Capitalismo e Consumismo Seducente

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L'Allegoria del Capitalismo e del Consumismo Seducente in Goblin Market e Speaking Likenesses di Christina Rossetti
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Testo: Capitalismo e Consumismo Seducente
di CrisCimaroli

In Goblin Market (1862) e Speaking Likenesses (1874), Christina Rossetti ha celato diversi livelli di interpretazione. In particolare, ha scritto un'allegoria del capitalismo, del consumismo e del loro controllo sulle donne. Entrambe le opere, infatti, si basano su alcune delle principali teorie marxiste.

Goblin Market è un poema narrativo multilivello. È la storia di due sorelle, Lizzie e Laura, ma include anche critiche implicite all'emergente cultura consumistica del capitalismo del XIX secolo. Laura è la vittima delle spietate strategie congegnate dai folletti (goblin men): diventa dipendente dal frutto acquistato da loro. Solo il loro frutto può soddisfare la sua fame, eppure la alimenta ulteriormente: questa è una feroce critica contro i fenomeni dell'economia capitalista. I frutti sono "dolci al palato e belli alla vista";¹ così tentano la fanciulla. Questa descrizione sensoriale suggerisce il loro sapore dolce e l'aspetto piacevole. È così che funziona il consumismo: suscita curiosità in persone che inizialmente non avevano alcun interesse ad acquistare un determinato prodotto. Inoltre, il mercato è aperto tutto il giorno: 

"Mattina e sera
Le fanciulle udivano il grido dei folletti:"²

Questo è un indizio che rivela sottilmente l'allegoria consumistica sottesa al testo: il mercato è accessibile in qualsiasi momento, come se fosse al servizio dei consumatori. Al contrario, i consumatori sono schiavi del mercato: sono completamente affascinati dai suoi frutti lucenti. In particolare, l'idea stessa di assaggiarli affascina Laura; Lizzie, invece, visita il mercato solo per ottenere l'antidoto per la sorella intossicata. Così, le due fanciulle sono accessori del mercato perché, seppur per ragioni diverse, dipendono entrambe da esso.
Lizzie e Laura corrispondono alla definizione di "appendice" data da Karl Marx.³ Egli analizzò la meccanizzazione della società e la criticò perché faceva perdere al lavoratore "ogni carattere individuale... Egli diventa un'appendice della macchina e da lui si richiede solo l'abilità più semplice da acquisire."?
Questo tema caratterizza anche Speaking Likenesses. In quest'opera, Rossetti ha scritto tre racconti su tre diverse protagoniste femminili: Edith, Flora e Maggie. Una narratrice anonima racconta le storie: è una zia che agisce come una "tirannica prepotente"? nei confronti delle sue cinque nipoti, che diventano "lavoratrici-schiave".? Infatti, la zia "usa le sue storie come pagamento per il lavoro domestico delle ragazze",? e applica la regola del "niente aiuto, niente storia".? Le cinque ragazze non sono più soltanto bambine ("Silenzio! Attenzione! Occhi sulle occupazioni.").?
Lo stesso accade ai personaggi dei racconti: "Persino Edith, l'unica bambina relativamente illesa nei racconti, riflette sulle punizioni che seguirebbero se non riuscisse a far bollire un bollitore d'acqua... se gestisse male questo compito semplicissimo."¹? Edith si sente ansiosa e sotto pressione: "I suoi parenti, amici e altri nemici naturali sarebbero arrivati e avrebbero trionfato su di lei."¹¹
Come sostiene Clayton Tarr, "I bambini deformi sono lavoratori e merci, produttori di beni e beni essi stessi... Il sogno di Flora presenta un affascinante esempio di reificazione, in cui gli oggetti adottano caratteristiche umane e i soggetti vengono oggettificati."¹² Tarr prosegue spiegando che Marx illustrò la merce attraverso la metafora di un tavolo di legno. Come oggetto materiale, il tavolo è solo legno, ma prende vita durante il processo di scambio, un fenomeno in seguito chiamato reificazione. Durante lo stesso processo che anima gli oggetti, i lavoratori vengono oggettificati. Le relazioni sociali sono filtrate attraverso le cose anziché attraverso i soggetti.
Speaking Likenesses (1874) di Christina Rossetti sviluppa temi e ambienti simili, ma adotta un approccio decisamente più cupo nell'illustrare il pericolo del mercato. Nei suoi mondi immaginativi, i bambini diventano merci – oggettificati, replicati e consumati.¹³
Inoltre, alcune delle illustrazioni di Arthur Hughes in Speaking Likenesses sono merci animate. Per esempio, ha disegnato la sedia che confortava Flora e che "ha ristretto le sue braccia per adattarsi alla sua piccola taglia"¹? per farla sedere. La sedia ha tratti umani e prova compassione per Flora, così lenisce il dolore della bambina. A differenza degli esseri umani nei racconti, che fanno provare ai lettori "un certo livello di disagio",¹? le merci sono educate.
La spiegazione di Tarr è rilevante anche per la reazione di Laura ai frutti in Goblin Market. Il frutto è una merce, perché è concreto e tangibile, proprio come il tavolo di Marx. Tarr sottolinea l'interpretazione del filosofo sull'intrigante fascino delle merci e afferma che "Come legno, il tavolo conserva la sua esistenza materiale inanimata, ma quando il legno viene assemblato in un prodotto, prende vita."¹? I folletti promuovono il frutto come se fosse un prodotto. Quindi, la loro stessa promozione funziona come una reificazione: trasforma il frutto in una merce. L'elemento essenziale del processo di scambio è invece la relazione sociale tra Laura e i mercanti: è regolata da una cosa. Quella cosa è il mero frutto che i folletti descrivono come una meraviglia.
Laura è bloccata nel mezzo di una nevrosi consumistica. Infatti, non è chiaro se la fanciulla si ammali a causa del frutto mangiato o per il desiderio di averne ancora. Così, i frutti diventano sia il suo antidoto sia la sua droga, e la donna si ritrova in un circolo vizioso. Laura rappresenta il consumatore medio che torna compulsivamente in negozio anche se non ha bisogno di acquistare nuovi articoli. Dipende da un oggetto, anche se questo legame tossico viene spezzato dall'atto eroico di Lizzie alla fine del poema.
Quindi, proprio come in Speaking Likenesses, la cultura della merce è fondamentale anche in Goblin Market. I folletti affinano le loro strategie di marketing per persuadere la potenziale consumatrice, cioè Laura. Poiché non ha denaro, cambiano metodo: le permettono di scambiare un ricciolo d'oro dei suoi capelli in cambio del frutto ("Compra da noi con un ricciolo d'oro").¹? Le nefande tattiche dei folletti portano Laura ad accettare l'offerta: i mercanti fingono di scendere a compromessi con lei. Invece, lei diventa un'altra vittima della loro lista. Questa dinamica richiama il modo in cui funziona la pubblicità. Quando qualcosa è in saldo, le persone di solito pensano che i venditori si curino di loro e della loro situazione finanziaria, risultando così più propense ad acquistare quel prodotto. Ma scontare un articolo è solo un mero piano d'azione di marketing e una captatio benevolentiae. E i folletti non si limitano a scontare il frutto, ma permettono a Laura persino di barattarlo.
L'uso intelligente della pubblicità rende il consumismo seducente. Herbert Tucker sostiene che lo slogan dei folletti "Come buy" (Venite a comprare)¹? appaia "più di una dozzina di volte in Goblin Market" come una "diretta proposta di vendita".¹? Glorifica il prodotto: il frutto è di natura materiale e le persone possono vederlo, toccarlo e mangiarlo. Pertanto, il frutto appaga le persone perché possono consumarlo. L'uso strategico del linguaggio da parte dei folletti sembra avere un potere su Laura: è incoraggiata ad acquistare i frutti dalla loro descrizione, che suona davvero attraente. I mercanti addolciscono verbalmente la loro merce per allettare la "golosa Laura" (sweet-tooth Laura),²? che alla fine si convince e cede alla tentazione.
Il fatto che Laura si arrenda ai folletti solo per via delle loro parole invitanti richiama l'approccio incarnato (embodied approach): la pubblicità mira a coinvolgere le persone nel messaggio che cerca di trasmettere, sia a livello fisico sia psicologico. Infatti, leggere uno slogan o ascoltare qualcuno che lo declama contribuisce a un processo di identificazione con il prodotto promosso. Le persone empatizzano con le cose con cui riescono a relazionarsi e si immergono in una sensazione incarnata di ciò che vivono come meri lettori o ascoltatori. Nel caso di Laura, i folletti abbelliscono con insistenza i loro prodotti finché la fanciulla non inizia a desiderare quei frutti succosi. Così, interiorizza erroneamente l'idea di aver bisogno di quei frutti per essere felice. Ecco perché una corretta presentazione dello stimolo è l'ingrediente essenziale del consumismo.
Secondo Giovanni Buccino e Marco Mezzadri, "L'approccio incarnato al linguaggio... contrasta con una visione più classica, in cui il materiale linguistico è considerato amodale."²¹ Infatti, come spiegano gli autori, "Il cuore dell'incarnazione (embodiment) implica che gli esseri umani utilizzino gli stessi substrati neurali per vivere il mondo (a livello motorio o sensoriale) e per elaborare e comprendere il materiale linguistico, verbi, sostantivi o frasi che descrivono quell'esperienza."²² Inoltre, Elizabeth Helsinger scrive che "Il linguaggio del poema più noto di Christina Rossetti, Goblin Market, è notevolmente mercantile."²³ Rossetti ha creato un mosaico di indizi che appartengono tutti al mondo del mercato. In particolare, i folletti pronunciano costantemente alcuni tipici slogan: "Come buy, come buy"²? è il loro grido ripetuto, ed è come un coro. Ricorda a Lizzie e Laura i frutti freschi che vendono.
Per fortuna, Lizzie resiste al potere persuasivo delle parole dei folletti. Descrive in modo fedele cosa siano davvero quelle creature e il loro malvagio comportamento. Inoltre, Lizzie non abbocca all'esca: sa perfettamente che i frutti sono avvelenati. Così avverte la sua ingenua sorella:

"No", disse Lizzie: "No, no, no;
Le loro offerte non dovrebbero incantarci,
I loro doni malvagi ci farebbero del male."²?

Lizzie è la protettrice di Laura e una consumatrice giudiziosa. Ecco perché "La moneta da un penny di Lizzie, descritta come il 'mistero centrale' del poema, è stata una sfida per i critici che si chiedono come l'abbia ottenuta e perché, se è la chiave per le sue pratiche di consumo di successo, i folletti gliela scaglino indietro."²? Pertanto, Lizzie sembra essere una donna esperta, ma ha anche interiorizzato le imposizioni vittoriane sulle donne. Infatti, "Lizzie ha completamente assimilato il codice sociale femminile e vede il luogo confinato della donna e il suo dovere domestico come sacri, mentre Laura è disposta a rischiare di infrangere il codice e la barriera pur di acquisire la conoscenza del mercato preclusa alle donne. Il mistero di quel luogo rimane il mistero centrale del poema, rivelandone così il potere arbitrario ma di controllo."²?
Ma le parole non sono l'unico rischio a cui sono esposte le fanciulle: il verso "Non dovreste sbirciare i folletti"²? ne suggerisce un altro. Come i basilischi, i folletti sono pericolosi per chi li guarda. Sebbene non possano pietrificare le persone, possono attrarre potenziali acquirenti. Infatti, Laura finisce per succhiare i frutti "finché le sue labbra non divennero doloranti."²? Quando Lizzie tenta di acquistare un secondo frutto per salvare la sorella, i folletti le fanno del male. Ma alla fine trionfa: i succhi del frutto le vengono spalmati sul viso e Laura li succhia per sradicare la sua malattia. Pertanto, la doppia funzione del frutto suggerisce la natura paradossale del consumismo, ossia sia distruttiva sia rigenerante.
Al contrario, il finale del poema ritrae le dinamiche del mercato da un punto di vista opposto, poiché le sorelle vincono la battaglia contro i folletti. Vincendo, trionfano anche contro il controllo economico degli uomini sulle donne:
Rossetti è profondamente diffidente verso un mondo di acquisti e vendite senza restrizioni associato principalmente agli uomini; a differenza dei suoi contemporanei, tuttavia, presuppone che le donne siano già implicate sia come agenti sia come oggetti in un'economia del consumo – ma in modo diverso dagli uomini. Nella conclusione utopica del suo poema, le protagoniste femminili annullano la cancellazione con cui un mercato maschile, come i testi maschili sul mercato, minaccia la loro esistenza. Il poema diventa una fantasia di potere d'acquisto, in cui il consumatore emancipato è una donna.³?
In conclusione, la distinzione tra i mondi dei venditori e dei consumatori è palpabile in tutto il poema. Ma Rossetti collega il capitalismo e il consumismo anche allo status delle donne del suo tempo: 

I mercanti di Rossetti sono folletti uomini; i loro clienti sono fanciulle. Quando Lizzie e Laura compiono il passo da casa al mercato maschile... attraversano un confine fittizio ma fortemente investito che separa non solo la poesia seria dalle filastrocche, ma anche lo spazio morale da quello economico, il privato dal pubblico, la creatività "naturale" dal lavoro alienato della produzione capitalistica e – a garanzia e sostegno di queste distinzioni – il femminile dal maschile.³¹


Note 

1. Christina Rossetti, Goblin Market and Other Poems (London and Cambridge: Macmillan and Co., 1865), 2.

2. Ibidem, 1.

3. Karl Marx, “The Communist Manifesto,” in Karl Marx: A Reader, a cura di Jon Elster (Cambridge: Cambridge University Press, 1986), 230.

4. Ibidem.

5. Nina Auerbach e U. C. Knoepflmacher, Forbidden Journeys: Fairy Tales and Fantasies by Victorian Women Writers (Chicago, IL: University of Chicago Press, 1992), 319.

6. U. C. Knoepflmacher, “Avenging Alice: Christina Rossetti and Lewis Carroll,” Nineteenth-Century Literature 41, n. 3 (dicembre 1986): 314.

7. Clayton Tarr, “The Tables Turned: Curious Commodities in Victorian Children’s Literature,” Journal of Victorian Culture 23, n. 1 (2018): 39.

8. Christina Rossetti, Speaking Likenesses, (London: Macmillan and Co., 1874), 50.

9. Ibidem, 2.

10. Auerbach e Knoepflmacher, Forbidden Journeys, 318.

11. Rossetti, Speaking Likenesses, 60.

12. Tarr, “The Tables Turned,” 42.

13. Ibidem, 25.

14. Rossetti, Speaking Likenesses, 22.

15. Andrea Kaston, “Speaking Pictures: The Fantastic World of Christina Rossetti and Arthur Hughes,” The Journal of Narrative Technique 28, n. 3 (autunno 1998): 321.

16. Tarr, “The Tables Turned,” 32.

17. Rossetti, Goblin Market, 7.

18. Ibidem, 2.

19. Herbert Tucker, “Rossetti's Goblin Marketing: Sweet to Tongue and Sound to Eye,” Representations 82, n. 1 (2003): 120.

20. Rossetti, Goblin Market, 7.

21. Giovanni Buccino e Marco Mezzadri, “Embodied language and the process of language learning and teaching,” in Emotion in Language, a cura di Ulrike Luedtke (Amsterdam: Benjamins, 2015), 191.

22. Ibidem.

23. Elizabeth Helsinger, “Consumer Power and the Utopia of Desire: Christina Rossetti's Goblin Market,” ELH 58, n. 4 (inverno 1991): 903.

24. Rossetti, Goblin Market, 2.

25. Ibidem, 4.

26. Jill Rappoport, “The Price of Redemption in Goblin Market,” Studies in English Literature 1500-1900 50, n. 4 (autunno 2010): 853.

27. Elizabeth Campbell, “Of Mothers and Merchants: Female Economics in Christina Rossetti's Goblin Market,” Victorian Studies 33, n. 3 (primavera 1990): 403.

28. Rossetti, Goblin Market, 3.

29. Ibidem, 8.

30. Helsinger, “Consumer Power and the Utopia of Desire,” 907.

31. Ibidem, 903.


Bibliografia

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• Tarr, Clayton. “The Tables Turned: Curious Commodities in Victorian Children’s Literature.” Journal of Victorian Culture 23, n. 1 (2018): 25–44.

• Tucker, Herbert. “Rossetti's Goblin Marketing: Sweet to Tongue and Sound to Eye.” Representations 82, n. 1 (2003): 117–133. 

Capitalismo e Consumismo Seducente testo di CrisCimaroli
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