3. John Ambrogio Blake

scritto da Mrs Blake
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Mrs Blake

Testo: 3. John Ambrogio Blake
di Mrs Blake

06.04. Il signor Blake scese dal taxi, di fretta, quasi con l’intento di lasciar ripartire quelle emozioni che un semplice profumo era riuscito a far rinascere dentro di lui in così poco tempo a bordo del mezzo. Si buttò fuori da quell’auto con estrema velocità, quasi a voler rinchiudere lì il suo passato e a celebrarne la dipartita a bordo del taxi, non appena lui ne fosse sceso. Ma dovette ben presto riaffacciarsi allo sportello per prendere il suo impermeabile, che aveva accuratamente piegato quando era salito, riposto con cura sul sedile del passeggero e che ora, visto il freddo invalidante che regnava in aereoporto, voleva rimettersi nel più breve tempo possibile.
Così dovette piegarsi e riaffacciarsi all’abitacolo, scrutato dallo sguardo inquisitorio del tassista, il quale poco capiva di coloro che sanno dimenticare a bordo ogni sorta di oggetto in ogni sorta di situazione. Gli era accaduto infatti di ritrovare a bordo almeno una dozzina di occhiali da vista, taluni anche con gradazione alta delle lenti, probabilmente di persone affette da malattie vicine alla cecità, per le quali egli riteneva fosse stato difficile (se non impossibile) anche ritrovare la via di casa. Eppure per strada non li aveva più visti. Aveva poi scovato ripiegati tra i posti del sedile del passeggero decine di bigliettini, scontrini, amuleti di ogni sorta e portatori di svariati messaggi ed appunti. “Torna presto”, il più frequente tra quelli emozionali. “Ricordati di me”, di romanticismo profondo, ma di difficile compimento da parte dell’interessato (se dimentica anche il biglietto, come può ricordarsi di te?). Numerosi poi i bigliettini della spesa, gli scontrini, i santini e le immagini sacre (invocazioni al cielo di essere accompagnati in un viaggio -forse- lungo e pericoloso).
Ma molto raramente era accaduto che il cliente dimenticasse a bordo l’impermeabile. All’aeroporto di Londra, dove il cielo è grigio oltre misura e al mattino il venticello gelido che scompiglia i capelli risulta essere un’ottima sveglia per chiunque si aggiri vicino la reception.
John (benché infreddolito ed assonnato) si ritrovò in tal modo solo, in mezzo a tanta gente, ed era di fronte ad un bivio. Poteva riavvicinarsi ai taxi ordinatamente disposti su un lato della strada, salire sul primo ed indicare a chiare lettere il suo indirizzo di casa, dove poteva ritrovare se stesso e tutte le sue ordinate abitudini. Allo stesso tempo poteva lasciarsi andare, allentare un po’ il nodo della cravatta, avvicinarsi alla signorina di ruolo sorridente della hall e, con il biglietto in mano, farsi convalidare il biglietto ed attendere il decollo (mancavano 34 minuti, lo sapeva già).
Optò per questa seconda alternativa e, quasi in preda ad una crisi emozionale, avvicinatosi allo stanco sorriso della hall, proferì queste parole: “Buongiorno. Sono John Ambrogio Blake”. Poi, immediatamente, quasi a voler sincerarsi di non commesso alcun errore anagrafico, guardò il biglietto che teneva stretto in mano. Buongiorno, non c’era scritto. John Ambrogio Blake, invece, compariva a chiare lettere dopo l’aggettivo di classe “Spettabile”. La signorina, che fino ad allora non aveva avuto modo di illuminarlo con la luce dei suoi occhi, troppo impegnata ad indicare a quella scolaresca il giusto comportamento da adottare una volta fossero salii a bordo, pose su di lui il sui sguardo e, dopo un attimo di incertezza, gli sfilò dalle mani il biglietto, quasi a voler identificarlo di persona. Ma non ce n’era bisogno. Quell’uomo illustre ed educato che le stava di fronte, che le aveva consegnato il suo lasciapassare corredato di nome e cognome, e che aveva diritto ad accomodarsi in una poltroncina di prima classe, posta in una fila dove scarse ed inevitabili erano le oscillazioni dell’aereo, non poteva essere che lui, John Ambrogio Blake.
Così si inviarono degli sguardi complici, accompagnati da sorrisi inevitabili ed un po’ imbarazzati, che donarono alle guance della signorina il primaverile colore della pesca. Ci era riuscito anche stavolta, in poco più di 3 o 4 minuti John aveva donato calore e colore ad una grigia e fredda giornata di una perfetta sconosciuta.
Costei, dimenticatasi ben presto della scolaresca, aveva invitato John a seguirla e, con lenti e sinuosi movimenti delle anche, lo aveva condotto a seguirla, così da poterla ammirare nella sua completezza, fino all’imbarco. Poi, dopo un attimo di incertezza, lo aveva salutato riassumendo in poche parole la procedura che questi avrebbe dovuto seguire per salire sull’aereo di prossimo arrivo. John, con l’eleganza che gli era propria da sempre (“Sei un ragazzo elegante, figlio mio”, diceva mamma,”di quelli d’altri tempi per i quali una donna sarebbe disposta ad andare fino sulla luna”), aveva così mimato un bacio sulla mano della signorina, avvicinando a tal punto le labbra alla pelle della mano da indurre in lei un trepidante sorriso.
Era pronto. Stava attendendo l’autobus da equilibristi che c’è in ogni aeroporto, sul quale devi stiparti in piedi accanto agli altri viaggiatori, nella speranza (e con la fiducia) di ritrovare tutto il tuo bagaglio ed i tuoi preziosi al momento dell’arrivo a bordo pista. La sua gioia ed il profumo della rivincita rendevano questa attesa un momento indimenticabile, quasi epico, che sanciva la sua rinascita, l’inizio di una nuova vita. Nella quale volontà, determinazione e letizia lo avrebbero certo guidato, illuminando con una nuova luce il suo cammino.

3. John Ambrogio Blake testo di Mrs Blake
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