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Voragine
Mi piace vagare nel nulla in un luogo dimenticato da dio e dagli uomini, dove non c'è mare e il silenzio diventa opprimente. Solo il frinire delle cicale e un senso di vuoto che sembra di trovarsi dentro a una bolla. Forse gli uomini hanno bisogno di tutto questo, la purezza dell'assenza, e lucertoline simili a saette di luce.
Osservare il vuoto e domandarsi se il vuoto che abbiamo dentro sia altrettanto puro, senza il minimo rumore, tranne il frinire di una cicala. Ecco che nel grande nulla s'apre una radura, alberi come ventagli, solitudine. A sinistra, un vecchio manicomio dove i pazzi ascoltavano la musica al grammofono. Ai pazzi piace la musica. Laggiù, dove finisce il giorno, ci sta una voragine. Conduce al centro della Terra. Poi l'orizzonte, luogo di arrivi e partenze.
Ho sete. Berrei tutta l'acqua del mondo, liscia, gassata e anche Ferrarelle. L'acqua di laghi e fiumi, delle cascate e degli stagni. Il mio corpo chiede acqua, e anche la mente. Sto attraversando questo corpo senza clamori, chiedendo solo acqua. Voler fermare il giorno è una richiesta eccentrica che non farò. Come i pazzi che son passati dietro di me, ascolto la musica da un grammofono infinito: musica che genera acqua, sorgente di vite misteriose.