Willy Biricchino e il dilemma del cinese

scritto da wivel
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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e voi cosa avreste fatto?
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Testo: Willy Biricchino e il dilemma del cinese
di wivel

Willy biricchino ha vissuto tante avventure e in giro per i suoi viaggi ha raccolto tante storie ma questa è proprio strana: la storia del dilemma del cinese.
Tanto tempo fa viveva a Roma un omino tanto buono quanto solo, che non avrebbe mai fatto male ad una mosca da metterci la mano sul fuoco, come aveva fatto Muzio Scevola quella volta.
Come un omino così buono potesse essere così solo è proprio un mistero.Gli amici li aveva persi tutti durante la sua lunga vita: chi per uno stupido litigio, chi per incuria, chi per lontananza, qualcuno era morto, qualcun altro malato… chissà.
In verità di tutti gli amici gliene era rimasto solo uno, un tale che il nostro omino aveva conosciuto anni addietro in un viaggio.
Certo quest’ultimo, sebbene fosse l’unico,era davvero un buon amico; ogni anno, per ferragosto, mandava una cartolina dai posti dove si trovava in vacanza con un’unica frase, sempre la stessa: “dal tuo amico C.” L’omino se ne stupiva sempre perché erano anni che non lo vedeva e lui di cartoline non ne mandava da tanto tempo ma in fondo quell’unica cartolina ricevuta ogni anno lo faceva sentire meno solo.
Ma…. c’è un ma: passavano gli anni e l’omino si sentiva sempre più vecchio e solo e aveva paura della morte come non ne aveva mai avuta prima. Non si era mai sposato, non aveva figli e i parenti li aveva persi di vista per una vecchia storia di eredità e ogni giorno si chiedeva se il suo destino fosse quello di morire solo come un cane abbandonato dal padrone.
Eppure vedeva intorno a lui gente, molto ma molto meno buona di lui, circondata da tanti amici e grassa e felice con mogli e figli a non finire, certo a loro la morte non faceva paura come a lui.
Con questi pensieri in testa rimuginò per giorni e alla fine gli venne un’idea: doveva fare tanti soldi, una montagna di soldi e farli tutti insieme e in fretta perché era già vecchio e non c’era tempo da perdere.
Con tutti quei soldi, pensava, avrebbe avuto anche lui tante mogli e figli e una schiera di nipoti adoranti e la morte, con tutta quella gente, non si sarebbe più presentata.
L’impresa non era facile: da giovane aveva venduto fiori ed era stato un uomo onesto e se ne pentiva assai adesso perché di sicuro soldi e onestà sono come cane e gatto:se c’è l’uno scappa l’altro.
Pensa che ti ripensa gli venne in mente che nella sua città c’era un uomo e in giro si diceva che chi andava da lui e risolveva un certo enigma riceveva tanti soldi e diventava ricchissimo e che tutti, o quasi, i ricchi della città erano passati da lui.
L’omino aveva sentito dire tante storie dell’uomo e dell’enigma: gente che era andata per risolverlo e ne era tornato a mani vuote, chi triste o chi felice e di chi l’aveva risolto circolavano strane voci come se con la soluzione dell’enigma arrivassero si i soldi ma anche succedesse qualcosa, come una maledizione.
Di quell’uomo non ne parlava più nessuno da tanto tempo e se la gente andava da lui sicuramente lo faceva in segreto, senza dirlo a nessuno e le voci circolavano, si, ma come pettegolezzi d’aria.
“Non ci può essere maledizione o iattura peggio della morte” pensò l’omino e senza più dare ascolto a nessuna voce, nemmeno a quella della sua coscienza, in lungo e in largo si mise alla ricerca dell’uomo dell’enigma. In verità, dopo tanto che cercava, fu l’uomo dell’enigma a trovarlo, un giorno di piena estate.
L’omino fu sorpreso: s’aspettava una specie di diavolo con forcone o tutt’al più un uomo alto, possente, con un vocione altisonante, bei vestiti e un pancione enorme perché doveva essere assai ricco chi regalava un mucchio di quattrini a chi risolveva un enigma.
E invece si ritrovò davanti un omino come lui, un po’ pelato che sembrava al massimo un dottorino tanto normale e tanto onesto.
Senza dire nulla lo portò in una stanza vuota, con le pareti bianche e solo un calendario con segnato un unico giorno e nel centro della stanza, un tavolo bianco con sopra un bottoncino rosso e non c’erano né sedie né panche ma solo il tavolo, il calendario e quell’unico, piccolo bottone rosso.
“A ben vedere è tutto molto semplice”, disse l’uomo, “si deve risolvere l’enigma del cinese: attaccato a quel bottone partono dei fili che lo collegano ad un cinese in Cina, non si sa chi sia,né se sia ricco o povero, sposato o celibe, giovane o vecchio.
Chi risolve l’enigma decide di schiacciare o meno il bottone, se non lo fa il cinese vive e si torna a casa come si è entrati , se lo si fa il cinese muore e si ritorna a casa ricchi, ricchissimi” disse l’uomo e nel pronunciare l’ultima parola fissò l’omino negli occhi come se ne stesse scandagliando l’anima.
“Ma che sorta di enigma è?” gridò l’omino agitato “un enigma è un’altra cosa… c’è una domanda e ci vuole la risposta ma qui non è così!” e iniziò a fare mille domande: se era possibile si trattasse di uno scherzo e quindi la domanda da risolvere fosse proprio quella o se si potesse sapere prima di quanti soldi si trattassero perché, certo, dovevano essere proprio tanti o sapere almeno se si trattasse di un cinese buono o cattivo, onesto o magari, chissà, già condannato a morte per omicidio nel suo paese o se pensandoci troppo si sarebbero persi dei soldi o se significasse qualcosa che i fili fossero attaccati proprio ad un cinese, con tutti i cinesi che ci sono al mondo!
Ma non ci furono risposte a quelle domande e l’omino fu lasciato solo nella stanza del bottone rosso e la porta richiusa alle sue spalle.
Furono minuti terribili, l’omino cercava di pensare ma non c’erano panche, non c’erano sedie sulle quali sedersi a riflettere solo quel tavolo e quel calendario che fissava un unico giorno : il 15 d’Agosto, il giorno in cui avrebbe deciso se essere ricco o rimanere povero, in balia della morte.
Fu un attimo schiacciare quel bottone e poi fu ricco, ricchissimo più di quanto avesse mai potuto immaginare circondato da mogli e figli e da uno stuolo di nipoti adoranti e di amici come se piovesse.
Ma venne il giorno, ed era un bel giorno di sole, che venne la morte a bussare alla sua porta e lo trovò solo nella sua stanza e gli disse che era giunto il momento di seguirlo. L’omino, ricchissimo e terrorizzato, pregò e spergiurò e promise alla morte tutti i suoi averi e le mogli e i figli e schiere di nipoti e amici adoranti.
Tanto face e tanto pregò che anche la morte si impietosì ma all’omino in cambio della vita non chiese denaro o mogli ma, assurdo non tovate?, una cartolina con il timbro di quell’anno, che venisse da un amico, da un posto di vacanza.
L’omino capì, non disse una parola e seguì la morte: era dal giorno che era diventato ricco che non riceveva più cartoline da Huan Chang.


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