Terra di Basilicata

scritto da Oilè
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Autore del testo Oilè

Testo: Terra di Basilicata
di Oilè

Agro lucano,
che splendi da lontano
bruciato dalle stoppie di campagna,
chi ti ha dato la magagna
che mi prende sulle sabbie
delle spiagge arroventate tue
sotto il sole cocente delle due?
Meno male che a dicembre
vengo sopra per quel passo alla Sellata
dove i pini quasi sempre
son coperti dalla neve.
Seccata
è la fronda all'alberello
che sull'ombra del paesello
stanca appare al viaggiatore.
E stanchi
sono forse i tuoi calanchi?
Sorridi
agli abitanti attivi
che ti portano in giro per il mondo.
Fecondo
è il nome tuo nel tempo
che intorno
richiama il tuo ritorno.
Pronto,
viaggio per i campi di Matera
che tra colline in erba nella sera
son certo bassi rispetto al fertile vulcano
che fece gran baccano
e che Vulture chiamarono gli antichi.
Eppure ridente è Maratea nell'altra costa
che il Tirreno fresca accosta.
E lo Ionio?
Gli risponde a Metaponto
come a tante rocce e insenature
leggeri paion gli ionici arenili tra pianure.
E grande, grande
è quel versante di Basilicata
del monte tuo Pollino
che insieme ai pioppi del Sirino
sovente più alto tocca il cielo.
Vero,
è strano il tuo mistero
e le montagne del silenzio
chiedono tranquille un vivo assenso,
dare parte del tuo tempo
e contemplare
boschi e scogli e acque d’alto mare.
Fuori è presto fresca l’aria
e pura e bianca
come le case di Pisticci
che sorgono
tra due neri tralicci
della luce di confine.
Palatine
sono le tavole più antiche
che a Metaponto si danno alle tue mani:
costruite dai romani
in gran fermento
spinsero questi anche a Grumento
e fecero case di memoria
che spesso ammiri
come anche a Herakleia e alla vecchia Siri,
e sembrano parlare più del tempo
dei greci, che pure in quel momento
ti scelsero tra tante nei loro anni in fiore.
Le ore
passano lente
ma passa anche la storia millenaria
che lascia un certo odor di gloria
nell’aria
e che a Bernalda e a Valsinni
e Policoro castelli quieti
lasciò
sì come dei poeti
sembri il tempio
e nelle rime lor compari bella,
come già cantò Isabella
nel tardo Medioevo.
Credevo
di saperti tutta
e invece nuova compari alla mia mente,
sempre nuova nel passato e nel presente.
Terra di Basilicata testo di Oilè
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