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Giovane donna
sei diventata adulta troppo presto.
Lo hanno deciso quelle deflagrazioni funeste.
Bombe le chiamano, le chiamano così quelli che le contano.
E invece Devastazione è il loro nome.
Le contano per fare quadrare i conti, conti senza anima.
Conti di chi conta fra loro, fra loro che non sembrano noi da nessuna prospettiva.
Numeri che si avvolgono e si arrotolano, costretti da elastici freddi e muti, come i corpi tra nastro e lenzuola, come rotoli di dollari puzzolenti.
Costretti dalla mancanza di anima, dal freddo di chi la morte la porta dentro.
Ecco la tua maturità, per questo sei dovuta crescere in fretta, per inghiottire la polvere fredda di quelle onde d'urto, anti-vita, deflagranti.
Asciughi le tue lacrime senza singhiozzi, mai viste tante lacrime senza l'ombra di un brivido, di un attimo di incoscienza.
Cuore isolato a colpi di ingiustizia.
Le rimanderai giù tra la speranza e la voglia di morire, ad ogni costo pur di vedere finire quel dolore che si sparge, deflagrante.
Dei tuoi occhi si vedono solo le lacrime, anche al buio, nelle oscurità di quei tunnel scavati a forza di unghie consumate pur di sopravvivere.
E per che altro sennò?
Chi scava per vite intere se non per fuggire, per rinascere?
Le tue lacrime siano le lacrime di tutti, l'acqua che mancate, il sale che non ricordate, il mondo che avete perso, siano tutto quello che vi manca.
E che ogni lacrima sia esponente di rinascita e di rivincita.
Che siano l'acqua e il seme insieme, che siano l'oceano per il viaggio e la terra per la salvezza.
Mentre il mondo cerca di capire e il tuo popolo alla fame muore di arsura,
A te non resta altro che versare le tue impotenti, insaziabili lacrime.