzai dalla tavola per andare a raccattare il cellulare nella camera. Fu la fine, una merdaiola Waterloo. Game over. Amen...
Appena staccai il culo dalla tavola di legno avvenne un'esplosione d'acqua talmente violenta che il getto toccò il soffitto, per poi rispaccarsi giù con forza veemente e spasmodica che pareva di stare sotto a una cascata. Una cascata di merda. La pressione del reflusso dell'acqua era talmente potente e prepotente che mandò letteralmente in aria la pesante tavola di legno: ricordava un aquilone per come volacchiava. Il cesso a sto punto era un fontanone della Reggia di Caserta a pieno regime sbuffante... zampillava merda e merda a tutta callara...
Fuochi pirotecnici d'acqua mista a merda, piscio, tritati assorbenti, carta igienica e tutto di più esplodevano nell'aria. A un certo punto vidi anche che svolazzava una impeciata e porcellanata dentiera. Nel vederla mordere tocchi di merda mi ricordai delle lamentele della vecchia che abita al piano di sopra, che non si ricordava più dove avesse messo la dentiera... Trovata! Ripromettendomi di riportargliela. Almeno una che beneficiava del reflusso...
Dentro di me mi dissi che dovevo chiamare l'idraulico, la protezione civile, i vigili del fuoco, qualunque cosa mi potesse togliere da quella cazzo di situazione di merda, e che per farlo dovevo aprire la porta del bagno e prendere il cellulare in camera... L'apertura e la chiusura del bagno dovevano avvenire massimo in un millesimo di secondo, altrimenti tutta quella caterva di merda disciolta sarebbe ruscellata, inondando ogni angolo del lustrato pavimento. Mi stavo accorgendo che l'ora dell'appuntamento era sempre più vicina. Ansia. Sentivo il cuore struggersi, triturarsi e ammallopparsi sul gargarozzo, come se anche il cuore volesse esplodere per sguazzare nella palude malsana.
Ma cazzo, appena aprii la porta del bagno per richiuderla caddi, visto che il pavimento era diventato scivoloso. Caddi come un salame, mi feci male di brutto all'osso sacro. Per un abbondante e lungo minuto, visto il forte dolore, rimasi a terra. Tristemente ed amareggiato vidi quella invasione di merda che scialacquava nelle camere e dissi tra me che era finita, che sarei annegato dopo che la marea cagatosa avesse riempito ogni stanza e sortito l'effetto di un acquario; un mastodontico acquario pieno di plancton di merda sulla superficie. Con me, ben morto, a galleggiare assieme agli esotici e cacarellati pesci merda. Già immaginavo chi da fuori venisse a curiosare tramite le finestre sigillate mentre galleggiavo amenamente e armoniosamente, con attorno tanti e tanti stronzi e stronzi incellofanati in corrosi assorbenti. Con qualcuno fra i visitatori ad esclamare che avevo fatto la classica fine di merda perché ero un pezzo di merda, e tutto ciò che accadeva stava a dimostrare la defecante tesi.
Ma riuscii a fatica e dolorante a rialzarmi, a prendere il cellulare, a ritornare nel bagno e a raccattare il pezzo di legno che, dopo l'automatica esplosione, era andato a finire nel lavandino. Lo posai sui bordi dello straripante e impazzito cesso e mi ci buttai a peso morto, abbracciando il cesso con tutta la mia forza. Surfavo sul cesso, e con tanta forza che non la mettevo neanche quando montavo qualche sublime amazzone... Stavo in ginocchio davanti al cesso e lo abbracciavo. Sembravamo due tenerissimi amanti scambiarsi effusioni e nessuna voglia di staccarsi...
Dopodiché chiamai la tizia e le dissi come scusa che un improvviso attacco di dissenteria aveva minato il mio stomaco e che mi era impossibile muovermi dalla tazza del cesso perché evacuavo a ritmo sostenuto, dovendo quindi rimandare l'appuntamento; già sapevo che non ci sarebbe stata un'altra occasione nell'udire la scocciata risposta della tizia. La tizia neanche mi diede un semplice ciao. Niente di niente. Il suo assoluto ma esplicito silenzio mi faceva percepire il suo profondissimo disgusto e sprezzo verso la mia persona...
Dopodiché chiamai uno spurgo e un idraulico per aspirare quell'acquitrino merdaiolo, mettere una pezza alla colonna fognaria del condominio e finalmente trarmi in salvo da quella biblica esondazione... Un lavoro di una faticosa e tribolata settimana andato letteralmente in merda: e ahimè, purtroppo non è una metafora...
Io e le donne.... testo di Giullare della morte
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