Il campanello

scritto da Thomas K. Monty
Scritto 6 giorni fa • Pubblicato 5 giorni fa • Revisionato 5 giorni fa
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Autore del testo Thomas K. Monty

Testo: Il campanello
di Thomas K. Monty

Era notte fonda quando il trillo del campanello scosse la quiete di casa Tommasi. L'agitazione si propagò nell'abitazione come una malattia che attecchisce su un corpo. Il signor Tommasi scattò come una molla, premette l'interruttore dell'abat-jour sul comodino e sedette immobile al centro del letto.

La signora Tommasi, all'inaspettato strepitìo che lacerò il sonno, cacciò un urlo di spavento, rimanendo poi sdraiata accanto al marito con le coperte tirate sul capo, mugolando come un animale ferito. Fuori, nel mondo addormentato, tutto taceva.

"Sono le tre di notte. Chi cavolo sarà a quest'ora? Cosa diavolo sarà successo?" Il tono dell'uomo era allarmato; i battiti accelerati del cuore si ripercuotevano alla bocca dello stomaco. Il silenzio della casa era palpabile: lo si poteva percepire ascoltando il ticchettio dell'orologio proveniente dal salone, il ronzio del frigorifero in cucina, lo scricchiolio del legno dei mobili che si contraeva (o si espandeva?) appena udibile dalla camera da letto. Tutto indugiava in prospettiva di un evento importante.

Giù in strada, tutto era deserto; fuori dalla finestra solo la notte e l'oscurità che porta con sé. Le nere facciate dei palazzi si cullavano in sogni proibiti che si disfacevano ai primi albori. Il signor Tommasi infilò le pantofole; avvertiva le gambe mollicce, come se potessero sciogliersi da un momento all'altro facendolo rovinare sulle fredde piastrelle. Raccolse tutto il coraggio che si può trovare in uno stato di panico e si alzò dal letto. Con passo incerto stava per addentrarsi nel buio del corridoio, quando fu fermato dalla voce allarmata della moglie.

"FERMO. Non a-andare, ti prego."

Il marito, con il volto pallido e un lieve tremore alle mani, rimase fermo, dubbioso, a osservare il letto, come se non riuscisse a capire se fosse la moglie a parlare da sotto l'intrico di lenzuola o un'estranea intrufolatasi accanto a lui con l'inganno.

"Ma... perché mai non dovrei andare? Se bussano a quest'ora sarà di sicuro successo qualcosa, un'emergenza senz'altro. Perché non dovrei andarci?"

Una voce piccola piccola uscì dalla tremula massa aggrovigliata delle coperte: "Perché ho paura". Rispose la moglie, sempre senza tirare la testa fuori da quell'asfissiante sudario.

"Paura? Paura di chi?"

Un attimo di silenzio. In lontananza, un agghiacciante bubolare di allocco.

"Della morte." La voce della donna si ridusse a un flebile sussurro. Il marito rimase interdetto da quella strana risposta. Deglutì a vuoto: lo disturbava non poter vedere il volto della moglie, non poter condividere un'angoscia irrazionale guardandosi negli occhi. Un'idea assurda accarezzò lieve il suo cervello: e se quella voce che veniva da sotto le coperte non fosse della moglie? Se al di sotto di quell'intrico ci fosse un'altra... donna?

Brividi di terrore gli fecero rizzare i peli del collo. Intanto quella figura rimaneva immobile, invariata, cementata nel garbuglio di cotone. Il campanello scosse di nuovo il silenzio. L'intera casa sembrò palpitare di un'ignota attesa.

"TI PREGO, NON ANDARE!" La voce divenne un grido acuto, smorzato da un'inspiegabile paura.

Il signor Tommasi, il corpo velato da un lieve strato di sudore e nel contempo percosso da gelidi fremiti, guardò attentamente la figura da cui proveniva quella voce che quasi non riconosceva; scrutò per lunghi secondi il corpo della moglie nascosto alla vista. Ma poi, si ritrovò a riflettere: era davvero sua moglie?

"C-cosa? Ma... perché dici queste cose, queste assurdità? Come può essere la..." La frase rimase sospesa nell'aria come grigia cenere dopo un incendio.

"È la morte, ti dico. Lo sento. Lo sento proprio qui, nelle viscere, e qui, nel selvaggio galoppare del mio cuore." La sagoma della donna, anche nel pronunciare queste parole, non si mosse di un centimetro. Semplicemente giaceva lì, marmorea, una figura umana appena abbozzata al di sotto del groviglio, con le mani poste all'altezza del petto.

Il legno della porta iniziò a tremare nella propria intelaiatura, come se qualcuno all'esterno — una forza maligna — volesse entrare a ogni costo. Al di sotto della coltre arrivò un grido di puro terrore: "Signore mio aiutami, non voglio morire, non voglio... morire". La voce della donna si spense in un sussurro.

Il signor Tommasi guardò verso l'oscurità, udendo il legno della porta che crepitava sotto i colpi di qualcuno, o qualcosa. Sembrava quasi che il battente respirasse di vita propria, pressando nell'intelaiatura verso l'interno, dilatandosi come un grosso ventre per poi ritrarsi simile a un malato respiro. Un macabro mantice soffiante sofferenza.

L'uomo scrutò prima il buio, ascoltando il turbamento che ne conseguiva, poi i suoi occhi si posarono sulla fissità dell'ammasso informe sotto le lenzuola, che adesso taceva; taceva in un insopportabile silenzio, come avvinto da una paura ineluttabile. L'uomo rimase lì fermo, il pigiama appiccicato alla pelle bianca, la gola secca e le tempie che pulsavano al ritmo sfrenato del cuore. 

Schegge di legno esplosero nel buio del corridoio, la porta crollava sotto l'incessante peso dell'ignoto.

L'involucro sul letto sembrò cullarsi nella propria solenne staticità.

L'uomo rimase tremante e silenzioso al centro della stanza.

Sospeso tra l'agitazione della vita e l'immobilità della morte.

Il campanello testo di Thomas K. Monty
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