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Si erano conosciuti a Belle Arti.
Lui era di un bello da togliere il respiro, un Jim Morrison dai capelli biondi con la passione per la scultura e le belle ragazze, e lei? Lei era una bella ragazza, una Brigitte Bardot ma ristretta, bassina, con un sedere parlante e un musetto imbronciato che incantava.
Avevano dei difetti, erano giovani e si credevano invincibili e maledetti e forse avevano ragione.
Lei aveva un tratto di spirito indomabile, una follia che la rendeva esuberante e stravagante, con i suoi cappottini sgargianti di colori psichedelici. Fra le sue compagne di corso non c'era nessuna che riuscisse a tenere testa al professore di arte o a quella di restauro come lei, e quando s'incaponiva, organizzava dei veri comizi sulla pace, il Vietnam, il comunismo e Marinetti e Boccioni e anche su quello stupido gioco che impazzava il clic-clac e lei, fatta così, avrebbe potuto trascinare folle.
Lui, invece, se ne fregava altamente, era tutto così maledettamente noioso, lui era sempre così stanco 'di quel popolo bue', faceva finta di adorare l'inconsistenza e guardava con superiorità 'la gentucola' con la sua perenne sigaretta fra i denti e lo sguardo sognante.
Fu quello sguardo a innamorare Brigitte.
Jim aveva un costante bisogno di soldi e si era messo a fare il modello, si era fatto degli estimatori che applaudivano quando ogni tanto se ne usciva con le sue battute di spirito decandente, alla fine delle sedute artistiche e ci stava bene, nudo come un verme scolpito, a posare senza ritegno. Talmente bene, che qualcun altro s'innamorò di quel verme.
Ma l'amore, in questa storia, ha dei nemici.
Di quell’attimo e di quel fatto, Brigitte ricordava l’odore. Sono gli odori che ti entrano dentro e non ti abbandonano.
Loro restano con te e ti marciscono qualcosa dentro. Era la sua condizione che li faceva esaltare. Non sopportava quell’odore, era un odore di rancido. Appestava tutto. La piccola cucina era talmente madida di quell’odore che, anche solo restarci dentro, in piedi, per poco tempo, quell'odore, se lo sarebbe trascinato con sé, per sempre. Ne aveva la nausea.
Non aveva avuto una traiettoria precisa, la bottiglia l’aveva sfiorata, Jim l'aveva scagliata a mezz’aria, era stata lanciata con forza, ma aveva perso d’intensità, sfiorando uno spigolo e si era frantumata cadendo in pezzi sul pavimento, a un soffio da lei.
Il fracasso dei vetri rotti, aveva attutito il suo urlo. Poi il silenzio.
Perché si affannava tanto? Era finita, era tutto finito.
Lei gli aveva dato, poteva dire? Poteva gridarlo: tutto. Lei lo aveva amato, scusato e pregato.
Non riusciva a farsi ascoltare, la sua voce era più debole, fioca, senza importanza, in confronto a quello che dicevano quelli. Sì, quelli. Lui li definiva: amici. I suoi amici. Carogne. Avanzi di galera, giovani smidollati, artisti per strada, on the road. Quella era una strada senz'anima, che lei conosceva bene, balordi presuntuosi, arroganti e deboli, finiti a fare piccoli furti, ovunque, a bordo degli autobus verdi che passavano in quelle strade di periferia a gente misera che andava al lavoro, e loro, strafottenti, come si credevano!A fregargli il portafoglio, con tecniche collaudate, con una velocità provata e riprovata nei pomeriggi di noia battente e depravata, in postacci impervi di una città che sapeva nascondere bene le sue prede.
Poi saltavano giù, alla fermata. Subito, quella successiva. Stessa modalità sui treni, a volte, non c’era molto da prendere, ma anche pochi spiccioli servivano tutti. Se li spartivano veloci. 'Mille lire a te. Il resto è per me, perché l’ho visto prima io'.
Jim arrivava a farsi diecimila lire, se era una giornata buona e tutto si svolgeva nei vicoli più scuri, all’ombra di qualche cassonetto, dove gettavano documenti e portafogli per intascarsi quei denari. Andavano avanti così, fino, a quando poi, Fede, quella feccia, con quel nome, di cui andava fiero, la fede di un bastardo dal corpo esile, con un parka largo e sgualcito che gli dava quell'aria da artista rosso, arrivava come uno spettro atteso, con il suo ghigno, come se fosse l’ apparizione di un mito del rock e loro tutt'intorno ad adularlo e lui a sfotterli, poi ad ammansirli e a guidarli come un boss holliwoodiano e infine rifornirli.
Cagnetti che aspettavano l'osso, con altri tre, del suo stesso pelo, che gli facevano da spalla, perché solo, era un vile avanzo di umanità sdendata. Jim lo adorava ed era il primo a farsi e a bruciarsi soldi e cervello, per lui.
I soldi sparivano inghiottiti da quel bisogno urgente, malefico, da quella forza viziosa che lei, da sola, Brigitte, tentava di arginare, di combattere e di estirpargli dalle viscere, con tutta se stessa. Lui non si accorgeva di quanta ragione avesse lei, e lei un paradosso dipendente, di quanta ragione di vita stesse perdendo.
Jim, non contento, mai soddisfatto, alla ricerca, diceva, di uno ‘sballo aumentato’, si circondava di altre sostanze, di cui lei non sapeva granché, ma ne viveva gli effetti, pasticche dicevano, solo pasticche, allucinogeni che lo stordivano in quei mondi dove si rifugiava e non si trovava più. A cercarlo, poi c'era solo lei.
Non erano certo le pastiglie, quelle dai mille colori, chiuse in grandi barattoli di vetro di quell’unica drogheria di paese di quando erano piccoli. Lo aveva scoperto mendicare ricette di quelle mentine alla sua vecchia. All’inizio con frasi gentili, pietose, emozionate: ‘Per favore, ti chiedo un piccolo favore, tu che lo conosci il dottore...vero? Da tanto lo conosci! A te dà retta, lo so' e piegando la testa di lato la guardava dal basso con un senso di devozione e continuava: 'Ti fai scrivere il soindol, ti prego!’ e poi s’infastidiva al ‘no’ secco della vecchia.
La vecchia era di una pasta abrasiva e , e lui, malfermo sulle gambe, la colpiva, sferrando colpi che non andavano a segno, lei si trasformava da donna vecchia e piegata dagli anni in un piccola furia e, incurante del pericolo, anche la sua voce raspava, alta, invettive che si sentivano lungo le scale, attraversavano i ballatoi e entravano nelle case dei vicini della signora Franca: ‘Che starà succedendo? Che dolore, poveretta, con quel nipote disgraziato!’, Hai visto la moglie? La pancia comincia a notarsi. Quanto è graziosa quella ragazza! Che facciamo chiamiamo i carabinieri? Che problema, povera Signora Franca! Non vorrei essere nei suoi panni!'
I carabinieri non li chiamavano mai.
Un giorno e i giorni a venire, mentre biascicava frasi sconnesse e camminava come uno zombie, un vero zombie sbilenco, lei lo raccattava ansimante. Lo convinceva a rientrare. Poteva abbracciarlo e trascinarlo sino a casa con quella falsa e dolce remissività a quella vita insensata. In quella casa, che era ancora la loro casa, forse solo perché lei si sforzava di lavorare, di pagare l’affitto e di comprare qualcosa da mangiare, un poco da mangiare, in quella cucina che sapeva di rancido.
Qualchevolta, un piatto di pasta al pesto e quando c'erano le fragole e lui ci versava sopra il vino, allora, era una festa. Lui mangiava solo quando gli andava, raramente e, a tratti, in modo vorace, ossessionato da spettri di appetito diverso che vedeva solo lui.
E gli spettri aumentavano, raddoppiavano.
Un giorno arrivò all’ufficio, sapeva che non doveva presentarsi lì, in quello stato, sapeva che a lei sarebbe saltato quel lavoro, e con quello, i soldi, l’affitto, le fragole e che non avrebbe dovuto. Invece, attaccato dagli spettri, si era seduto sugli scalini dell’ingresso e come un bambino piccolo, si era messo a piangere. Piangeva a dirotto e gridava il suo nome.
Lei come una molla usciva, si precipitava fuori a raccoglierlo farneticante. Lui agile, con l'istinto di un avvoltoio, appena la vedeva, diventava all’improvviso lucido, con quel fare appiccicoso, viscido con la bocca impastata e suadente: ‘Mi puoi prestare…’ E chiedeva soldi, con gli occhi che non la vedevano: ‘Scusami lo so, lo so. Non dovevo venire qui…Ma ascolta, mi puoi dare...Prestare, prestare..’ Si correggeva sempre, nei suoi discorsi, come a scusarsi. Questo bastava, solo questo, bastava a impietosirla, a mescolare l’affetto alla compassione, la pena, all’attaccamento protettivo di quell’amore, che stava diventando un carnefice.
‘C’è tuo marito fuori!’ C’era sempre Adele sbrigativa, pronta ad avvertirla, sottovoce, con la paura che le si leggeva negli occhi e lei che la ringraziava con lo stesso sguardo di paura, con la morsa nello stomaco del non sapere cosa sarebbe accaduto di lì a pochi attimi, perché gli spettri erano imprevedibili, se avessero preso il sopravvento. Anche l’imbarazzo, la vergogna, a raccontare una bugia forzata per uscire dall'ufficio e andare a calmarlo. ‘Esco un attimo, vado in farmacia, torno subito’.
Un giorno, Adele l’aveva presa da parte: ‘Guarda che i capi si stanno stufando, un giorno ti chiamano i carabinieri, lo impacchettano e lo portano via.’ Lei l’aveva guardata con occhi vacui e aveva annuito. Lo sapeva che prima o poi finiva male.
Ma non credeva al male, non credeva che lei avrebbe potuto soccombere a quel male.
Lei poteva fare qualcosa, aveva fatto tanto per tenerlo fuori, fuori dai guai veri, dalla prigione, dal perderlo per sempre, come se perderlo fosse stata una sua sconfitta, un problema irrisolto, una colpa che avrebbe gravato sempre sulle sue spalle e il suo bambino?
Come avrebbe potuto vivere senza avere un padre? Anche se un padre fantoccio, uno zombie... Era pur sempre un padre!
Brigitte in bilico, con il suo pancione, si faceva domande, si contorceva a trovare delle risposte soddisfacenti, si ritrovava a parlare a voce alta. Fu così che decise. Doveva affrontarli, quelli che lui credeva amici, avrebbe dovuto andare a cercarli e minacciarli. Era così che andava, cercando dei motivi, delle ragioni a cui aggrapparsi per allontanarli e restare in piedi, doveva trovare il modo, inchiodarli per non fargli vendere quella merda.
Una sera che pioveva, una sera di pioggia battente, che non ti faceva vedere neppure i contorni delle cose. una delle tante che accadevano in quella città che lavava tutto, ripuliva, in quel modo, raggiunse la piazza. La grande piazza, quella centrale, dove il posto lo conoscevano tutti. Si sapeva che bazzicavano quella zona, tutti lo sapevano, anche i poliziotti, i vigili, tutti quanti sapevano che erano lì.
Era insensato. Lo era, presentarsi da sola a quel crocchio di piccoli delinquenti, spacciatori con la sua pancia che si faceva bella di otto mesi.
Ma Brigitte sentiva che doveva farlo, in bilico, per darsi una possibilità, per non lasciare nulla d’intentato.
‘Guarda chi c'è! L’angelo custode! Vuoi partire anche tu? Ti offriamo un bel viaggio gratuito, bella! Tutta la famigliola!’
‘Non vi avvicinate mai più, non lo cercate, non fatevi più vedere intorno a casa mia!’ Lo aveva digrignato fra i denti e glielo aveva sputato addosso, indomabile.
'Ma tesoro! Devi capire... E' lui che viene a cercarmi...Mi ama!' Fede parlava e si levò una risata, fra quei balordi.
‘Vi denuncio, alla prima che fate, vi denuncio, tutti. Anche lui denuncio!' e teneva testa.
Un silenzio gelato sembrò avvolgere quelle parole. Si erano spostati in blocco, Fede e gli altri tre babbuini.
Avevano abbandonato la colonna dove restavano appesi a controllare il traffico di potenziali clienti e le andavano incontro.
'Perché cosa ci fai, bambolina? Diccelo che abbiamo tanta paura... Mandi a crepare in prigione anche il paparino?'
Le sghignazzate erano terribili, come terribile era quel venire addosso, in formazione compatta, aggressiva.
'Attenta bambolina con la sorpresa, è lui che viene a cercarci, lui, il mio amore!'
'Non ti sognare di entrare in casa mia!...Non ti azzardare a girargi intorno..Brutto viscido pezzo di merda...!'
Fu lì, fu soltanto lì, che lei perse l'equilibrio, ma la bambina si salvò.
- 2-
Mary Read