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Nell'alba orgogliosa attendo
un giorno disperato.
Mi affaccio ai pensieri, sorrido
al vento che sferza
sulle mie tiepide lune.
Sono pronto, vado incontro all'amaro destino
del pellegrino pedalante:
assaggio equilibrate pianure; accarezzo
erotiche colline; frugo
tra severe montagne; lambisco
covi di umanità.
Senza mai indugiare, per non cadere
nelle trappole dell'anima.
Non posso fermarmi, devo capire.
Osservo il silenzio,
mappo la mia solitudine.
Vagabondo cosmico in luoghi di visitazione,
io sono Desolazione!
Cadono gocce di rimorso
sul mio vagare: effimeri incontri
di solitudini impolverate
sporche sudate, amicizie
che durano il tempo di una salita.
Brindo a voi tutti, fratelli di un'assurda notte.
Non chiedo nulla a questi giorni selvaggi,
se non di aspettare. Forse la mia
è attesa
di non attender mai più nulla.
E allora vado vado,
salgo salgo...
nella sublime silenziosa ascesa
mi spoglio di tutto me stesso e sprofondo
nel culmine della spiritualità,
toccando il fondo di un'esistenza sopportabile.
In piedi sulle mie contraddizioni beato
osservo il grande spettacolo
di gente che grida sopra le sue sofferenze,
che ripone le sue marce speranze
in divinità corrotte, in santi maleodoranti.
Ma nessuno vuole essere salvato
in un mondo lacerato
da un imperdonabile peccato.
Basta vado via, lontano dalla pietà
giù tra queste valli a rovistare
tra l'umanità e il creato tutto.
E poi di nuovo si sale,
si sale si sale... la vita è salata.
Nel mio itinerante delirio a volte ti cerco,
ma più ti cerco e più ti perdo.
E mi perdo
per queste strade
che non assomigliano a te,
che mi conducono
all'impero del silenzio,
dove umiliato mi annullo
nella caotica folle bellezza
dell'ineffabile. È forse questa
perfetta letizia?
Un nitrito selvaggio sembra rispondermi
tra queste vette fumanti,
in queste terre dimenticate rinnegate
dove l'autunno mai se n'è andato
e perenne fiammeggia.
Giorni e giorni
di assurde danze appenniniche
e infine mi faccio tuono, divento tempesta.
Sono l'aquila che vola
sopra le macerie del cuore,
tra silenti sibille e sensuali rovine.
E dunque cosa resta di un viaggio, e della vita intera?
Non lo so... mi sembra tutta
una grossa fregatura.