L'inverno che si perde, il cielo si apre ed il sole appare come appena sveglio.
Non ci son più nubi degne di tal nome, il vecchio grigiore ha lasciato il posto
a distese di azzurro.
Come un mare in un' eterna quiete fermo ed impassibile, laggiù, se ne rimane il cielo.
Un mare chiaro e privo di profondità.
Poco dopo la riva, gabbiani come pesci che si avvicinano agli ombrelli, ombrelli per il sole
o per piogge di poca importanza.
Teste alte verso la stella più vicina, si ramifican gli arbusti e si alzano contenti pronti a germogliare,
come se non l'avessero mai fatto.
C'è più caos per la città, per i monti spuntano persone come, d'autunno, i funghi nel bosco,
ammassati qua e là. I solitari nei posti più reconditi.
C'è un mondo aperto e predisposto all'emozione, c'è l'aria che profuma di bagnato che si sta
per asciugare, c'è quel fil di vento che trasporta il colorato.
Cambia il cielo, cambia l' umore, è una fase obbligatoria e lo accetto a malincuore.
Cadeva di notte la luna della vecchia stagione, veniva rapita dalle ormai disperse
nubi scure.
Predisposto il cielo al mutamento, ora questo manto nero spoglio mostra le sue stelle.
L'aria fredda si fa tiepida, camminan le persone per la città movimentata, dove persino a notte fonda
le strade son più calde ed affollate.
Cosa c'è che non convince in questi mesi d'apertura al sole ed al germoglio?
Amando l'inverno di sé si ama la paura, nella primavera l'abbandono è complicato.
Costretto a lasciare la mia angoscia ancorata ad una di quelle nubi fuggenti,
aprirmi a quelle risa incentivate dalla luce che mi acceca e che mi ispira il pianto.
Potrebbe parer stupido ed inadeguato ma nel mio cuore le ragioni le comprendo,
e nonostante tutto accetterò questa pressione, dopo solo qualche sguardo.
Cara primavera devo predisporre solamente un attimo il mio corpo al tuo calore,
potrò poi accettarti ed amarti come ho sempre fatto.
Ogni stagione mi influenza, e quando passa e se ne va, abbandono quella parte
di me stesso che di lei mi resta.
Primavera testo di Nick Mai