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La gabbia
Il grido
bianco,
esile,
sbriciola ordine e rigore;
Un regno acqueo,
di polveri tra una particula e l'altra...
d'anime perse.
Oltre la lingua di terra
bagna l'intimo
sento un solco
degno di traghettare lagrime...
Ed ora senza fiato
senza forze
vuoi il volo
lontano alla riga azzurra
lontano al viso
del santo che non conobbi.
Il grido
bianco,
esile,
solleva sorrisi
e bulbi oculari che luccicano
sullo sfondo grigio
d'ottobre.
Il regno dell'amore
oggi soltanto
un ricordo indelebile
di profumi
capelli
pelle
occhi
mani
dita.
Sabbia
dolcissima
sul cuore
soffoca per sempre
ogni verde germoglio.
Lagrima bianca
luccica
l'infinita bellezza
dei suoi occhi.
Oggi nella gabbia
palpita solo quel volto.
M.M. 23/08/2007