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Quel giorno a Napoli pioveva, topomonocolo al riparo in una latta vuota di pomodori Sammarzano osservava annoiato lo sventolio di ciò che rimaneva dei nastri bianco azzurri legati ai balconi dei palazzi, mentre una frase si ripeteva ossessiva nella sua piccola testa: “con mollica o senza?”. Doveva reagire, non poteva lasciarsi andare così, tirò fuori dalla tasca il suo cornetto rosso, lo strofinò bene sulla gobba, fece una puzzetta, poi un’altra, poi un’altra ancora, e la sorpresa fu grande: in candide vesti e con una pizza gourmet come aureola, gli apparve niente po’ po’ di meno che Gino Sorbillo in persona! Con il braccio teso in avanti il dito indice del santo puntava una direzione ma il ratto insisteva a osservare unicamente il dito finchè, dopo una carocchia ben assestata su quella zucca vuota, vide ciò che prima gli sfuggiva: in fondo al vicolo, abbagliati dalle luminarie impazzite del nuovo volto notturno dei quartieri spagnoli, due topi e due zoccole avevano trovato riparo dalla pioggia sotto il cartone abbandonato di una batteria di fuochi ormai esplosa, e tra uno shot e l’altro ancheggiavano e si strattonavano ballando Vaco pazzo pe tte di Tony Colombo. Il messaggio del santo appariva finalmente chiaro: topomonocolo doveva redimere quelle anime perse e iniziarle alla sacra arte della poesia! “Fermiiiiii!”, urlò deciso il ratto, “Basta con questo scempio!”, poi cercò una frase d’effetto e acconciandosi la benda sull’occhio mancante, camuffando l'incertezza con un colpo di tosse, azzardò un: “Fatti non fumo per viver come Bruto!”. Ebbene neanche l’appello inquietante dell’Italert era riuscito a ottenere un effetto così dirompente: piombò il silenzio, smise di piovere, i due topi e le due zoccole si strinsero tra loro dallo spavento pur rimanendo letteralmente ipnotizzati da topomonocolo che, indossata la maglietta azzurra numero dieci e con una monumentale parrucca riccia piantata in testa, pronunciava tronfio un carismatico: “E Maradona vuole…e Maradona vuole…e Maradona vuole vuole vuole vuole!!!”. I toni si placarono immediatamente, gli esemplari si riconobbero e l’abbraccio fu solidale e spontaneo, i tre topi e le due zoccole brindarono rovesciando sui basoli della strada una mezza bottiglia di Solopaca bianco e caldo abbandonata fuori la trattoria Annarè, e in preda a quell’euforia alcolica, in un’orgia isterica e al grido di “Mi fate skifo tutti!!!” decisero di fondare una setta di seguaci della vera poesia, stabilendo che avrebbero potuto infamare e offendere chiunque si fosse dimostrato migliore di loro e garantendosi fiducia e aiuto reciproco, ovvero: i tre topi avrebbero sostenuto le due zoccole durante l’aborto dei loro malformi testi edulcorandoli con festose e appariscenti tarantelle nell’estremo tentativo di dargli almeno un senso, e le due zoccole avrebbero assecondato ogni imbecillità pronunciata, scritta o asserita dai tre topi; chiaramente la porta della setta non sarebbe stata aperta a tutti, ma unicamente a coloro disposti a sottomettersi dopo essere stati ripetutamente denigrati e umiliati, e a onor del vero spione e viscidi non mancarono. E fu così che in galleria Umberto, dinanzi all’altare della sfogliatella di Mary, la setta giurò di non rivelare mai a nessuno le misere dimensioni della loro insulsa e volgare creatura che in buona sostanza, come unici adepti, non avrebbe avuto altri che tre topi veramente, ma veramente idioti, e due zoccole veramente, ma veramente, ma veramente sguaiate!
E chest'è! :-)