C’era una volta, come ancora oggi c’è, l’inverno. Ed un bimbo, con il nasino attaccato al vetro di una finestra, che gioca a disegnare mille forme con il suo respiro. Un camino, l’allegria di un fuoco acceso, una tavola imbandita, una mamma e un desiderio. O, piuttosto, un sogno.
Matthias, ogni sera pensava, desiderava, aspettava con fiducia e pazienza. Sì, perché i sogni, per diventare realtà, hanno bisogno della costanza, della fiducia nella vita e di essere alimentati dal desiderio. I sogni hanno bisogno di essere coccolati, di non essere detti a nessuno, di essere custoditi nel più profondo del cuore.
E chi ha il dono del sogno, è dolce, come il miele. I suoi occhi hanno scintille di oro fino e il suo cuore è innocente.
Da quegli occhi e da quel cuore, il sogno arrivò negli occhi e nel cuore della Fata della Neve, che decise di indossare il suo abito più bello e di accettare l’invito di Matthias.
Iniziò a danzare, perché era stata desiderata da un bimbo innocente. Radunò a sé tutti i fiocchi di neve che le servivano e, con la sua bacchetta magica, li unì in forma di nubi di color grigio chiaro che, con un altro incantesimo, distese sopra tutte le case e anche sopra quella del bimbo che l’aveva chiamata. La fata era felice, e continuò a danzare per tutta la notte, bella, bellissima, coperta dal suo mantello bianco.
E si fece mattina. Faceva freddo, ma era domenica, ed era piacevole rimanere a letto. La sveglia non suonava ed il risveglio era lento, pigro...
Matthias, però, quella mattina si era svegliato prima di tutti: aveva voglia di un cioccolato caldo. Brr! Chi sa come stava il suo gatto con quel gelo. Andò in cucina e cercò Millo nella cesta accanto al camino, ma non lo trovò. Forse era uscito dalla porta di servizio.
Indossò il suo cappottino, gli scarponcini, la sciarpa, i guanti, il suo berretto rosso e… strano. Che strano silenzio… Aprì la porta per correre in giardino a cercare il suo gatto e… tutto era bianco. Non credeva ai suoi occhi. La neve!
Mamma, c’è la neve: avrebbe voluto dire. Ma decise di non svegliare nessuno. Dimenticò la sua cioccolata e corse fuori, affondando con i suoi piedini su quella morbida coltre.
Zigzagava in qua e in là. Cadeva, si rialzava, cercando di catturare con le mani quei fiocchi che scendevano giù dal cielo. Eccolo, l’ho preso. E ne ho preso un altro. Ed un altro ancora. E subito si scioglievano nelle sue manine. Ed altri, ed altri ancora, andavano a posarsi sulla terra, sui tetti e sulle e sul suo corpo, candidi e lievi.
Fu allora che il bimbo e la Fata della Neve si abbracciarono e cominciarono a danzare insieme e a ridere felici.
Sentendo il gran fracasso, la mamma di Matthias si alzò ed usci in giardino. Vide la neve e il suo piccolo che danzava intorno allo spaventapasseri: quegli abiti rattoppati e sdruciti erano diventati lunghe e splendide vesti. Ed il suo volto, il cappello e quelle ridicole braccia di legno non c’erano più: ella vide una creatura di bianco, dal viso dolce, inconoscibile. Ai piedi della dama di ghiaccio c’erano i passerotti che giocavano con una moltitudine di briciole di pane. E c’era pure il micio che con le sue zampette tentava, invano, di catturare un fiocco di neve.
Poche storie. Devi aspettare. (IV) testo di otis