la strega del mare

scritto da Gioneri
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo Gioneri

Testo: la strega del mare
di Gioneri

LA STREGA DEL MARE
Libretto in due Atti di Giuseppe Neri

Personaggi:
Francesco Canale
Elisa Torriani
Lora la strega (la Stria; Basura)
Don Pacifico
Marinai (coro)
Donne al porto (coro)
Comare Mena
Comare Pia (mamma di Elisa)
Giorgio Capellini



Introduzione
Questo componimento è un omaggio sincero al paesaggio Ligure e a Diano Marina (Imperia). Inoltre tutta la lirica è attraversata dal confronto decisivo per ogni uomo tra l’amore e la malvagità, tra la poesia e la morte.

ATTO I
Marola –La Spezia, autunno 1790
L’ombra della sera cala lenta sul paesino di Marola. Dalla cima del monte Castellana, le tenebre si allungano via via, fino a lambire la punta estrema del molo di pietre, che si incunea come un ago negli abissi del mare Ligure.
Sulla piazzetta del Borgo, proprio in fronte all’antica Chiesa di s. Vito, si aggira Mena, una comare non più giovane, ma ancora con la vitalità degli anni verdi. Mena si ferma davanti ad un vecchio portone e incomincia a bussare e a chiamare con insistenza.
MENA: …Pia, ci siete…comare Pia, presto aprite…!!!
PIA (affacciandosi da una finestrella):..cosa è questa fretta, vi corrono forse dietro i Saraceni ?...aspettate solo un momento. Ora accendo il lume e vengo giù da basso, ma voi calmatevi, Santo cielo …!!!
MENA:…vi aspetto qui, ma fate presto a scendere e chiamate anche vostra figlia, la Elisa…
Passano solo pochi minuti e due donne compaiono sull’uscio del portone della casa. Pia è una massaia, piccola e tarchiata, ma assai energica. La figlia Elisa, sui diciotto anni, le sta accanto, quasi a farle ombra. Un visino pallido fa da contrasto con la bionda chioma, raccolta a crocchio e gli occhi che riflettono l’azzurro del mare.
PIA (curiosa):…e allora, qual grandi novità ci portate?
MENA ( quasi di getto esplode in un grido)..è tornata !
PIA:…chi ?
MENA: …Iddio ci salvi…l’hanno vista poco fa i marinai, al largo dello scoglio, del Ferale !!!
PIA ( spazientita):…santa pace ! ma di chi parlate…?
MENA ( ansimante):…è tornata Lei…la Stria….la Basura…la Lora…!
PIA ( segnandosi la fronte):…che Iddio ci protegga tutti…ma come è accaduto ?
Interviene Elisa, che fino a quel momento aveva assistito al dialogo tra le due donne in silenzio e lievemente appoggiata all’uscio di casa
ELISA: ..madre mia, chi è la Stria, la Lora…?
PIA ( reticente):…è una vecchia storia, che si tramanda qui in paese…
Pia viene interrotta da comare Mena, che canticchia, quasi sussurrando, una oscura cantilena.
MENA:….Se tremano le cime della Castellana e il silenzio improvviso sulla valle scende, la natura stessa il fiato suo sospende e il mare azzurro in cera si scolora, al passar tristo della Strega Lora…vascello o marinaio, chiunque tu sia, non lasciar mai il nostro caro porto, che indietro tornerai si, ma da morto….
PIA (con un brivido):…hai sentito Elisa? Questa è la Ballata della Strega Lora, in paese tutti la conoscono…la Lora abita un’antica torre, in cima al monte, ma nelle notti di luna piena appare minacciosa sulla costa e dallo scoglio del Ferale a chiunque si avventura in mare aperto…
ELISA (rivolta alla Mena):…ma chi l’ha vista?
MENA (incerta):..non so bene, dicono Francesco Canale, con altri due compagni…ma ora andiamo giù al porto, c’è già tutto il paese radunato li…!
ELISA (quasi trasalendo):…Francesco, oh Francesco…il nome tuo tra mille riconosco e al caro e dolce suono suo, il cuore mio si accorda, come plettro che pizzica la corda…
MENA (curiosa):…di chi parlate , figliola mia ?...
PIA (sbrigativa):…Francesco Canale da Corniglia, il figlio di Berto il carpentiere, il mese passato l’ha chiesta in sposa…ma vi racconterò strada facendo, ora andiamo…
Così le tre donne si avviano parlottando verso la breve discesa che conduce al porticciolo del paese.
Frattanto una folla vociante si va radunando sullo spazio antistante al piccolo molo di pietra. Le torce accese illuminano i volti tesi di alcuni marinai, che scrutano con inquietudine l’abisso scuro del mare, mentre dalle loro labbra serrate, come un lamento sordo pervade l’aria.
MARINAI (coro):…pene e dolore a ricompensa del nostro faticare…sempre esposti all’onda e alla tempesta nel quotidiano e notturno navigare…dona Signore pietoso, che domini sul mare, il riposo Eterno a chi non può più tornare…e a noi raccolti in questo caro porto, l’abbraccio consolante del familiare conforto…
Le donne del paese, strette ai loro uomini, fanno da mesto sfondo al via vai frenetico che si agita intorno al molo.
DONNE (coro):…una barca sola è ritornata, quella di Francesco Canale…ancora una ne manca…il buio l’ha inghiottita..ma…. Se tremano le cime della Castellana e il silenzio improvviso sulla valle scende, la natura stessa il fiato suo sospende e il mare azzurro in cera si scolora, al passar tristo della Strega Lora…vascello o marinaio, chiunque tu sia, non lasciar mai il nostro caro porto, che indietro tornerai si, ma da morto….
Dopo le prime notizie, trasmesse di bocca in bocca, sgomento, rassegnazione e stanchezza, calano come fitta nebbia sui presenti…è allora che la voce sonora di Francesco Canale, taglia come una lama l’aria immobile…Francesco è appena sceso a terra dalla sua barca e già a lunghi passi si fa incontro alla folla che si assiepa attorno al molo. Ha circa venti anni, non alto di statura e tanto scuro di carnagione da sembrare un moro, non fosse per gli occhi grigio- azzurri, che brillano vivaci e avventurosi sul magro viso.
FRANCESCO:…or non è tempo questo di fermarsi a parlare se i compagni nostri vogliamo salvare…una barca dispersa presso lo scoglio, vaga soletta e senza alcun appiglio…approntiamo presto un agile naviglio e strappiamola a Lora e al suo mortale artiglio…!
Quasi a rispondere all’appello accorato di Francesco, la folla si apre e appare il volto serio e corrucciato di Don Pacifico, il vecchio parroco del paese.
Don Pacifico si rivolge a Francesco, biasimando la sua giovanile impulsività.
DON PACIFICO:…frena il tuo cieco ardore, mio caro sprovveduto, o il ragionar col cuore ti lascerà poi muto…le forze di questo mare vuoi forse dominare oppure alla strega Lora gli amici tuoi strappare? Smetti, dunque, di blaterare e comincia a raccontare, cosa hai tu visto, quando eri in alto mare…
Francesco riprende fiato e inizia il suo racconto.
FRANCESCO:…il sole già volgeva a declinare e con due barche sole stavamo a bordeggiare presso lo scoglio detto del Ferale…all’improvviso come un fortunale, percorse il mare e rovesciò le vele…fu lì che la vedemmo quasi danzare, lieve sull’onde come una sensale…la strega Lora, lei, la Basura, che solo al guardo incuteva paura. Poi con un ghigno di sfida temerario, lesta disparve dietro al promontorio. Subito supplicai i miei compagni di far ritorno a riva, ma l’altra barca, improvvida, tosto dietro di lei spariva…e più non li rividi, così che da solo tornai remando ai nostri cari lidi…
Don Pacifico accoglie con una smorfia di rassegnazione le parole di Francesco, quindi soggiunge.
DON PACIFICO: ..tutto è perduto, da quello che mi dici, vano sarebbe ora recare loro aiuto…l’abisso mar custodirà per sempre i nostri amici…
Francesco tace pensieroso, ma poi riprende.
FRANCESCO: …caro Padre, io non mi curo della morte e solo con la mia barca tenterò la sorte…ma prego voi, che presso il sacro Altare alla Beata Vergine, la causa mia vogliate affidare…
La folla presente commenta ad alta voce con un misto di pietà e di ammirazione.
FOLLA:…che coraggio e che cuore…tu primizia nostra di giovanile ardore…
Poi tra la folla si fa largo a fatica un ragazzetto biondo, di media statura ma ben piazzato sulle sue esili gambe…il giovane interviene…
GIOVANE:…anche io vengo con te, non ho paura…con te scavalcherei l’inferno, le più scoscese mura…perché l’amicizia, quella vera, è cosa pura…dura per sempre, dura…dura…
Il nome del giovane, accorso in aiuto a Francesco, risuona chiaramente nel brusio confuso della folla presente.
FOLLA:…è Giorgio…Giorgio Capellini di Monte Rosso.
Intanto Francesco risollevato nell’animo risponde.
FRANCESCO:…grazie Giorgio, caro fratello, sarai mio sostegno prezioso nell’ora del duello…
E dopo essersi stretti la mano, i due si dirigono a grandi passi verso la riva sabbiosa sotto lo sguardo ammirato dei presenti…
GIORGIO (soggiunge):…il mio scafo è già pronto ed armato, arriveremo a largo in un sol fiato….
Proprio in quel momento le tre donne, Pia, Elisa e Mena, sono giunte davanti al molo e si informano su quanto è accaduto. Avendo appreso del tentativo di Francesco, si precipitano affannate e ansimanti sulla spiaggia, a pochi metri dai due giovani, Francesco e Giorgio, che con le caviglie già a mollo si apprestano a spingere a largo una vecchia barca da pesca a vela. La Mena, avanzatasi ancora un poco nelle scure acque, si fa portavoce anche per le altre e si rivolge a Francesco.
MENA (supplice):…Francesco fermati, aspetta a partire, questa preghiera sola devi ascoltare: l’impresa a cui ti appresti è disperata, aspetta almen che passi la nottata…
Dopo un sospiro, Francesco si rivolge alle tre donne.
FRANCESCO:…Mena, Pia e tu Elisa…Elisa, dolcissimo fiore, mio unico e solo amore…ma ora mi farò coraggio, vi porterò con me, in questo arduo e periglioso viaggio…!
Elisa, intanto, ha raggiunto anche lei la Mena, a pochi metri dalla barca.
ELISA:…Francesco, mio amato, non lasciare il mio cuore solo e desolato…!
MENA ( rivolta ad Elisa):…ti ha forse accecato amor, Elisa, non vedi come egli è già tutto parato e risoluto in cor ?...or ora gli ormeggi ha appena lasciato…
Giorgio intanto scuote Francesco, toccandogli la spalla.
GIORGIO:…orsù , tosto prendiamo il largo senza altro ritardo…!
Così Francesco rivolge un ultimo sguardo, carico di tenerezza, ad Elisa e soggiunge commosso.
FRANCESCO:…dalla tua bionda chioma sciogli il legaggio, lo terrò stretto al collo per tutto il viaggio…ma giuro che tornerò, prima che il sole mattutino si affacci dal cielo su questo mare turchino…
Mentre i due innamorati si scambiano il pegno della promessa, dopo pochi attimi, finalmente la barca si allontana a vista d’occhio dalla spiaggia, fino a scomparire completamente alla vista. Elisa, riaccompagnata a terra e quasi sorretta dalla Mena, mormora con un fil di voce.
ELISA:…col sole mattutino torna, Francesco, torna…torna…


ATTO II

La voce di Giorgio rompe il lungo silenzio.
GIORGIO:…siam giunti, ecco lo scoglio del Ferale…ora accendo questo fanale e con l’aiuto della luna scruteremo la laguna…
Francesco annuisce distrattamente, perché oppresso da un’improvvisa inquietudine, poi soggiunge…
FRANCESCO:…Giorgio mio, odi…ascolta ! Cos’è questa aura tetra e oscura che spira e rende muta la natura?...Giorgio, ho paura…! Il vento che cala, la riva è lontana e il mare si sgrana…La Stria è qui vicina…paura…paura…!
Intanto la nera sagoma della barca continua ad avanzare verso lo scoglio, in un silenzio innaturale e carico di tensione. D’improvviso Giorgio prorompe in un grido strozzato dall’emozione.
GIORGIO:…li diritta a prora…è la Stria, la maledetta Lora…!
La strega è proprio davanti a loro, accovacciata su un masso, accanto allo scoglio del Ferale.
E’ la Lora di età imprecisata, ma assai avvenente nell’aspetto. Candidi capelli scendono fluenti sui fianchi esili e ben proporzionati. Una lunga veste violacea lascia intravedere le linee femminili e provocanti. La lora li guarda maliziosa e con aria di sfida canticchia un ritornello.
STREGA:…trallallì, trallallà…tu che passi, non fuggir via, vieni a farmi compagnia…trallallì, trallallà…se con me ti vuoi fermare, anche tu potrai cantare…Trallallì, trallallà…canterai con gran diletto, riposando sul mio petto…trallallì, trallallà….
La strega accompagna il suo canto con movenze sensuali, scoprendosi la veste in modo osceno.
Tutta la natura d’intorno sembra piegarsi al potere delle sue malie. Francesco stesso, in breve tempo, ne resta completamente soggiogato e non sembra scuotersi neanche quando, con un tonfo sordo e senza un grido, il suo compagno Giorgio, si getta dalla barca e sparisce nelle fredde acque del mare.
Con un gran balzo, Francesco, è sullo scoglio e corre incontro all’abbraccio mortale della Lora. Più sprofonda in quell’amplesso, più si sente venir meno le forze e il respiro, finchè si addormenta, spirando quietamente. Solo allora il sortilegio cessa e la Lora sogghignando e posando il piede sopra il corpo inerte di Francesco, prende a dire.
STREGA:…povero il mio amore, d’ovè mai il tuo orgoglio e il giovanil vigore ? Dormi e riposa, dimentico di ogni cosa…dormi e riposa, la fredda terra avrai per sposa…dormi e riposa, ora tra i morti è la tua casa…
Un’alba timida e chiara fa capolino sul paese di Marola.
L a Pia, Mena ed Elisa si avviano a piccoli passi lungo la spiaggia che costeggia il molo di pietra e il porticciolo. Poco dopo si fermano pensierose.
MENA (sospirando):…che vi dicevo? È inutile aspettare chi non potrà più tornare…!
ELISA(speranzosa):…aspettiamoli ancora finchè dura l’Aurora…
Intanto si odono lontane le campane della Chiesa di san Vito.
PIA (scuotendosi):…udite, mie care, ci dobbiamo affrettare…la campana chiama alla Funzione, muoviamoci in fretta e senza esitazione…!
ELISA (scusandosi):…intanto andate, io verrò dopo…ma voi non mi aspettate…
Pia non risponde nulla, ma con un sospiro che sembra un lamento la abbraccia forte e con tenerezza. Poi le due comari si avviano in silenzio verso la salita che porta al paese, mentre Elisa rimane sola a scrutare la linea dell’orizzonte che congiunge il cielo con il mare.
Dopo un certo tempo di ansiosa attesa le sembra di avvertire, come portata dal vento, l’eco di una voce lontana che la chiama per nome…Elisa…Elisa Torriani…Elisa…Elisa…
Così, quasi guidata da quel misterioso richiamo, Elisa giunge, percorrendo l’impervia scogliera che si affaccia sul mare, ad una nascosta insenatura sabbiosa, dove, con grande sorpresa, la strega Lora la attende e la chiama a se……Elisa…Elisa Torriani…Elisa…Elisa…
Elisa fissandola dritta negli occhi in segno di sfida
ELISA:…Elisa non son più, perfida Stria, ora il mio nome è Poesia…!
STREGA:…e Io sono la Morte, che implacabile degli Inferi spalanca le porte…!
Le due donne rimangono immobili l’una di fronte all’altra, quasi a misurarsi. Poi Elisa per prima si rivolge alla strega.
ELISA:…scusa tanto se ardisco parlare, certo non pretendo che tu mi stia ad ascoltare…mi chiaman Poesia e lungo la via al Pellegrin Mortale reco conforto e tanta compagnia…Tu bella e terribile, Tu non puoi capire..così anche io davanti a te mi piego, ma di questo ora per pietà ti priego: permetti che le mie labbra una volta sola possan sfiorare quel caro volto che mai smisi di amare…a lui cui fui promessa sposa al Sacro Altare…che questo dolce bacio, l’amore nostro possa eternare…ti prego, orsù, lasciami fare...e allora scoprirai che cosa mai sia, il poter sublime della Poesia…
STREGA (con indifferenza):…Ebbene sia…se questo ti può consolare…ma poi per sempre me lo dovrai lasciare…non lo dimenticare…!
E con il gesto della mano, la Lora, indica il corpo di Francesco, che giace esanime e abbandonato sulla riva del mare. Così sotto lo sguardo glaciale della strega, Elisa si avvicina e si china a baciare il volto cereo dell’amato. Poi lo ricompone con cura e lo accarezza per l’ultima volta. Infine Elisa rivolge una parola alla strega e subito dopo si allontana verso casa.
ELISA:…Vedi che dicevo ?...certo non mento, ora il mio poter ti ha vinto…!
La strega Lora, commossa, sta piangendo.





la strega del mare testo di Gioneri
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