Il Tema

scritto da Stef5090
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 8 anni fa • Revisionato 8 anni fa
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Autore del testo Stef5090

Testo: Il Tema
di Stef5090

IL TEMA
Alfred aveva paura. Non era la prima volta che gli succedeva, quindi ci aveva fatto l'abitudine e ogni volta cercava di volare via con la sua sua pirotecnica immaginazione. I suoi occhi iniziarono a brillare lucidi e fissi nel vuoto, mentre sul palmo della sua mano destra, poggiò inevitabilmente la sua testa appesantita e offuscata di pensieri che cominciava a vagare per il mondo.

Come spesso gli accadeva in queste circostanze, ripensò ai giorni della sua prima infanzia e ai festeggiamenti del suo quinto compleanno. Ricordò e vide quella gigantesca torta a due piani preparata a sorpresa dalla madre pasticcera, con ripieno di crema, panna e cioccolato che bastava a fargli allargare le labbra involontariamente, tanto da poter esser guardato con circospezione.

Quel giorno erano presenti proprio tutti, a partire da Jean Pierre lo scanza-fatiche, Monica la bella addormentata e Christopher l'eterno bambino. Tutti avevano contribuito a donargli la sua prima bicicletta dai colori prevalentemente giallo-neri, con un telaio indistruttibile secondo lui, più dei caccia-aerei americani, con una sella talmente comoda, spaziosa e morbida da poter ospitare solo il sottoscritto, tanto ne andava orgoglioso; infine classico cambio marce "Shimano" che pensava di esser il solo a saper utilizzare...

Stava per addentrarsi nella parte più intensa ed emozionante del sogno, ovvero il momento in cui salì per provarla che fu improvvisamente stordito da un urlo di proporzioni "giunglesche":

- Alfreddddd!!! Alfreddddd!!! C'è il tema da sviluppare!! - gli rimembrò con voce tonante il Professor Funghi.

- Ah, già il tema - pensò fra sé e sé Alfred.

Si sforzò di fare delle riflessioni sulla traccia che dopo un'ora circa era riuscito a leggere:

TEMA

"Racconta come hai trascorso le tue vacanze estive. Descrivi le emozioni provate e come è stato ritornare a scuola, vedere i tuoi compagni e ritrovare gli insegnanti."

Terrore. Brividi alla schiena. Alla venerabile età di tredici anni e all'ultimo anno delle sue interminabili "Scuole Medie", non aveva la benché pallida idea di come svolgere un tema. Aveva nella sua mente qualcosa di strano relativo all'introduzione, parte centrale e conclusione, con il dramma e allo stesso tempo divieto di non dover concludere con le esilaranti speranze personali.

- E allora che dico? - si ripeteva. - Mi chiede di parlare delle mie vacanze e dei professori. Ma a loro che gli frega? Se mi sono divertito sono affari miei che non voglio raccontargli, tantomeno le mie emozioni, i miei sentimenti per Giulia, la ragazza che inseguivo da un quinquennio-: biondina, con capelli ricciolini e tortuosi che scendevano splendidamente come una cascata tra le montagne. Quante volte si era perso nei suoi occhi imbevuti di femminilità e dolcezza, per poi svoltare nelle curve candidamente mosse da togliere il fiato, soprattutto nel momento in cui si univano a quel timbro vocale armonioso e rassicurante.

Riprese ancora in un tumulto interiore sempre più forte:

- E i miei compagni? Ho fatto il diavolo a quattro per non vederli durante l'intera stagione estiva e poi mi chiedono di parlare di loro. Dei professori poi figuriamoci... Di chi dovrei parlare? Di quello scanzonato e rompi-sogni del Professor Funghi che con la sua teoria sulla scrittura dei testi, mi gettava nella confusione più totale ripetendomi:

- Testone di un Alfred che tema è questo?? E' sgrammaticato, (fin qui riusciva a seguirlo) privo di sintassi, (che cos'è?) morfologicamente disastroso, (sta dialogando con un australopiteco?) etimologicamente da vomito (magari ne spiegasse il motivo) e nella sua cronologia sconclusionato e scarno di particolari.

Al sol pensiero, sfruttando la sagoma dell'imponente Jean Pierre, decise di appisolarsi nuovamente allargando i suoi gomiti e usando le sue mani come morbido cuscino. Posò il suo capo, con gli occhi rivolti sul tavolino verdastro e ricominciò un altro viaggio.

In effetti la stagione estiva era passata da poco e il ricordo delle vacanze era nitido nella sua mente: sveglia posizionata sull'armadietto dei souvenir dell'infanzia, non prima delle dieci e mezzo, colazione a suon di biscotti al cacao, mega-tazzone di latte parzialmente scremato e cornetto alla marmellata, quasi fosse il minimo indispensabile per affrontare una delle tante calde e oziose giornate estive.

Il passo successivo era quello di indossare la sua t-shirt rigorosamente arancione, di cotone purissimo con allegata l'immagine di Bart Simpson e sul retro l'immancabile scritta "IO NON AMO L'ITALIANO..."; per finire pantaloncino giallo-blu, sandali bianco-azzurri di ultimissima generazione, occhiali da sole grossi come due fanali, asciugamano dell'Inter sua squadra del cuore e via in direzione mare.

La sua abitazione non era così distante e uscito dalla porta impiegava appena cinque minuti a piedi, durante i quali gustava fragorosamente i muretti di sempre bassi e antichi, sui quali s'innalzavano a soprammobile le bottiglie di Heineken o Beck’s dei tanti turisti incivili della sera precedente, interrotti dall'intervento degli operatori ecologici con la loro classica tenuta arancione. Questo film mattutino, non certo degno di lode, veniva riempito piacevolmente dall'incontro con l'amico Sam, venditore ambulante di origine senegalese, col quale aveva stretto una profonda amicizia.

E così a pochi metri dalla zona di spiaggia chiamata "La Triglia", vide come al solito, quel ragazzo alto più che mai, capelli neri, corti e brizzolati, maglietta bianca con lo sfondo di un professore seduto alla cattedra, con la bacchetta in legno alla sua destra, pantaloncino verde, giallo e rosso a simboleggiare i colori del Senegal e collocate su entrambe le braccia i gadget quotidiani da dover vendere: porta-telefono, cinte in pelle, magliette con su scritto "io sono a bordo" con foto buffa di Omer Simpson, anellini in argento soggetti ad abbronzatura prematura e collanine d'oro che non rimanevano tali, superati i dieci giorni. Aveva solo diciassette anni, ma la sua voce e il suo slogan per la vendita non lasciavano indifferenti:

- Eccolo qua! Eccolo qua! È arrivato Sam! Roba scic di boutique! Pagamento Bancomat! Non spingete, non spingete! Piano, piano! Una alla volta per carità... - sempre col sorriso sulle sue carnose labbra.

Alfred andava matto per Sam, soprattutto per il suo modo di porsi simpatico e divertente. S'avvicinò battendo il cinque con le mani dicendo:

- Saammm!!! Come va’ amico mio?? Facciamo il bagno insieme?

- Ehi amigo mio!! Che bello vederti!! Io non avere molto tempo oggi perchè devo lavorare, però per Alfred io fare sacrificio!!

- E allora andiamo Sam! È una giornata fantastica!

- Certo amigo! Io poggiare tutto e venire con te per fare bagno!

Lasciarono tutti gli ornamenti su una panchina in legno poco distante e s'addentrarono in spiaggia: i piedi sembravano rimbalzare dato il calore della sabbia, ma furono sollevati dal tuffo nel mare. L'acqua era caldissima e massaggiava la pelle di Alfred che con gli occhi chiusi rivolti verso l'alto rideva e fantasticava; intanto Sam s'immergeva profondamente per poi risalire. Tutto era stupendo, tranne che un improvviso tuono vocale a stroncare ogni velleità:

- Alfreddddd!!! Mancano dieci minuti e il tempo sta per finire! Non consegnerai in bianco spero! - sbraitò il professor Funghi.

Solo allora comprese di esser caduto nella solita dormiveglia da tema d'italiano e prese la drastica decisione, come un'idea fulminante e allo stesso tempo lungimirante, solo per la sua mente. Cominciò a scrivere con un'ortografia incomprensibile e tutt'altro che raffinata:

Pasata la staggione estiva e arrivato il momento di tornare a scuola per rivedere i miei compagni è i professori. Non o provato grosse emozzioni, quindi sara per l'hanno prossimo!

Alfred questa volta era radioso, sicuro e continuava a ripetersi:

- Ho finito il compito nel migliore dei modi senza essere sgrammaticato ed evitando di enunciare le mie banali speranze personali. Tuttavia ho sempre sentito parlare di temi, ma nessuno mi ha mai insegnato a svilupparli, a capire gli errori, sapere quando andare a capo, incalzare o meno con la descrizione dei personaggi. Nella mia avventura scolastica purtroppo quell'aiuto non è mai arrivato, anzi soltanto urla e grida "velenose" come i "Funghi"!! Peccato che nessuno mi abbia mai chiesto come mi sentissi in quelle occasioni...
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