L’occhio che uccide

scritto da Paolo Pec
Scritto 12 mesi fa • Pubblicato 12 mesi fa • Revisionato 12 mesi fa
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Autore del testo Paolo Pec

Testo: L’occhio che uccide
di Paolo Pec




Il signor P. vide il film “L’occhio che uccide” perché attirato dal titolo.

Dopo aver smanettato a caso, era capitato su uno di quei canali canalizzati, alias società operante nella distribuzione streaming via internet di film, serie televisive e altri contenuti d'intrattenimento a pagamento.

«Come può un occhio uccidere?» si domandò.

Doveva certo trattarsi di un occhio dal malocchio facile. O di un occhio spia a caccia di persone che poi derubava e ammazzava. Oppure di un assassino tipo lo strangolatore di Boston, quello che incravattava stretto il collo delle sue vittime.

Il film invece ha sì il suo “bravo” assassino, ma è molto particolare: sia per la tematica trattata, sia per quanto concerne la sceneggiatura affrontata e svolta dal regista.
Ci sono inquadrature associate a un commento musicale che incitano la già alta tensione emotiva che insorge nell’assistere alla visione: una tensione che sale e sale … fino a raggiungere altezze vertiginose.

Nello specifico, si tratta di un thriller psicologico e metacinematografico risalente al 1960, che alla sua uscita smosse acque contrastanti.
“L'occhio che uccide” è il titolo italiano, quello originale è “Peeping Tom”, che in inglese è sinonimo gergale di guardone (quindi occhio che spia), e si riferisce all’obiettivo fotografico con cui l’assassino filma le vittime nell’istante cruciale della loro fine, cogliendo l’espressione che il volto assume nel momento della morte … in maniera orrenda … e quindi immortalandone il terrore.

Dopo tale visione, il signor P. rimase talmente impressionato che quella notte faticò ad addormentarsi.

Quando ci riuscì, si trovò in un luogo pieno di occhi-spia. Non capiva però se il luogo fosse un sito, una piazza, una classe scolastica piena di grandi fratelli e grandi sorelle …. Si avvicinò e notò la varietà della situazione: alcuni corpi mostravano un volto nella norma, mentre la maggioranza indossava maschere multiformi.
Ad un tratto, in mezzo a quella folla notò una specie di fuoco blu, che via via si ingrossava … assumendo
pose oscene cangianti in posizioni sado-masochiste (ma consenzienti eh!).
Non sapeva come ciò potesse accadere. Eppure accadeva!

Ad una certa … quel fuoco blu sparì e al suo posto si materializzo una presenza dalla faccia munita di un solo occhio: un occhio che era un obiettivo fotografico.

A mano a mano che avanzava e guadagnava spazio tra una massa di amebe …. sputava sentenze e giudicava, come se fosse depositaria di verità assolute. E se ogni tanto capitava che qualcuno mettesse il ditino in una delle sue molteplici, recondite travi, si affrettava a smussare ciò che aveva sentenziato.

Il signor P. non credeva ai propri occhi!

Quell’occhio altro non era che l’ennesimo travestimento della Cencia!
Sì della Cencia, la plurilaureata che taglia e cuce, leva e mette le sue carabattole, facendo il gioco delle tre carte ultra moltiplicate.

E come corpo morto cadde dal letto, lanciando un sospiro di sollievo per essere uscito da quell’incubo osceno.

Sollievo che durò poco. Quando fu del tutto sveglio si rese conto che non era stato un incubo ma la rivelazione di una schifosa realtà che si perpetua … .







L’occhio che uccide testo di Paolo Pec
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