Giovane, altezzosa, con la pretesa di volere vivere una vita diversa, aveva in pugno ancora qualche anno e tanta voglia di farsi una vita.
Amore, famiglia, figli, voleva avere soltanto la normalità, ma con un riso amaro la vita l’attendeva.
Le stagioni passano, i semi che aveva avuto, li aveva però seminati in un terreno infertile.
Non ci fu raccolto, al posto dei fiori nacque invece gramigna
La stanchezza l’attanagliava, le sue carni debilitavano le ossa.
Sfioriva la sua bellezza.
Non riusciva più a comunicare, le sue restavano parole mute per gli orecchi dei propri cari, i suoi passi non lasciano più orme.
Cosi si rese conto che tutta la sua vita fluttuava leggera nell’aria impercettibile che la circondava.
Aveva perso la stella che la orientava nella vita, diventando così, la “scema del villaggio”.
Ora parla in modo sconnesso, vaga per le strade con quello che rimane del suo vestito di lino bianco candido come neve, con pizzi e intarsi, diventato ormai drappo di un passato tanto doloroso.
I suoi ricordi, li ha appesi a croci di legno lungo i bordi in una strada dismessa e polverosa.
Ogni tanto torna a trovarli ma, quei visi, non li riconosce più, non sono gli stessi delle persone che aveva tanto amato.
Smarrita nel suo passato, derisa nel suo presente, vaneggia nei suoi giorni obbrobriosi.
Innocente come una bimba continua a vagare, sonnambula dentro la sua mente, impaurita e alla ricerca di una nuova casa.
Inciampa e cade, poi, rialzandosi con le ginocchia sanguinanti, lancia un urlo di dolore che nessuno capirà.
O ci sarà qualcuno?
SOLTANTO UNA DONNA testo di Jacqueline