Era patriarcato
Nel principio fu il nome del
padre,
una voce che scolpiva il
tempo
tra mura di legge e silenzio,
dove il potere aveva,
la maschera dell’ordine.
L’aria era divisa in gerarchie:
la mano che decide
chi parla, chi ama, chi lotta,
chi tace e chi porta il peso
del mondo senza mai poterlo
cambiare.
Ha dato forma a città e
costumi,
ha protetto, si, ma con gabbie
dorate,
ha costruito ponti su fiumi
senz’acqua,
ha chiamato “virtù” la rinuncia.
Ma sotto il marmo delle
tradizioni
cresceva il muschio del
dubbio,
il canto sommesso delle
madri,
dei figli che non volevano
ereditare,
la guerra travestita da
famiglia.
Il patriarcato è un sogno che
si è fatto legge,
un incantesimo che ha
dimenticato il cuore.
Ha pregi? Forse la stabilità,
ma a quale prezzo, e per chi?
I suoi difetti sono ombre
lunghe:
la paura del diverso,
la violenza che si chiama
disciplina,
la libertà negata in nome
dell’ordine.
Eppure, qualcosa si muove.
Nel crepuscolo del dominio,
si alza un vento di voci nuove,
che non chiedono vendetta,
ma verità.
Il patriarcato non è un
nemico,
è un racconto antico da
riscrivere,
con mani che sanno
accogliere
e occhi che sanno vedere
oltre il trono,
oltre il nome,
oltre il padre.
Era patriarcato testo di MauroZani