Poche storie. Devi aspettare. (V)

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Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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IL LAMPIONAIO
- Nota dell'autore otis

Testo: Poche storie. Devi aspettare. (V)
di otis



La scala piazzata nel piccolo corridoio della sala d’aspetto dell’otorino mi ricordava quella del lampionaio di stelle. È il ricordo dei libri delle favole.

D’un tratto il soffitto senza macchia si cominciò ad assottigliare e fiotti di un cielo blu scuro cominciarono a penetrarlo e ad affacciarsi ai sogni di una bimba, appena appena paziente. Un uomo piccolo piazzò proprio accanto a me la sua scala a pioli: era affaticato dal peso dell’attrezzo che usava portare sulla spalla, il braccio destro infilato tra un piolo e l’altro la tratteneva contro il suo corpo e sembrava che ne alleggerisse il peso. Il cielo blu notte, ancora punteggiato di stelle, si preparava all’alba. L’omino indossava una tuba malconcia di colore blu notte, stretta da una fascia nera lucente. Era apparso all’improvviso, camminando in salita sulla strada giusta. Salì sulla sua scala fino a toccare il cielo e …puff, ecco scomparire la fiamma della stella più bella. E via, a spengere tutte le altre stelle prima ancora che compaiano i primi raggi dell’alba: sorge il sole e la stella muore.
Ogni sera egli compie ancora il suo lungo percorso che durerà fino al calare delle ombre: inizia con Venere e poi con ….. e le stelle del Gran Carro e la stella Polare.
La massima magnificenza del suo lavoro si ammira nelle serate di cielo limpido, in quelle magnifiche serate con l’aria frizzantina e gelida. Sarebbe bello rimanere fuori con il naso all’insù ad ammirare tutte quelle stelle: che miracoli compie il lampionaio. Quando appaiono le nubi minacciose di pioggia e coprono il blu scuro del cielo notturno, il lampionaio è ancora lì, quelle notti non dorme, è lì a vigilare che ogni stella rimanga accesa. E casomai ciò dovesse accadere, lui le riaccende: il lampionaio ha sempre con sé gli arnesi del mestiere.
Poche storie. Devi aspettare. (V) testo di otis
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