The swamp

scritto da Juriy
Scritto 5 mesi fa • Pubblicato 5 mesi fa • Revisionato 5 mesi fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Juriy
Autore del testo Juriy

Testo: The swamp
di Juriy

Intraprendere la via della conoscenza arcana, le cui diramazioni si perdono tra picchi di malvagità e vette di beata saggezza, o scegliere invece una vita di ordinaria, rassicurante ignoranza: è questione di scelta. E io, senza saperlo, avevo già scelto.

Da dieci giorni abitavo nel capanno di mio cugino Trakio, una costruzione di canne e legno grezzo, immersa in una landa desolata dove il silenzio era sovrano. La nebbia, multiforme e persistente, disegnava un paesaggio mutevole: arbusti scheletrici, ossa di bestie dimenticate, bidoni arrugginiti, reliquie di un passato industriale ormai dissolto. Il vento, impercettibile alla pelle, insinuava un sibilo costante nella mente, come una voce che non apparteneva a nessuno.

Il primo giorno fui colpito da una febbre strana. La temperatura salì vertiginosamente, lasciandomi esausto ma pervaso da un benessere inspiegabile. I sensi si affinarono: i suoni si fecero più nitidi, le ombre proiettate dalla finestra sembravano linguaggi arcani, messaggi di un’intelligenza superiore. Cadevo spesso in catalessi, vittima di un’attività mentale intensa e senza scopo. Trakio mi curava con erbe dai nomi oscuri, e ogni sera, tornato dalla caccia o dalla pesca, si prendeva cura di me.

"È il benvenuto della landa," diceva. "Non è grave, ma bisogna starci attenti."

Trakio si era rifugiato lì anni prima, in un momento difficile della sua vita. Ora, che anche la mia esistenza vacillava, il destino mi aveva condotto accanto a lui, tra le paludi.

"Lo capirai. Stai già meglio."

Il nono giorno la febbre svanì. I sensi tornarono mediocri, ma la mia mente era ancora inquieta. Trakio mi parlò della pesca.

"Partiremo domani all’alba."

"Cosa pescheremo? Lucci? Serpi? Rane?"

"Pescheremo il lamprio."

Il nome mi fece rabbrividire. "Il pesce mitico che rinasce più volte? Quello che porta sciagure a chi lo cattura?"

Trakio mi fissò in silenzio. Il suo sguardo era indecifrabile, forse disprezzo. Poi uscì all’aperto. Lo seguii. Con lo sguardo rivolto all’orizzonte disse:

"Il lamprio non è che un pesce come gli altri. Solo, ha branchie e pinne ricoperte da una pellicola d’oro. Ne è rimasto uno solo. E io l’ho visto."

Quella sera la luna apparve tra le nubi, spazzate via da un vento caldo e inquieto.

"Ho provato a pescarlo da solo. È pericoloso. L’oro che porta diventa abbagliante quando si sente minacciato. Il rischio di cadere in acqua è altissimo. E là sotto, qualcosa lo segue. Qualcosa che non si lascia vedere."

All’alba salimmo sulla motobarca. Il rumore del motore penetrò nel silenzio della palude come un peccato antico. La nebbia ci avvolse. Trakio guidava con sicurezza, io tremavo. Una dolce inconsapevolezza mi cullava.

"Dove siamo?" chiesi.

"La palude non ha riferimenti."

Procedemmo a lungo. Il tempo sembrava sospeso. Poi Trakio si irrigidì.

"Lo senti?" disse.

"Cosa?"

"Il fischio. È lui. Il lamprio si avvicina."

Afferrò la fiocina e mi ordinò di legargli una corda alla vita. "Se vedi che sto per cadere, tirami verso la poppa."

Poi impallidì. Il suo corpo si contorse, come spinto e compresso da una forza invisibile. Il faretto si spense. Buio.

"Trakio!" gridai.

Nessuna risposta. Era sparito. Intorno, solo silenzio e paura.

Con le prime luci del giorno, l’imbarcazione giunse a un ponte. Oltre, una villau na donna dal volto sereno mi attendeva.

"Dio benedica la sua presenza," dissi. "Mio cugino è scomparso. Forse è morto."

"Lo so," rispose.

Mi fece cenno di seguirla. Salimmo scale mobili luminose. Al primo piano, un salone. Bambini vestiti di bianco sedevano ai tavoli della colazione.

"Ti stavamo aspettando," dissero in coro.

La donna mi porse un fiore bianco. "Siediti."

Non volevo. Avevo paura. Cercai di fuggire, ma le scale erano sparite. Vagavo disperato. In una sala, vidi un’operazione chirurgica su un uomo cosciente. Sentii passi alle mie spalle. Fuggii ancora.

Un profumo mi attirò in uno stanzino. Sul treppiedi, una pentola bolliva. Dentro, la testa di Trakio. I suoi occhi mi guardavano con disprezzo.

"Lo ho ucciso io," disse la donna, alle mie spalle.

"Era un assassino, ha ucciso molti dei miei figli. Avrebbe ucciso anche te."

Non capivo. Lei lesse il mio pensiero.

"Non puoi capire. Devi essere iniziato. Seguimi."

Non volevo. Mi lanciai contro la finestra, la ruppi, precipitai. Buio.

Mi svegliò un dolce calore. Ero in una stanza normale e una ragazza in jeans entrò.

"Ehi, che ci fai in camera mia?"

"Non lo so."

Mi sorrise. "Sei strano, ma carino. Dai, esci. Mio padre è geloso."

Uscii. Ero nel mio paese. Lei mi guardava dalla terrazza e mi sorrise.

Camminai verso casa. Il sole mi sorrideva.

Ma dentro di me, qualcosa era cambiato. Avevo visto il lamprio, avevo attraversato la soglia. E anche se il mondo sembrava lo stesso, io non lo ero più.

The swamp testo di Juriy
3