Lo zio Renato

scritto da Giocava
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Testo: Lo zio Renato
di Giocava

Lo zio Renato

Prato Fiera è un antichissimo porto fluviale, uno scalo commerciale che, grazie alle tranquille acque del fiume Sile, collegava, con delle chiatte, Treviso a Venezia e quindi al mondo. Fiorente snodo commerciale, ha ospitato nei secoli la tradizionale fiera della città: le Antiche Fiere di San Luca, che ora si ripresentano ogni anno ai primi di ottobre sotto le più moderne vesti di un luna park.

La loro “mission” non è più lo scambio di merci. Oggi svolgono il compito fondamentale di alleviare, a migliaia di studenti, la tortura che si rinnova inesorabile, anno dopo anno, sin dalla notte dei tempi: il famigerato “inizio dell’anno scolastico”.

Tutto passato, ma non del tutto sepolto nei meandri della memoria. Storia a parte, ora, per tutti gli studenti, quelle sono le tanto attese giostre.

1962. Ho dieci anni e tutte le carte in regola per meritarmi un pomeriggio fantastico:

1) L’incubo delle scuole medie si stava concretizzando: bisognava studiare!

2) Come galeotti, tutti i ragazzi erano incatenati per quattro o cinque ore a un minuscolo banco scolastico di formica verde, che venne indagato successivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la sua tossicità.

3) Una mente strutturata per fantasticare.

4) Soprattutto avevo uno zio, “lo zio Renato” disposto a trascorrere un pomeriggio con il nipotino.

Non desideravo intossicarmi con lo zucchero filato o ingoiare frittelle fritte in un olio con una storia alle spalle risalente a Federico Barbarossa. Non facevano per me i brividi artificiali delle montagne russe né il rischio di provocare incidenti con gli autoscontri. Dischi volanti, battaglie spaziali, nuovi mondi da conquistare con ardimento e alieni, tanti alieni cattivi da redimere. Redimere, non annientare, distruggere o vaporizzare, perché a quel tempo l’idea di uccidere mi ripugnava profondamente, tanto che al cinema soffrivo per la morte degli indiani, pur continuando imperterrito a tifare per i cowboys. Ripensandoci, non è cambiato nulla, anche oggi la violenza mi nausea.

Pagato il biglietto e scelta la nave spaziale, ci imbarcammo. Mio zio Renato al volante, io alla mitraglia.

La prima fase della battaglia si rivelò, come al solito, caotica con tutti i dischi volanti che giravano all’impazzata su se stessi, trattenuti da braccia metalliche.

Obiettivo: colpire le luci sotto la pancia di un disco volante avversario. Tutti contro tutti e fuoco a volontà, sparando nel gruppo, confidando nella fortuna. Come contromisura, si poteva evitare di essere colpiti manovrando una leva che permetteva di abbassare e alzare la quota di navigazione.

A destra. A sinistra. Giù. Su.

Capitan Zio Renato, manovrando freneticamente e con perizia, aveva evitato che fossimo colpiti. Io, il mitragliere, sparavo all’impazzata, affidandomi alle probabilità di successo dei grandi numeri, confidando che, prima o poi, qualche colpo andasse a segno.

I nemici venivano abbattuti uno dopo l’altro.

Era un “ognuno contro tutti” senza quartiere. Quando gli altri equipaggi si accorsero della presenza di Capitan Zio Renato tra i partecipanti allo scontro spaziale, capirono all’unisono che per loro non c’era speranza di vittoria. Restava loro una sola possibilità: coalizzarsi e abbatterci. A quel punto tutti i cannoncini si orientarono verso un unico obiettivo, puntando minacciosamente alle luci della nostra astronave.

Capitan Zio Renato mi guardò negli occhi e disse una sola parola:

“Iperspazio”

“Ma…” obiettai timidamente.

“Niente se e niente ma. Prendi questa pastiglia”.

Con un gesto furtivo, mio zio aveva preso un tubetto dalla tasca dei pantaloni, estraendone una pastiglia colorata. Sempre fingendo indifferenza, me la porse facendo scivolare la mano lungo la sua coscia.

Nel frattempo, la sua attenzione continuava ad essere concentrata sui movimenti dei dischi volanti avversari.

Il flaconcino di cartone sembrava quello tipico delle M&M’s.

La pastiglia aveva un colore tipico delle M&M’s.

La ingoiai.

Il sapore era quello delle M&M’s.

“Ora!” disse Capitan Zio Renato.

Ci allontanammo dalla giostra alla velocità della luce, senza alcuna conseguenza. Ero perfettamente lucido e respiravo normalmente. Era stato un salto iperspaziale modello “Guerre Stellari”. L’astronave si era staccata dalle braccia della giostra e, diventata un puntino luminoso, era stata inghiottita istantaneamente da un buco nero di passaggio da quelle parti.

Chissà cosa ci mettono nelle M&M’s?

So solo che diventammo energia pura al di là dello spazio tempo. Semplicemente sparimmo.

Capitan Zio Renato sapeva il fatto suo.

Quando ci materializzammo, eravamo ancora una volta saldati alla giostra, pronti per la battaglia finale.

Fino a quel momento si era scherzato, si era trattato solo di una innocente scaramuccia. Ora, invece, tutte le astronavi erano abilitate alla battaglia finale.

“Fuoco!” gridò l’altoparlante del Signore della giostra...e fu l’inferno.

Tempo due minuti e di tutta la flotta spaziale rimasero operative soltanto quattro astronavi, tutte le altre erano state colpite e giravano impazzite su se stesse a terra, con tutte le luci spente. Gli equipaggi delle tre navi spaziali sopravvissute furono presi dal panico e finirono per colpirsi a vicenda.

Abbattei il sopravvissuto con una scarica di colpi ben assestati e vidi la navicella precipitare, oscillando e vibrando, per poi frantumarsi al suolo, come il piatto di un giocoliere cinese incapace.

Avevamo vinto, come previsto.

Senza rancore, ragazzi. E’ la legge dello spazio.

Mentre gli equipaggi ritornavano bambini e scendevano dalla giostra, la nostra astronave, quale vincitrice, aveva diritto a un giro gratuito. Rimase lassù, in alto tra le stelle, là dove avevo conosciuto l’ebbrezza della gloria.

Non sono mai stato così felice e in sintonia con l’universo.

Ero salito a bordo della nave spaziale da combattimento come un semplice mitragliere tra i tanti e ne ero uscito eroe.

“Grazie Zio”, mio Capitano!

Epilogo:

I luna park possono provocare la “sindrome di Stendhal”?

Lo zio Renato testo di Giocava
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