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L'aria della notte di Halloween era carica di un freddo tagliente, un vento che sembrava provenire dalle profondità della terra, sibilando tra le ossa nude degli alberi e le tombe dimenticate. La luna, velata da nubi sottili come spettri, illuminava debolmente il sentiero tortuoso che conduceva all'antica villa abbandonata. Alice, avvolta in un mantello scuro, avanzava con passi incerti ma risoluti verso quel luogo che, da anni, alimentava le storie più sinistre.
La villa, arroccata solitaria su una collina coperta di nebbia, si stagliava contro il cielo come un relitto di un'epoca lontana. Le mura di pietra grigia, intrappolate tra rampicanti secchi e muschio scuro, parevano respirare un'angoscia antica. Ogni finestra, annerita dal tempo, scrutava il mondo come orbite vuote, mentre i gargoyle sulla facciata sorvegliavano silenziosi, creature pietrificate di un'era passata dominavano i lati della villa come padroni indiscussi della collina.
Alice sentiva il cuore battere furiosamente nel petto. Non era solo paura quella che provava, ma un'irresistibile curiosità, un richiamo che la spingeva oltre la soglia del terrore. La leggenda del ballo di Halloween nella villa le era giunta come un sussurro, un racconto antico trasmesso di bocca in bocca. Si diceva che, una volta all'anno, le anime dei defunti si radunassero in quel luogo maledetto per una danza eterna, una celebrazione di ciò che è morto, eppure mai veramente scomparso.
Lentamente, Alice si avvicinò al portone di legno marcio, che cigolò con un lamento quando lo spinse. Appena entrata, un'ondata di aria gelida la avvolse, come se la casa stessa la stesse accogliendo tra le sue braccia ossute. Un suono soffuso riempì l'aria, una melodia lontana, ipnotica, che sembrava provenire dalle viscere della villa. Le note di un pianoforte, malinconiche e inesorabili, si mescolavano al fruscio delle sue vesti, conducendola nel grande salone.
Il salone era una vasta caverna di ombre e candele tremolanti. La luce fioca proiettava figure spettrali sulle pareti, rendendo ogni angolo un rifugio per oscuri segreti. Alice vide che la sala era piena di invitati mascherati, figure eleganti che si muovevano come ombre, avvolti in abiti d'epoca, velluti scarlatti e sete scure che ondeggiavano al ritmo di quella musica eterea. Le maschere, elaborate e inquietanti, celavano i loro volti, eppure le bocche sorridevano, con ghigni enigmatici, come se conoscessero un segreto che Alice ancora ignorava.
Poi lo vide. Un uomo, in piedi al centro della sala, come se fosse il fulcro di quell'orribile danza. La sua maschera d'argento scintillava alla luce delle candele, ma ciò che la catturò furono i suoi occhi, due pozzi senza fondo di un blu glaciale. Quegli occhi sembravano trapassarla, sussurrando verità dimenticate, e per un istante Alice sentì come se lo conoscesse da sempre.
L'uomo si avvicinò con passo sicuro, il mantello nero fluttuava come fumo dietro di lui. "Permettimi questo ballo," disse con una voce che le scivolò dentro come un veleno dolce, tendendole la mano. Alice non riuscì a resistere. Le sue dita, fredde come la pietra, si intrecciarono con quelle di lui, e un brivido gelido le percorse la schiena.
La musica divenne più intensa, un canto di lamenti che si avvolgeva intorno a loro, trasformando il salone in una visione onirica. Ogni passo che facevano insieme sembrava trascinarli più in profondità in un vortice di ombre e Alice avvertì una strana debolezza insinuarsi nel suo corpo. Il pavimento di marmo sotto di loro, nero e lucido come un lago d'inchiostro, rifletteva le loro sagome come fossero intrappolati tra due mondi.
L'uomo non distoglieva mai lo sguardo da lei e quegli occhi freddi sembravano scavare nei recessi della sua mente, risvegliando qualcosa di dimenticato. Alice sentiva crescere dentro di sé un senso di familiarità, un richiamo antico. Ogni giro della danza le toglieva respiro, come se la sua vita stessa venisse risucchiata da un abisso senza fondo.
Poi, l'orologio della villa rintoccò l'ora di mezzanotte, e con l'ultimo colpo, l'uomo si chinò su di lei, il respiro freddo come il gelo della tomba. "Ho aspettato troppo a lungo per averti di nuovo," sussurrò, e le sue parole furono come un coltello che si conficcò nel cuore di Alice. Il terrore la avvolse come una morsa. Quell'uomo non era un semplice invitato; era lo spirito di un amore antico e dimenticato, tornato per reclamare ciò che riteneva suo di diritto.
"Chi sei?" sussurrò Alice, la voce spezzata, il cuore che martellava nelle orecchie. L'uomo si tolse lentamente la maschera, rivelando un volto pallido come il marmo, dagli occhi vuoti e penetranti. "Sono colui che hai dimenticato," rispose con un sorriso triste, "E sono tornato per riprendere ciò che è mio."
Alice ricordava ora, le immagini dimenticate del passato le affioravano alla mente come un fiume di sangue che sgorga da una ferita. Quell'uomo, quel volto, erano stati parte della sua vita, un tempo così lontano da sembrare irreale. Un amore spezzato, un legame infranto dalla morte e dal tempo.
"No," sussurrò Alice, con un filo di voce. "Non appartengo a te." Ma l'uomo la tenne stretta, il suo sorriso carico di un'infinita malinconia. "L'anima non dimentica, Alice. E ora è tempo di ricordare."
La musica intorno a loro si alzò, un crescendo di voci e suoni che la travolse, mentre le pareti della villa sembravano chiudersi su di lei, vivide, come se ogni pietra nascondesse un'anima intrappolata, pronta a risvegliarsi. Alice lottava, cercando di liberarsi dalla presa dello spirito, ma era inutile. Ogni sforzo la indeboliva di più, mentre l'oscurità cresceva intorno a loro.
Poi, in un istante, tutto tacque.
Alice si ritrovò sola nella villa, il salone vuoto, l'eco dei rintocchi ancora sospesa nell'aria. Gli invitati, la musica, l'uomo, tutto era scomparso. Ma non la sensazione di essere osservata. Sentiva ancora la sua presenza dietro di sé, un'ombra invisibile che la perseguitava. Quando si voltò, non vide nessuno, eppure sapeva che lui era ancora lì, nascosto tra le ombre, in attesa.
Con il cuore pesante, Alice comprese che non sarebbe mai stata libera. Nella villa, quella notte, si era aperta una porta che non poteva più chiudere. Il passato, che credeva sepolto, era tornato per reclamarla e nulla sarebbe mai stato più lo stesso.
Quando uscì nella notte fredda, il vento le soffiò tra i capelli, come un ultimo bacio d'addio. Il cielo era coperto da nuvole e la luna sembrava scomparsa. Alice camminava sotto il manto oscuro di Halloween, con il peso di un amore antico che l'avrebbe perseguitata per sempre.