Li chiamavamo “Le tre Fontane” perché li avevamo sorpresi nel piccolo supermarket della cittadina balneare in cui trascorrevamo le vacanze a chiedere con insistenza l’acqua minerale “Le tre fontane”, che veniva servita al ristorante dell’albergo e che era particolarmente diuretica.
Erano tedeschi, fratello, sorella e cognata, di età piuttosto avanzata. “Fontanone”, il fratello, era un uomo alto e magro, dal piglio militaresco; pure la sorella, “Fontainebleau”, era alta, con aspetto imponente e modi teatrali; la moglie di “Fontanone”, “Fontanella”, era invece un donnino dimesso, dalle prevedibili casacchette a quadri.
In spiaggia, rimanevano l’intera mattinata sotto l’ombrellone, vestiti di tutto punto, a leggere e a dormicchiare. Si svestivano solo per il bagno in mare, allo scoccare del mezzogiorno.
Col passare dei giorni, avevano stretto amicizia con i loro vicini di ombrellone, una placida coppia teutonica, moglie robusta tutta d’un pezzo, marito mingherlino chiaramente sottomesso, “Biscottona” e “Biscottino”.
Un giorno, un giovane bagnino si era fermato davanti alle loro sdraio per detergersi un istante il sudore e, evidentemente ritenendo che masticassero un po’ d’italiano, aveva preso a lamentarsi del suo duro lavoro: “Eh, comincio alle cinque del mattino… Ho quattro spiagge da pulire… Tutte queste conchiglie…”
I tedeschi, totalmente all’oscuro di quanto stava loro dicendo, ma dai suoi gesti intuendolo vagamente, si erano limitati a qualche “Ja… ja…” e a qualche incerto cenno del capo. Finché Biscottona, evidentemente la più perspicace, non era intervenuta traducendo con piglio: “Funf Uhr… Vier Strande!”
“Ah! Funf Uhr! Vier Strande!” Coro generale, accompagnato questa volta da energici cenni di assenso e comprensiva partecipazione.
Con Biscottino che ammiccava sorridendo alla moglie, palesemente orgoglioso della prova d’acutezza della sua prosperosa metà.
LE TRE FONTANE testo di Maria Teresa