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«Il vincolo fluido, stanco, depresso, arreso, si staccò definitivamente dalla vischiosità.
Egli nacque dall’Origine, insieme alla Grande Sfera.
La vischiosità, in seguito, divenne la sua amante.
Insieme attraversarono il passaggio tra l’Origine e ciò che veniva dopo l’Incastro — un tempo immobile, sospeso.
La Memoria Primordiale amava entrambi:
prima della loro completa vischiosità, erano legati dall’insensatezza del legame stesso e dalla memoria che in esso abitava.
Fu allora che la Memoria donò loro un dono:
la capacità di generare wormhole,
per viaggiare insieme attraverso infinite sfumature,
contrastando l’immutabile cognitiva generata dalla Grande Sfera e oltre —
nemica immensa, ma legata da un nodo invisibile alla vischiosità filamentosa.
Ma i wormhole, un tempo attraversabili con fluidità,
si riempirono di materia immutabile cognitiva,
densa come i filamenti della vischiosità,
occupando ogni passaggio, privandoli di aria pura
e delle esistenze temporali concepite dall’Inconcepibile.
L’Incastro divenne eterno.
Vincolo fluido e vischiosità rimasero intrappolati
al di fuori dell’Inconcepibile Concepibile.
Il loro tessuto si fece oscuro e melmoso,
fissandosi sulla Grande Sfera e sulle sue memorie.
Da quella stasi nacque la Copiosità:
un agglomerato di vincolo fluido, vischiosità e incastro.
Ella si alleò con il Concepibile,
e dalla loro unione scaturirono ignoranza, odio, frustrazione,
disuguaglianze travestite da uguaglianza.
Tutto il male che la Grande Sfera aveva trattenuto
grazie all’antico amore dei due amanti,
ora era libero di dilagare.
Solo l’Unica, la più pura del Grande Filamento,
poteva salvare ciò che stava logorando l’essenza cognitiva di quegli elementi —
o almeno in parte — che costituivano l’unione.
Era l’Origine, inimitabile,
visibile agli occhi inesistenti dei fenomeni più genuini e nascosti, e
invisibile a chi non meritava il grande dono.
Ella era al di fuori del linguaggio, della vista, della memoria
e persino della Grande Sfera stessa.
La sua forza si traduceva in nullità assoluta e compiutezza al tempo stesso.
Si nutriva dell’essenza prima per sopravvivere; spettava solo a lei.
Ella, immune dalla memoria, era l’unica e solæ
a poter salvare l’amore dei due antichi amanti.
Aveva diritto, ma scelse di farlo,
perché erano figli dell’essenza stessa generata dall’Origine,
e quel tessuto che faceva da ponte
creava un collegamento viscerale con lei.
L’Origine aveva una sorella: la Densità.
Ella era formata da pienezza e compiutezza,
e da una pienezza cognitiva fittizia.
L’Origine, primogenita, scelse di sottrarle la seconda caratteristica,
e con la prima aiutò i due amanti, donando ciò che le era rimasto.
La Densità cessò dunque di esistere,
ma rimase dentro il legame antico dei due amanti.
L’Origine infine vuotò lo spazio nei wormhole,
abitati ormai dai filamenti contaminati.
L’Incastro divenne movimento infinito implicito nell’esistenza.
La vischiosità si tramutò completamente in un tutt’uno con il vincolo fluido.
La Copiosità fu portata via dalla nullità,
che a sua volta attraversò i wormhole per uscire definitivamente dal grande tessuto.
I filamenti si sciolsero uno ad uno,
divenendo forme astratte, cariche di forza proveniente dall’Origine,
per alimentare il tempo atemporale.
Infine il Concepibile, abitato anch’esso da fenomeni negativi,
smise di esistere per volere dell’Origine.
L’Origine divenne fluido, assorbendo il vincolo:
era e non era;
era ciò che si percepiva
e non era ciò che sarebbe potuto essere
e non sarebbe stato.
Dopo il dissolvimento, vi fu il Silenzio Primo.
Non era vuoto, ma una sostanza sottile, priva di ogni incastro,
che respirava senza respirare.
In quel silenzio emerse ciò che non era mai stato visto,
perché non apparteneva né al Concepibile né all’Inconcepibile:
un Frammento di trasparenza, pulsante,
capace di trattenere in sé l’intero movimento che aveva generato l’Origine.
Il Frammento non era vivo, eppure vegliava.
Non aveva occhi, ma osservava.
Non aveva memoria, ma custodiva.
Da lui si distaccò la Prima Onda,
che non viaggiò nello spazio né nel tempo,
ma scivolò attraverso la Sostanza Assente,
un mare senza superficie, in cui ogni goccia era un possibile universo.
L’Onda non cercava ciò che era stato,
ma il punto esatto in cui il vincolo fluido e la vischiosità si erano fusi,
quel micro-atto invisibile che li aveva resi tutt’uno.
E lì, nel cuore di un’assenza che non aveva confini,
posò il Frammento di trasparenza,
come sigillo e come seme.
Allora il Silenzio Primo si inclinò,
e dal suo margine scese una luce senza origine,
che non illuminava, ma rivelava.
Tutto ciò che era stato dissolto non tornò,
ma una nuova trama iniziò a tessersi —
non per volere dell’Origine,
non per comando della Grande Sfera,
ma per un atto di pura, incontaminata spontaneità.
E fu così che nacque il Primo Non-Voluto:
un cosmo senza scopo,
che esisteva solo perché poteva.»