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Che poi siamo arrivati in anticipo.
Le temperature si erano fatte clementi, come nei giorni di fine estate, anche se non si capisce più dov’è l’estate.
Ci siamo seduti e abbiamo cominciato a parlare, in ordine di pensieri sparsi ed eterogenei. Ognuno rispondendo alle proprie sollecitudini.
Poche pause, tra una enunciazione e l’altra, ma sempre quella bella accoglienza che solo questa amicizia può darmi.
Aiutati da un calice di vino bianco, corroborato da stuzzichini salati, ci siamo coccolati in chiacchiere.
Difficile, a tratti, inserirsi nel cerchio, proprio per una connaturata discontinuità.
Differenti amenità che, come ancora succede negli anni, mi arricchiscono.
Chi ha figli, chi non li ha, chi ha una libera professione, chi è un esecutore amministrativo, chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese e riconosce questa gravità, chi si definisce nel protagonismo, chi invece vuole essere gregario, chi semplicemente desidera essere lasciato in pace.
Ancora siamo rimasti identici e perciò differenti tra noi, come era in principio, da adolescenti.
Provo ad immaginare se, invecchiando, con le rughe e qualche acciacco, una minore agilità ed il corpo che incurva e le energie che se ne vanno, questa della differenza continuerà ad essere il collante delle nostre relazioni, il segreto del mio benessere.
E allora, sì, proprio nel tentativo di profetizzare questa immagine, mi attraversa una tristezza, semplice, come mio padre si divertiva a ricordare.
Un poco stralunato e imbronciato, mi sorprendeva ad assopirmi e sospendermi per un poco e, interrogatomi, gli rispondevo così: che stavo bene, solo di tanto in tanto mi attraversava una tristezza.
Che era un sentimento leggero e passeggero, una considerazione realistica.
Ora, seduto a questo tavolino accanto alla chiesa, con le persone del quartiere che entrano ed escono dal bar, che si raggomitolano nel racconto delle loro esistenze, spero che tutto possa restare intatto congelandosi.
Così com’è.
E solo all’idea che oltre al tempo qualcosa possa subentrare a modificarci, mi assale una tristezza, semplice.