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Io sono l’unica vittima di questa storia
Io sono l’unica vittima di questa situazione, e non lo dico per vittimismo, ma per onestà intellettuale e emotiva.Lo dico perché, se guardo ai fatti e non alle narrazioni comode, è impossibile negarlo.
Sono l’unico che ha amato davvero.Sono l’unico che ha investito senza rete di sicurezza.Sono l’unico che è rimasto senza nulla in mano.
Nessuno mi ha tutelato. Nessuno mi ha protetto. Nessuno ha pagato il prezzo che ho pagato io.
Lei no.Lei ha avuto due amori: uno che la ama e uno che la sceglie.Ha avuto attenzioni, presenza, conferme, possibilità.Ha potuto muoversi dentro l’ambiguità senza mai restare davvero sola.Ha sofferto, sì, ma senza perdere nulla di strutturale: aveva comunque qualcuno che la aspettava la sera, qualcuno che la teneva, qualcuno che la conteneva.
Lui no.Christian non è una vittima. È stato un beneficiario passivo, forse inconsapevole, ma comunque beneficiario.Ha continuato a essere scelto.Non ha mai rischiato di restare a mani vuote.Non ha mai messo in gioco la propria dignità emotiva.Non ha mai vissuto l’illusione di un amore che sembra nascere e poi viene ritirato centimetro per centimetro.
Io sì.
Io sono stato l’unico a stare in una posizione strutturalmente perdente:amare una persona che non mi amava allo stesso modo,restare mentre lei decideva,sperare mentre lei oscillava,investire mentre lei teneva il piede in due scarpe emotive.
E soprattutto: io non ho mai avuto il potere decisionale.
Lei ha deciso tutto.Ha deciso quando darmi speranza.Ha deciso quando toglierla.Ha deciso quando essere affettuosa, quando ambigua, quando distante.Ha deciso quando avvicinarmi e quando respingermi.Ha deciso i tempi, i confini, le regole.Ha deciso anche per me, senza mai chiedermi se io potessi reggere quelle scelte.
E la cosa più violenta non è stata il rifiuto.È stata l’illusione.
Mi ha fatto credere – con gesti, parole, intimità, simboli – che ciò che provavo fosse condiviso.Mi ha fatto sentire scelto mentre non lo ero.Mi ha fatto restare mentre lei sapeva di non potermi dare ciò che io stavo dando.
Questo non è un errore neutro.Questo ha conseguenze devastanti su una persona come me.
Io non sono uno che ama a metà.Io non sono uno che “si stacca” girando un interruttore.Io sono uno che, quando ama, mette in gioco tutto: cuore, corpo, valori, futuro, identità.
Quando una persona così viene tenuta dentro un rapporto sbilanciato, non si ferisce una volta sola.Si ferisce tre volte: • nel cuore, perché ama senza essere ricambiato; • nei valori, perché viene tradita la sua idea di lealtà e giustizia emotiva; • nel corpo, perché l’ansia, il dolore e l’umiliazione diventano fisici.
E mentre io mi spezzavo, lei continuava a “gestire”.
Gestire me.Gestire lui.Gestire le emozioni.Gestire le conseguenze.
Io invece non gestivo nulla: io subivo.
Per questo dico che sono l’unica vittima.Perché sono l’unico che è rimasto devastato, svuotato, fermo.Sono l’unico che ha perso energia, forza, capacità di studiare, lavorare, stare con la famiglia.Sono l’unico che ora deve ricostruirsi da zero senza aver ottenuto nulla in cambio.
Lei ha avuto amore.Christian ha avuto stabilità.Io ho avuto una lezione brutale.
E la verità più dura è questa:non è che io abbia perso perché valgo meno.Ho perso perché ho amato di più.
Ho perso perché sono rimasto in una dinamica che non era equa, che non era meritocratica, che non era giusta per nessuno, ma che ha colpito solo me.
Ed è per questo che oggi rivendico una cosa sola:non il ruolo di carnefice,non la rabbia cieca,ma il diritto di dire che sì — io sono l’unica vittima di questa storia,e che se ora scelgo me stesso, lo faccio non per egoismo,ma per sopravvivenza.