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A volte ti ricordavo, grande scrigno. Ci custodivi tra le alte fronde, ornato di rubini. Schiudevi il nostro vocìo spensierato ai castelli di sabbia, sereni tra l'azzurro.
E un giorno d'estate ti ho rivisto Mi ha pianto il cuore trovarti lacero e svuotato della nobile vocazione a serbare singolari tesori. Ma non è il tuo stato di abbandono che mi ha fatto male, bensì l'abbandono da parte dello stato, al quale pure, ogni nuovo giorno, dedicavi il saluto mattutino tra i nostri candidi sguardi.
Ora che sarà di te? Nostalgia, empatia: moti dell'animo che potrebbero richiamare noi, bambini di allora, ad invocare coralmente il tuo rifiorire alla vita. Forse non ti rivedrò più, scrigno di giorni tra i più lieti, ma spero tu riveda la luce dei tuoi anni migliori.