Driiiin! Driiiin! Driiiin!
Lo squillo imperterrito e fastidioso del cellulare interrompe il mio sonno profondo. Ci metto un po' a realizzare dove sono e, soprattutto, cosa ho fatto la sera prima.
Io, Nina e Silvia siamo crollate sul letto che era quasi giorno.
“Shhh!!” mugugna Silvia coprendosi la testa con il cuscino.
Mi alzo malvolentieri e, barcollante, raggiungo il cellulare.
“Pronto?” rispondo con voce impastata di sonno.
“Isa!” istintivamente mi porto le mani alle tempie. La voce agitata di Riccardo mi penetra fastidiosamente nelle orecchie “perchè non mi hai chiamato ieri sera quando sei tornata? Sono stato in pensiero tutta la notte!”
“Non ti volevo svegliare...” biascico poco convinta “sono andata a letto due ore fa, posso richiamarti a ora di pranzo?”
“Eh no, a pranzo mi vedo con tua madre per gli ultimi dettagli del matrimonio” dice secco “ti sembra normale che devo pensare io a queste cose?”
Nina si è alzata e mi fissa con aria contrariata.
“Riccardo?” mima con il labiale. Faccio sì con la testa e lei alza gli occhi al cielo, spazientita.
Nel frattempo lui si è lanciato in una lavata di capo supersonica come se fossi un'adolescente ribelle e irresponsabile.
“Sì hai ragione” dico infine, sperando che questa telefonata finisca presto “scusami, prometto che non lo farò più”
“Lo voglio sperare; fra un anno avremo un bambino e non potrai comportarti così”
sento un nodo stringermi la gola.
Non ce la faccio a vedermi con un figlio.
Devo ancora fare troppe cose prima di diventare madre.
Non ci pensare, Isa...non ci pensare.
“Dobbiamo ringraziare Riccardo per questo buongiorno?” Silvia raggiunge il soggiorno ciabattando.
Nina la zittisce con un'occhiataccia e propone:”ormai che siamo sveglie; colazione al chiringuito e dormiamo in spiaggia? Così magari prendiamo anche un po' di sole...a Isa l'abbronzatura da secchiona non sta bene”
Non è cambiato niente; stessi imbrelloni, stesse sedie, stessi tavolini, stesso mare...respiro lo iodio con soddisfazione. Quest'aria mi fa bene; il sole, la sabbia, la salsedine...per non parlare dei colori dell'acqua, della sua limpidezza, delle sue mille sfumature di blu.
Adoro il Salento.
Nina si siede per occupare un tavolino mentre Silvia va in bagno, quindi tocca a me ordinare la colazione.
Appoggio un gomito sul bancone e lo sguardo mi cade sull'anello di fidanzamento.
Mi sento in colpa per non aver chiamato Riccardo, lui si stava solo preoccupando per me. Va bene, è un po' troppo protettivo, ma lo fa perchè ci tiene e...
“Latte macchiato, tanta schiuma, caffè a parte e una spruzzata di cacao” quella voce mi fa sussultare. Non so se per il fatto che ha interrotto i miei pensieri o per l'approfondita conoscenza dei miei gusti o per la terribile consapevolezza di sapere a chi quella voce appartiene.
Anche lui è sempre lo stesso; con i suoi occhi scuri e vellutati, quel sorriso così aperto e la piccola M che porta al collo.
“Allora? Mi ricordo bene? O forse sei diventata una di quelle donne in carriera frenetiche da un caffè al volo e via?”
non posso fare a meno di ridere. Tutti i sabati Riccardo mi porta a fare colazione fuori; ci prendiamo solo un caffè a testa durante il quale non scambiamo mezza parola perchè lui è troppo impegnato a controllare le email sul suo tablet e io a messaggiare su whatsapp con le mie amiche.
“Il latte macchiato va benissimo” riesco finalmente a dire.
“Che mi racconti, Isa? Hai fatto tutto? Laurea, lavoro...e adesso anche il matrimonio?” inizia ad armeggiare con la macchinetta del caffè mentre io mi incanto a guardare le sue spalle larghe alle quali mi aggrappavo quando gli affidavo me stessa.
“Sì...mi sono laureata qualche giorno fa...in economia...e adesso...” balbetto confusa.
“Tranquilla” sorride appoggiandomi una mano sulla spalla con un gesto fraterno.
Quella mano me la teneva davanti alla bocca quando facevamo l'amore in spiaggia durante il giorno per soffocare i miei gemiti.
“Tu?” chiedo interrompendo la fila di stupidaggini che stanno uscendo dalla mia bocca.
“Io sono sempre stato qui” mi sorride con un velo di malinconia “libero, legato solo alla mia terra...e ogni anno speravo che tornasse qui in vacanza quella ragazza così allegra e spontanea che mi ha permesso di regalarle la prima volta” mi sfiora una guancia e un lungo brivido mi percorre lungo la schiena al pensiero dei nostri corpi uniti “quando sei andata via ho realizzato che non ti ho mai portata fuori in mare...così mi sono detto che l'avrei fatto l'anno dopo, e poi l'anno dopo ancora...” fa una pausa. Ho lo stomaco in subbuglio, è come se tutto, tranne noi due si fosse fermato. Non sento nessun suono a parte la sua voce, non vedo niente a parte il suo viso.
“Sono cinque anni che aspetto”
“Michelangelo, io fra dieci giorni mi sposo...”
“Ci vediamo domani pomeriggio”
“Michelangelo...”
“Alle quattro”
...continua...
Cambi di rotta (terza parte) testo di Benny B