BARTOLOMEO

scritto da AZ329
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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Autore del testo AZ329

Testo: BARTOLOMEO
di AZ329

Bartolomeo non ne era capace.
Qualunque fosse l’angolo che percorreva la storia era sempre la stessa, non era capace e sapeva che non ci sarebbe mai riuscito.
Non ne faceva sicuramente una questione di principio o di ideologie politiche, quello che contava per lui sicuramente non era quello che contava per gli altri.
Che percorresse la via della sua esistenza verso l’angolo più remoto delle sue strane sensazioni o che ritornasse ad un pensiero conscio sulla inettitudine dei suoi simili la considerazione era sempre la stessa.
Le guerre e le dittature sommate agli interessi primari del genere umano non si confacevano sicuramente al suo modo di vivere.
Vagare per le eterne questioni sul bene e sul male non dava risultati di significativa importanza.
Imbattersi, per purissimo caso, in qualcuno che gli potesse spiegare quali erano le attuali situazioni economiche o politiche che costringevano coloro che operavano ad agire come stavano agendo, non aveva senso.
Bartolomeo lo sapeva che quella situazione non poteva perdurare a lungo e si sentiva in obbligo di fare qualcosa ma, purtroppo non sapeva assolutamente cosa fare.
L’assurdo forse poteva essere una soluzione, intentando una ipotesi di discussione filosofica con la parte restante delle sue innate reazioni, certo che le questioni in sospeso avrebbero prima o poi trovato uno sbocco nel libero pensiero autoritario.
Sempre ammesso che ci fosse ancora nel relativismo politico che caratterizzava il suo tempo, un qualcosa che doveva essere casualmente scoperto, perché ogni scoperta per Bartolomeo era solo ed esclusivamente casuale.
La sua posizione era difficilmente difendibile e tutti quelli che gli davano contro lo sapevano perfettamente.
Lui stesso, più volte si era erto a difesa della contraddizione intrinseca nella sue convinzioni nonché nelle teorie da lui professate, ma non vi erano soluzioni.
Dare continuità ad un pensiero filosofico inutile poteva essere una strada per togliere lui ed i suoi oppositori dall’impasse che si era creato, ma anche in quel caso l’ovvio dell’inutile era già stato dissolto in mille più mille bolle di sapone e non aveva prodotto altro che caos.
Bisognava trovare una soluzione al problema, una soluzione che mettesse d’accordo tutte le fazioni, facendo in modo che il desiderio di ritorno ad una vita più agreste e meno artificiale prendesse il sopravvento rispetto alle attuali primarie considerazione cui tutti tendevano, anche se la comodità di nascondersi dietro a quell’inutile paravento sconsigliava di prendere soluzioni più radicali.
Bartolomeo lo sapeva ed era prostrato di fronte all’arduo compito che lo attendeva.
Tra le altre cose non sapeva perché era toccato proprio a lui sobbarcarsi quella difficile scelta tra l’essere ed il non essere, come se fosse lui il figlio illegittimo di quella sconsolata Danimarca che accarezzava teschi e diceva solenni minchiate.
Nonostante i presupposti fossero assolutamente ardui, il ragazzo aveva spalle robuste e convinzioni radicate, figlie di una innata consapevolezza del periodo storico che lo stava costringendo dentro vesti troppo strette per quel che concerneva la sua stramba personalità.
Decise che l’unica soluzione al problema era partire, o meglio dipartire e dimenarsi nella forma e nella sostanza, figliando pensieri coerenti e mettendo il nocciolo della questione al centro di ogni refuso filosofico che si fosse presentato, annientando senza pietà la questione morale, tanto cara ai venditori di immagine presenti o assenti nel tempo che passa o in quello che torna.
La situazione richiedeva polso fermo e braccia forti, non era certo tempo per fanciullesche quisquilie e non si poteva neppure indorare la pillola, bisognava agire ed essere teoricamente spietati.
Il pensiero filosofico, in quei tempi talmente passati da essere futuri, esulava completamente dalla distinzione tra il benissimo ed il malissimo, portava l’ipocrita in condizione di potere e gente come i poeti piuttosto che come i cantanti ad esprimere disprezzo per quel che maggiormente contava.
Bartolomeo sapeva benissimo cosa non contava affatto, relativamente a quello lunghissime discussioni di piazza che non portavano ad altro se non a filosofeggiare sul tempo che passa.
Era fondamentale, intrapreso il viaggio, riportare le coscienze ad essere quanto di più inutile fosse possibile, per poter cancellare le memorie passate e riproporre una idea più sana di futuro, mettendo al centro dei pensieri di tutti il ritorno alla madre terra,allontanando per sempre lo spauracchio di un ritorno alle politiche sociali.
La democrazia stava facendo passi da gigante nella direzione sbagliata ed il liberismo andava a braccetto con il degrado culturale, si stavano creando pericolose sacche di consapevolezza che avrebbero molto presto compromesso l’essenza del fatalismo.
Il fatalismo burocratico era di fondamentale importanza per il mantenimento dell’ordine delle cose e queste cose andavano ordinate e preordinate molto prima di poter permettere ad un Paperone qualsiasi di comperarsi quattro o cinque mass-media, instillando idee di sovversione o ancora peggio di eversione, senza contare che dopo la prima fase si sarebbe potuto arrivare persino alla autocommiserazione.
Tutto questo era gravissimo ed andava fermato.
Quelli che gestivano il potere non potevano, era ovvio che non potevano, essi dovevano mantenere la distanza tra arrivismo e tracotanza per non inquinare le prove e permettere a chi di dovere di porre sempre e comunque il bavaglio giusto nell’ambito di una più grande ottica di assoluto e totale consenso sociale, inteso come intesa della larghe intese, potendo continuare a prendere serenamente tutti per il culo.
Come si poteva fare per fingere di essere mentre si sapeva benissimo di stare ?
Già questa domanda assillava la mente di Bartolomeo il quale non essendo figlio di qualcuno che poteva dire la cosa giusta al momento giusto doveva arrangiarsi anche in quel frangente.
Stava cercando di capire quale potesse essere la strada più breve per raggiungere il suo scopo quando venne fulminato dal pensiero remoto dell’impossibilità di dire qualcosa con senso in un contesto che di senso non ne poteva avere.
I gestori non stavano ovviamente gestendo, mentre di contro i creativi se ne sbattevano allegramente e continuavano a produrre spot che andavano alla grande pur essendo fini a se stessi.
Ecco il nocciolo, la commedia, la finzione e le ricorrenze.
La commedia portava in modo innegabile ad una essenza Goldoniana del personaggio centrale che stava dove non poteva stare e riusciva ad essere sempre al posto sbagliato nel momento migliore, tanto da sembrare quello giusto.
La finzione era sicuramente riconducibile alle balle che l’uomo che viveva sui picchi sparava ogni mattina, parlando dal suo posto di osservazione privilegiato, vagheggiando di percentuali assurde ed improbabili su ogni sorta di compromesso commerciale e politico.
Le ricorrenze dicevano molto ma erano quasi sempre sputtanate dal risultato ottenuto nel loro riconoscimento, come stavano a dimostrare le varie campagne di Russia finite tutte allo stesso modo.
Bartolomeo disse “Ma non impariamo mai nulla dal passato ?”.
BARTOLOMEO testo di AZ329
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