Dialogo tra me e Sofia
Era d'inverno e nel meriggio oscuro volli uscire per incontrare la mia amica del cuore.Gentile era e di raffinati modi, concisa nel dire e nell'ascoltare attenta, igiene nella sua mente ce n'era tanta. Il sorriso aveva bello ed invitante, mentre gli occhi sprizzavano amore e tanta intelligenza. Seduta su una dondola vicino al caminetto, mi fece cenno di entrare e di sedermi; poi, sottovoce, come a donna distinta si conviene, rispose immantinente al mio saluto. Mi sedetti. Per un po' silente in tutta la sua bellezza l'ammirai. Ella incontrò il mio sguardo ed io con cordialità le affidai dei miei pensieri il cuore, per ricevere da lei una risposta saggia e meditata. Ella comprese e tosto a parlar mi spinse; intuì che nella mia mente avevo un cruccio, così tra noi ebbe subito inizio una lunga dissertazione.
Sofia, le dissi, come mai l'uomo nasce, cresce e alla fine dei suoi giorni, talvolta o spesso, si sente non realizzato e soffre per non aver portato a termine le attese del suo lavoro, dei suoi desideri, dei suoi affetti e di tutte quelle umane manifestazioni, che hanno riempito le ore della sua vita?
SOFIA - " Pensi, dunque, che alla fine dei suoi giorni talvolta l'uomo possa sentirsi sconfitto? ".
Sì, è così.
SOFIA - " Ma l'uomo, cordiale amico, sa che in terra venne soffrendo e così se ne andrà " .
Questa è, purtroppo, l'evidenza di quanto avviene e l'esperienza fatta da noi stessi.
SOFIA - " L'uomo desidera per sua natura e se il desiderio fosse un cavallo,come dice un proverbio inglese,l'uomo starebbe sempre in sella ad esso. Il desiderio nell'uomo è in continuo divenire, non ha mai tregua e se non interviene la ragione, l'insoddisfazione lo schiaccia e non potrà mai assaporare un momento di gioia, che comincia dove termina il desiderio. La felicità, infatti, si trova lì in quel binario da dove non parte il treno dei desideri, mentre la sofferenza inizia alla partenza di quel treno. La sofferenza, mio caro amico, nel mondo regna incontrastata e sorprende prima o poi tutti gli uomini e se alla fine della vita ognuno di noi fa il suo bilancio, in generale, ognuno dirà che pochi furono i giorni felici e molti i giorni cupi. L'anima dell'uomo è il sito naturale del dolore, perchè l'anima dell'uomo è il suo cervello che pensa, che per sua natura ha sete di sapere, ma purtroppo è condannato non solo all'insoddisfazione, ma anche ad una continua ignoranza, pur se molte sono state le scoperte in tanti campi, che una volta erano solo misteri. Il dolore più della gioia in questo mondo occupa un posto preminente; il dolore, infatti, è un fiore inodore di lunga durata, mentre la gioia e di più la felicità è un fiore profumato, che appena colto già comincia ad appassire. Tuttavia l'uomo non si arrende e fortunatamente s'illude, non ammette la sofferenza e a chi gli chiede come sta, la risposta immediata è positiva, ma falsa. Il dolore, l'insoddisfazione, la noia sono la ricchezza peggiore che alberga nel profondo del suo cuore. L'uomo in questo mondo vive come l'uccello tra le gretole di una gabbia, dove il suo canto è rabbia, dolore, malcontento e lo spazio prigione, da dove, come Tantalo, guarda le bellezze della natura, ma non può gustarne alcuna, poichè incombe su di lui sempre il pensiero della sofferenza dominante ".
Sofia, ma allora è la sofferenza che domina il mondo?
SOFIA - " Sì, è proprio la sofferenza che domina il mondo, perchè è l'uomo stesso che la produce e la promuove con la bassezza dei suoi sentimenti e poi la lascia in eredità sia nel corpo che nell'anima del suo simile. Non vi è nulla di più amaro e di più triste di ereditare la sofferenza su un pianeta che contiene miliardi di esseri viventi, che dovrebbero tendere al benessere della collettività: amore, pace e solidarietà attraverso il reciproco compenso intellettivo, fisico, morale, economico etc... Ma a parte qualche ingegno eletto, molti inneggiano alla virtù, all'educazione, all'amore, alla pace, alla solidarietà, ma la mentalità pubblica poi è interamente legata agli interessi materiali e personali e non intende che questi, operando spesso, a discapito della collettività, in tale direzione ".
E' veramente un paradosso, mia cara Sofia, che l'uomo più va avanti e più la sua humanitas indietreggia. Più l'uomo progredisce e più il suo sguardo si abbassa verso il suolo, non guarda la luna, ma il dito che la indica, la sua fronte si curva verso il fango e il suo ideale non è più alto. L'uomo non usa, ahimè, la sua intelligenza per migliorare la vita, ma la sfrutta a discapito della stessa, senza capire che, così operando, è condannato come Sisifo a spingere su un alto monte un macigno, che appena toccata la vetta di nuovo poi precipitava giù. Così si sciupa la mente, il cuore, il denaro, la salute e tanti altri beni che sono la ricchezza sociale degli esseri viventi.
SOFIA - " In questo mondo tutto è regolarmente concatenato, ogni cosa ed ogni atto contribuisce e si ripercuote, infatti, nel sistema. Bisogna, quindi, pensare che il benessere sociale è il benessere del singolo e che il benessere del singolo arreca danno a tutta la collettività. La vita potrebbe anche definirsi una sventura, ma ossigenare la stessa è da stolti. Non dimentichiamo che la vita è un passaggio obbligato, a cui ogni essere vivente non può sottrarsi, essendo venuto al mondo non per sua volontà, ed a forza poi deve recitare la sua parte, che può,talvolta, essere definita commedia, tragedia, ma di dramma si tratta, dove ogni essere indossa a suo malgrado temporaneamente una convenzionale livrea, da medico o da macellaio, da principe o da netturbino, d'avvocato o da ciarlatano, da re o da servo e così via. Però, sotto queste false apparenze e diverse esteriorità su ognuno di noi, attore più o meno protagonista, regna sovrana l'uguaglianza e la realtà: il destino comune della morte. Quindi, raccogliere anche qualche briciola di felicità o di gioia che la breve vita ci dà, significa giungere ad essere felici ".
E' vero. Un giorno, infatti, incontrai un vecchio amico che ricco non era, ma ricco era diventato, il quale mi disse, tra l'altro, quanta invidia lo circondava, quanta monotonia e noia intorno a lui, quanta infelicità; non aveva che un piacere: di poter vivere così, come viveva da giovane, quando si preparava da mangiare, quando si puliva le scarpe, i vestiti e quant'altro.
SOFIA - " Talvolta le poche o le piccole soddisfazioni infondono più gioia delle grandi e poi le vere gioie di questo mondo a prima vista talvolta non si vedono e la prima condizione per essere felici è proprio quella di non cercare la felicità e di rinunziare ai rimpianti delle cose passate per non rifugiarsi nella moltitudine dei desideri non appagati. Rinunziare ai rimpianti significa non rifugiarsi nella noia e farsi sopraffare dalla stessa, che inaridisce le fonti vitali del cuore; la noia è il peggiore dei mali, è un languore opprimente, è tristezza che rode, indolenza, paralisi di tutte le energie, talvolta è la morte dell'anima, che poi causa la morte del corpo. Nella nostra casa entrino pure le sventure, poichè sono inevitabili, ma non una delle peggiori di esse: la noia. La fantasia, ma talvolta o soprattutto un'educazione lontana dalla realtà sono la causa della noia. Per istinto, infatti, l'uomo crede alle illusioni, ai più irrealizzabili sogni, alle chimere, facendosi un falso concetto della vita, tiene gli occhi velati sulle realtà quotidiane e, aspirando ad una felicità che sulla terra non c'è, guarda l'irraggiungibile stella. Così quando abbassa gli occhi verso il reale vivere d'ogni giorno, sente che la noia sovrasta e l'incertezza provoca una sensazione di vuoto nell'anima ".
Sono d'accordo con te. La vita, infatti, non è divertimento e le realtà: famiglia, lavoro, pace, amore verso il prossimo esigono grandi rinunzie per il bene della collettività, che, come hai già detto, poi è il bene del singolo individuo.
SOFIA - " Una cattiva ed irreale educazione, purtroppo, è la causa prima di squilibri fisici, psichici e sociali, in quanto l'uomo si affaccia impreparato alla finestra della vita e quindi si abbatte facilmente al primo soffio di vento. Però, se ragiona, può sempre mettere in pratica il vecchio detto di Pascal - L' uomo non è che una canna, una canna che si piega e si spezza al primo soffio di vento, ma è una canna che pensa -".
L'uomo che non pensa e non ragiona, purtroppo, tende le braccia e la sua mente ai fantasmi, a idee falsate. Bere a tutte le coppe del piacere e del divertimento, infatti, procura noia.
SOFIA - " Il divertimento non è in terra il centro di gravità, ma il vero baricentro è la pace, l'amore, la serena sopravvivenza e il compenso tra gli uomini ".
E' proprio così. La vita è già insidiata da tante malattie sia fisiche che morali, perchè assediarla ed insidiarla con altre brutture che tolgono la luce, il calore e l'aria.
SOFIA - " La noia comunque si può combattere e si può anche uscirne spesso vincitori: basta trasformare la stessa in silenzio introspettivo, in profondo raccoglimento, senza pensare a fantasmi, imparando così ad amare la pace della propria abitazione, a riflettere su letture di libri seri, scritti da uomini saggi e poi mettere in pratica i sani precetti per meglio costruire i pilastri portanti della società ed essere tasselli di quel grande mosaico che l'uomo rappresenta sulla terra. L'uomo, da quanto si è detto, potrebbe ricavarne profitto ed essere quindi di buon esempio, che metabolizza buon esempio e così nel tempo anche il gene che è in ognuno di noi potrebbe trasformarsi per far meglio operare il genere umano e far vivere meglio tutti gli esseri della terra.Comportarsi in maniera diversa è da ignoranti, da vili, da delinquenti o da malati di mente ".
Qualcuno, però, mia nobile signora, potrebbe fare riferimento alla sfiducia nel prossimo, agli inganni, a tutte le oscure malvagità, al volgare egoismo, alle ingratitudini, ai tradimenti di coloro che ebbero da noi tanto sostegno, difesa, amore. Subire, quindi, ancora per causa loro l'abbandono così penoso, assalti indiretti, minacce segrete ed altro sarebbe da sciocchi. Gli occhi della bella signora s'illuminarono e con solenne maestosità, propria di chi ha un animo nobile, soggiunse:
SOFIA - " Qui emerge la grandezza dell'animo dell'uomo: donarsi senza niente pretendere. Svestirsi dell'abito della vendetta e della violenza; accettare il dolore come mezzo purificatore dell'anima. L'uomo, mio attento interlocutore, è un lottatore, ma l'unica lotta che deve intraprendere è la lotta contro la violenza, contro l'ignoranza e contro l'egoismo, opponendosi sempre non con la forza bruta, ma con l'amore e la solidarietà. La violenza produce violenza, l'ignoranza produce vendetta, invidia e tanti altri bassi sentimenti, l'egoismo produce la guerra. Tutto questo, però, si può debellare con la ragione, di cui ogni uomo è dotato. Ma, perchè un individuo si possa chiamare uomo deve elevarsi, sforzandosi sempre più a saper pensare e ragionare con la propria testa; deve saper discernere e criticare, senza mai accettare sic et simpliciter il pensiero della pubblica opinione, le cattive usanze, soprattutto se contrarie al benessere sociale, le notizie dei mass media, che schiamazzano forte ed arrivano lontano. L'uomo che pensa con la mente altrui ed è cosciente del suo operato è uno schiavo, che per tutta la vita non avrà libertà nè di pensiero, nè d'azione; al massimo diverrà un liberto, ma sarà sempre una banderuola che a discapito di tutta la collettività si orienterà a seconda del soffio eolico, mostrando una coccarda per ogni occasione; sarà un essere fittizio, di convenienza, di carta, fragile e volubile come il foglio di un giornale che si legge quotidianamente e poi si butta; la sua vita sarà pesante e cupa come l'atmosfera d'una discoteca, dove circolano idee malsane, droghe e liquori funesti ".
E' bello, mia cara Sofia, vedere un uomo elevarsi con profitto, con le sue proprie forze, senza mai sovrastare chi rimane mediocre, ma compensarlo, di modo che l'altro non si senta tale. E' bello vedere un uomo librarsi in nuovi e più spaziosi orizzonti, dopo aver risolto attraverso il suo ragionamento una difficoltà sociale o trovato una soluzione pacifica per dirimere qualsiasi controversia. Non essere numero di vile pecorame, ma persona con un suo pensiero personale che lo distingue, a tutto vantaggio ed onore della collettività, da quegli esseri leggeri, che non sanno quello che sono, che cosa diverranno, che dimenticano o ignorano perfino la loro origine.
SOFIA - " Questo è il vivere degli animali, i quali dopo essersi pasciuti placidamente si addormentano al sole; è come il vegetare delle piante sul campo della loro immobilità; è come la vita del mollusco che vive aggrappato alla roccia, la cui unica attività consiste solo nell'aprire di tanto intanto il vuoto delle sue valvole, attraverso le quali passa il fluido vitale. Quando io guardo la nostra società contemporanea, sento compassione della moltitudine umana che, simile ad esseri atrofizzati, vive la sua esistenza meschina e miserabile senza entusiasmo, senza una fiamma di ardore, senza un grande dolore forse, perchè il molto soffrire spesso non s'accorda con le mediocri intelligenze, ma anche senza letizia, senza quella felicità elettiva, apportatrice di novelli pensieri e sbocciante al sole dei nostri sforzi più bella e più profonda del raggiante ed olezzante dei fiori. Questa è l'epoca in cui prevale la dottrina del minimo sforzo, del nepotismo, della raccomandazione, del favoritismo, delle connivenze, dei ricatti, dei loschi compromessi, dei compari, della delinquenza politica; questa è l'epoca in cui col dilagare della burocrazia ad oltranza si è innalzata l'incompetenza fino all'altezza d'un culto, fino a farne quasi l'apoteosi. Oggi l'incompetenza dilaga a qualsiasi livello e in tutti i ranghi della società. Non si può certo dire che questo secolo è stato un secolo di positivismo ".
E' così. Infatti si è vissuti di convenzioni e d'incomprensioni. Forse mai come al presente si è stati così poco preparati a ciò che si deve fare e a ciò che si deve dire. Ciascuno si crede capace a tutto e si comporta come se fosse veramente tale. Gli incarichi non vengono affidati ai meglio preparati, ma distribuiti ai primi arrivati ed ai più audaci e immeritevoli. Oggi non occorre più sapere, basta avere la parvenza di sapere, la vernice del sapere. Il linguaggio non è disciplinato da nessuna regola, è spesso irriflessivo, impreciso, l'abilità e la scaltrezza si preferiscono all'esatta cognizione delle cose, l'astuzia e l'accortezza valgono molto di più del sapere.
SOFIA - " Questi sottili accorgimenti, però,trascinano alle reticenze, ai sotterfugi, agli stratagemmi, ai tanti espedienti di una vera e propria ipocrisia. L'uomo, insomma, nasconde così la sua ignoranza sotto un giro di parole; parla di mille cose con una certa superiorità, come se avesse la scienza infusa di tutte le questioni e mai tace e non sa più ascoltare. Non vi è nulla di più misero, vuoto e volgare che ascoltare questi individui infermi di spirito, che con sostenuta eloquenza e tracotanza giudicano di tutto, essendo ignoranti come le zappe. Così parlano di giustizia, di libertà, di progresso, di solidarietà, ma alle parole non seguono gli atti, anzi spesso seguono gli esempi contrari. Gli spiriti ingenui si lasciano accalappiare, senza vagliare che sotto la forma non vi è sostanza. Tutti dicono di essere altruisti, ma non vi è alcuna dedizione, solidarietà, amore, immolazione a favore degli altri. Questa parvenza di altruismo nasconde, invece, un profondo egoismo che è la concentrazione delle proprie energie, di cui non si vuol perdere o spanderne un briciolo. In questo c'è un rimpicciolimento dell'essere umano che si consuma nel proprio guscio,senza capire che un'anima che si espande,che si dona non s'impoverisce mai. L'egoista è un'anima anemica, sempre compressa in sè stessa,senza alcun incremento morale”.
Queste persone sono veramente disgraziate, ingombranti, tentano sempre di far genuflettere gli altri alla loro volontà, di soddisfare i loro capricci come quelli d'un fanciullo viziato; l'io è continuamente sulle loro labbra e la loro vita non può dirsi vita, perchè vivono egoisticamente per sè e in modo puerile per il mondo. Il vero altruismo, la vera dedizione non si trova se non tra gli uomini intelligenti, generosi e coraggiosi.
SOFIA - " Senza dubbio l'intelligenza è un dono, di cui ognuno di noi ha la sua parte ".
Un grande osservatore disse che tra i tanti benefici, di cui l'uomo dispone, l'intelligenza e il buonsenso sono le cose meglio distribuite in questo mondo.
SOFIA - " In teoria è così. Gli uomini hanno, infatti, un'attitudine meravigliosa ad intendere in maniera speculativa attraenti dottrine, come questa della dedizione e si credono tutti un po' filosofi e poeti. Ma quando si tratta di mettere in pratica poi le giuste cognizioni speculative, allora non si comportano più da saggi, da prudenti, da virtuosi. L'intelligenza dell'uomo estremamente viva, quando si tratta di dissertare su argomenti seri o si trova dinanzi alla concretezza ed alla realizzazione dei valori nella vita pratica, perde il suo acume e la sua penetrazione; questo ambiguo comportamento dell'intelligenza paralizza il benefico effetto e la vera dedizione ".
Se l'uomo esaminasse alla luce della sua esperienza la sua condotta quotidiana, si accorgerebbe subito che la sua intelligenza non applica, anche a suo discapito nel tempo, la naturale legge che regola il diritto di vivere e far vivere dignitosamente in armonia tutti gli esseri della terra.
SOFIA - " L'uomo intelligente accetta qualsiasi sacrificio, perchè si sente responsabile non solo della sua vita, ma anche di quella dei suoi simili. L'uomo che ha il buonsenso della vita non può starsene impassibile, deve sempre correggere i giudizi sbagliati, seminare idee sane, suggerire pensieri generosi, incitare a nobili opere. Questa è l'intelligenza, questa è la dedizione, in quanto tutto ciò richiede spesso l'olocausto continuo e completo di sè; questo è l'amore verso il prossimo, in quanto è dimenticanza totale di sè, senza interessi e sotterfugi personali, nell'unica preoccupazione del soggetto amato. Il vero amore non ha nulla a che fare con l'ipocrisia, l'amore è un ideale di affezione verso gli altri, un sentimento che non cede, che non stanca l'uomo, se nel suo nucleo familiare, dove nacque e crebbe, non fu educato al dannoso lasciar fare, che oggi è innalzato a principio di educazione, ma a mettere in pratica i seri concetti della vita sociale sia verso i concittadini di una stessa nazione, con i quali si è legati dai medesimi vincoli di lingua, di costumi e di religione, sia verso i cosiddetti cittadini stranieri, con i quali abbiamo legami naturali che fanno capo sempre a quei principi di amore per il prossimo, di cui si è già esposto ampiamente".
Ma l'amore, la dignità, a cui tu fai ampio riferimento, mia saggia signora, oggi non sono altro che vuote sonorità, dato che le uniche e sole realtà sono gli affari, dato che gli ideali, che così non dovrei chiamare, non mirano più in alto, ma in basso, alla materia; dato che nell'istruzione non si cerca di elevare l'uomo e renderlo consapevole della sua dignità, ma si cerca di fargli capire che lo scopo principale è quello di guadagnare presto denaro e nel più breve tempo possibile produrre a qualsiasi costo, senza poi creare i sani presupposti della produttività: gli onesti ed operosi posti di lavoro, che producono sicuri e giusti guadagni per tutta la collettività.
SOFIA - " Gentile amico, la produttività materiale è senza dubbio fondamentale per la vita dell'uomo e per questo stesso motivo è anche fondamentale che per la stessa vi sia giustizia distributiva e ciò si attua se si è produttivi non solo di lavoro economico, finanziario, produttivo di cose che suonano, di cose che si possono contare, ma anche di opere virtuose, che rendono armonica la vita della collettività. Secondo questo sistema la vita diventa il laboratorio della dedizione e tutti ne traggono immensi e duraturi vantaggi. L'uomo che agisce in maniera diversa non favorisce l'espansione del vivere serenamente e non costruisce i pilastri dove saranno posti i cardini degli ideali di pace, perchè la stessa non sia più utopia, ma meravigliosa realtà ".
Infatti, un comportamento diverso, purtroppo, genera discriminazioni, malcontenti e guerre civili. Ma molti nostri simili, se fossero presenti ed ascoltassero questa nostra lunga dissertazione, a noi piacevole ed interessante, sembrerebbe loro una pazzia tutto ciò che noi abbiamo detto, perchè alla luce della loro dottrina, tutto è pazzo, eccetto ciò che si mangia o si beve o serve ad arricchirsi. Per molti è follia amare il prossimo, è pazzia la dedizione alle nobili cause. Certamente questo nessuno lo dice apertamente, però quante sono le famiglie, in cui queste idee sono quotidianamente presenti ed a causa delle stesse si distruggono tanti valori e tanti ideali, mentre la sola idea del sacrificio e della sofferenza per il bene comune diventa lebbra, dalla quale bisogna tenersi lontano senza nessuna pietà.
SOFIA - " L'uomo deve abbandonare le vecchie norme, causa del collettivo malessere sociale, deve aver coraggio e dedizione completa verso questa necessaria ed urgente riforma, che esige sacrifici immensi, perchè niente, infatti, è più costoso che troncare e riformare inveterate abitudini. L'uomo, però, deve prendere coscienza di essere solo un tassello del meraviglioso ed immenso mosaico variegato e policromo che avvolge la bellezza del globo terrestre; senza gli altri tasselli,purtroppo,è monco. A volte si vede la bellezza del proprio ideale e poi non si ha il coraggio di realizzarlo, poichè manca, talvolta, la volontà del sacrificio. Spesso, partendo dal preconcetto che lo strepito esteriore sia la caratteristica del bene fatto, sembra che non si sia fatto niente, perchè la folla non ne vede i risultati. Funesto e comune errore, mio attento amico, e qui rispondo al tuo cruccio, che con garbo mi hai testè esposto. Infatti, non è detto che la diuturna dedizione al lavoro, agli affetti ed a tutte le manifestazioni umane possa far sentire l'uomo soddisfatto, realizzato, non sconfitto alla fine dei suoi giorni, in quanto l'uomo deve accontentarsi di aver reso migliore, anche per qualche attimo, qualche anima, anche una sola ".
Mi hai indicato nuovi orizzonti, mia saggia amica, dando anche tanta serenità e ricchezza al mio spirito. Dianzi hai fatto cenno alla giustizia distributiva ed io vorrei che tu dissertassi ampiamente su questo importantissimo argomento, unico pilastro fondamentale e solido, su cui potrà essere costruita forse la duratura pace mondiale.
SOFIA - " Le ricchezze personali, anche se legittimamente acquistate e possedute, quando sono solo ricchezze materiali, possono dare origine al progresso, all'indipendenza ed alla libertà dell'uomo?".
Certamente no.
SOFIA - " L'esperienza, infatti, insegna che più si estende il dominio del denaro e più si restringe il regno della indipendenza, della libertà e del progresso. Il povero, sempre più povero, non avendo altro da barattare o da vendere, sarà asservito e, se non sceglierà la via del martirio, dovrà per forza barattare la sua coscienza, i suoi diritti, l'onore ed anche il suo debole corpo. Quando si è ricchi di denaro o di magagne, come i politicanti ed i delinquenti di qualsiasi ceto sociale, si può avere un'abitazione lussuosa, dei servi premurosi, un corteo ossequioso ed assoldato di clienti votanti o magari un esercito di masnadieri o di sacrestani ipocriti, a cui si possono facilmente strappare loschi servizi per i motivi anzidetti, ma queste persone non saranno mai veramente dei sudditi, anche se in apparenza s'inchinano, in quanto l'uomo non perde mai la sua libertà, che nel suo intimo rimane sempre viva, perchè innata, e a qualsiasi prezzo tenterà sempre di riconquistare la stessa con tutte le sue forze: questo è il prezzo del riscatto e la dannosa riscossa ".
Sì. I cosiddetti sudditi o meglio gli uomini a forza asserviti non saranno mai uomini fedeli e, quando nel tempo potranno ritornare sui loro liberi passi, si allontaneranno contenti e soddisfatti, gettando in faccia ai loro falsi padroni il loro riso amaro e canzonatorio.
SOFIA - " Tutto questo,amico mio, si chiama lotta continua per la sopravvivenza e non amore per la vita e per il rispetto tra gli uomini, in quanto questo effimero impero dei ricchi è destinato a capovolgersi per fortuna continuamente ed a sconvolgere gli equilibri naturali che, invece, l'applicazione dei benefici concetti della giustizia distributiva riassetta, rendendo duraturi e pacifici i rapporti tra gli uomini ".
Non posso dirti altro, se non di condividere pienamente il tuo pensiero e se volessi aggiungere qualcosa, sarei veramente ripetitivo dei tuoi stessi concetti. Disporre, infatti, di servi, di lussuose automobili, di lauti conti in banca produce invidia feroce in chi non ha un tetto, un lavoro, un affetto e vive nella sofferenza e negli stenti; di questo il ricco è cosciente e sa che pur pagando lautamente, non potrà mai essere fedelmente ripagato con sentimenti di affetto.
SOFIA - " Nessun servo, mio caro amico, è affascinato dall'incanto delle ricchezze del suo padrone, chi è servo nutre verso lo stesso un solo sentimento dominante: l'ignobile invidia, che nel suo caso e nel contesto sociale di abietta sopravvivenza, pur essendolo, non può essere definito ignobile, mancando all'uomo a forza servo i presupposti, perchè la stessa non trovi terreno fertile per nascere,crescere e dilagare, producendo tanti danni,talvolta irreversibili. L'invidia nasce con la discriminazione degli uomini e la discriminazione cresce e si diffonde quando tra gli stessi non vige il migliore sistema di governo, fondato sul rispetto tra gli esseri viventi e sulla giustizia sociale, che è l'intelligente divisione dei beni, in maniera che nessun uomo abbia più dell'altro e, avendo la certezza assoluta di godere di una casa dignitosa e di un lavoro, possa riprodursi serenamente nel calore delle pareti domestiche e quindi produrre con dignità e amore per il benessere di tutta la collettività ".
Ma la giustizia sociale potrà mai essere attuata?
SOFIA - " La giustizia sociale si potrà attuare se l'uomo sacrificherà tutto ciò che ha e ciò che è; se il suo modus vivendi sarà sempre contrario a quanto finora si è detto, per legge naturale la vita di tutta la collettività presente e futura sarà sempre un continuo scontro ".
In conclusione, tu pensi che sarebbe necessario e urgente costituire un governo mondiale.
SOFIA - " Sì. Un governo mondiale che abbia la capacità di affrontare e di risolvere in tempi brevi i molteplici problemi sempre più complessi che impegnano l'umanità: il superamento degli egoismi, la limitazione o meglio il totale annientamento della smania di potere, l'innalzamento del livello d'istruzione, di buona educazione e l'eliminazione delle ingiustizie sociali ".
In che modo, Sofia?
SOFIA - " Basandosi non sul comando-potere da una parte e forzata obbedienza dall'altra, ma protezione attraverso poche leggi e gratitudine bilaterale verso le stesse e verso gli uomini che, elaborandole nella maniera più comprensibile a tutti, si prefiggano nella loro stesura solo il benessere assoluto di tutta la collettività mondiale, avendo l'obiettivo puntato sui principi di uguaglianza, di proficua operosità e di fraterna convivenza. L'uomo deve difendere la sua proprietà che non è quella personale, intesa nel senso materialistico, ma la specie o meglio tutte le specie della terra, dove la multiforme vita dev'essere difesa al presente e in prospettiva nei secoli a favore degli altri esseri che l'abiteranno.Per questi motivi l'uomo intelligente deve guardare lontano, di modo che i posteri non abbiano nocumento, ma possano raccogliere frutti buoni e non frutti avariati come quelli che noi stiamo lasciando loro in eredità ".
Questa,mia cara Sofia, è la vera sovranità dei cittadini, in quanto sudditi di loro stessi per la protezione collettiva.
SOFIA - " Perchè un popolo possa essere ben governato, allo stesso si devono insegnare i precetti di libertà e non di libertinaggio, di solidarietà e non di egoismo di modo che il pensiero, il comportamento, la cultura aiutino questa rivoluzione mentale, che produrrà sicuramente effetti positivi, che eviterà le catastrofi in senso lato.L'unica lotta che l'uomo dovrà intraprendere sarà solo quella contro le malattie e la sofferenza fisica,in quanto la terra e tutti gli esseri che la popolano nel tempo ritroveranno l'equilibrio perduto ".
Credo che così operando, senza essere profeti, tutti gli esseri della terra sconvolti da sempre dalle contraddizioni e dalla violenza maturerebbero l'aspirazione ad una convivenza pacifica nell'ambito di una comunità mondiale fondata sulla solidarietà di tutto il genere umano.
SOFIA - "L'amore, la buona scienza, le religioni, la sicura nutrizione, un tetto dignitoso e tutti gli atti compiuti dall'uomo in tutti i campi del vivere potrebbero sicuramente favorire questa tendenza e rapidamente accelerarla per realizzare, ripeto, una civile convivenza su scala mondiale, dove le radici della pace e del vero progresso sociale, morale, scientifico, religioso troverebbero certamente la loro linfa vitale, trasformando così la nostra società dello scontro nella civiltà del dialogo e della tanto anelata fratellanza, partendo dal principio che ogni individuo è portatore di diritti e di libertà inalienabili indipendentemente dalla sua razza, sesso, colore, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, censo e nascita ".
Mi alzai e le feci un inchino,segno di tutta la mia devozione. Poi, baciandole la mano, aggiunsi che, se l'avesse ancora gradito, volentieri sarei tornato da lei per ascoltare le sue dissertazioni su altri argomenti.Col sorriso sulle labbra e con la luce dell'intelligenza negli occhi accolse il mio desiderio e, porgendomi di nuovo la sua mano vellutata, mi rispose: " Sarò qui ad attenderti, amico mio. Di te ho stima, perchè, mentre io parlo, ascolti e le tue risposte pertinenti sono sempre impregnate di tanto anelito d'amore verso il prossimo. A presto, mio gradito amico ".
Così mi congedai felice, ma anche un po' turbato.
Gino Ragusa Di Romano 6 dicembre 2000 ore 17.30
Tratto dal mio libro “ ACCENTI D'AMORE E DI SDEGNO “ – Pellegrini Editore – Cosenza 2004
Questo testo viene da me letto su Youtube.
DIALOGO TRA ME E SOFIA testo di Gino Ragusa Di Romano