Sulla conversazione

scritto da Antonio Terracciano
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Autore del testo Antonio Terracciano

Testo: Sulla conversazione
di Antonio Terracciano

Quanto era bella la "Tribuna politica" degli anni Sessanta, quando ero ragazzo! Un moderatore contava i minuti come un orologio svizzero, e quando un uomo politico aveva finito il tempo a sua disposizione doveva obbligatoriamente cedere la parola al suo avversario, per la replica, quasi sempre pacata ed elegante.
Ora, nei cosiddetti "talk show" , si rappresenta il caos, con parecchi politici (particolarmente di centro-destra, per dire la verità) che da almeno vent'anni non lasciano parlare l'avversario, interrompendolo continuamente per recitare spesso lo stesso ritornello sovente avulso dal contesto, e che, quando finalmente viene loro tolta la parola, non fanno altro che boccacce, sorrisetti ironici e scuotimenti di testa anche se il "nemico" sta dicendo qualcosa di inoppugnabile. (Antonio Albanese, con la sua simpatica bravura, nel film "Qualunquemente" ha ben ridicolizzato questi uomini politici, mediante il personaggio di un malavitoso calabrese ossessionato dal "pilu" che, reduce da una lunga latitanza, si fa eleggere sindaco del suo paese con vari trucchi - che tutti noi Italiani ben conosciamo nella realtà! - , consigliato da un impresentabile "mago" delle pubbliche relazioni. )
Anche nelle conversazioni private, ormai, non si riesce più a parlare decorosamente, e si vuole primeggiare sull' "amico" (cosa del resto comprensibile) usando mezzi scorretti, non stando a sentire le sue ragioni e portando avanti solo le proprie. ( "Internet" , poi, ha fatto il resto: non è raro trovare, perfino in siti letterari, osservazioni e commenti inadeguati, quando non veri e propri insulti. )
Eppure l'Italia, con "Il libro del Cortegiano" di Baldesar Castiglione, "Il Galateo" di Giovanni Della Casa, "La Civil conversazione" di Stefano Guazzo, nel Cinquecento faceva scuola a proposito di questo argomento, e veniva imitata da letterati inglesi, tedeschi, spagnoli o francesi come, nel Seicento, La Rochefoucauld.
In alcune delle sue massime ( "Maximes" ) il grande moralista francese si occupò della conversazione. Ne voglio riportare due, la 139 e la 142. La prima è: " (...) Bien écouter et bien répondre est une des plus grandes perfections qu'on puisse avoir dans la conversation" ( "Ascoltare bene e rispondere bene è una delle più grandi perfezioni che si possano avere in conversazione" ) . E la seconda recita: "Comme c'est le caractère des grands esprits de faire entendre en peu de paroles beaucoup de choses, les petits esprits au contraire ont le don de beaucoup parler, et de ne rien dire" ( "Come il carattere dei grandi spiriti consiste nel far capire con poche parole molte cose, al contrario gli spiriti meschini hanno il dono di parlare molto e non dire niente" ) .
Purtroppo, duecento anni fa la situazione in Italia si era già deteriorata, se Giacomo Leopardi, nel "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani" , scriveva che (cito Peter Burke, "L'arte della conversazione" , ed. "Il Mulino" , Bologna, 1977, pag. 28) " 'gli italiani non prestano attenzione alla conversazione' . Questa affermazione, volutamente provocatoria, non significa naturalmente che agli italiani non piaccia parlare. Essa, al contrario, è una critica a un genere di conversazione prepotentemente competitiva, tipica dei tempi del poeta - 'non altra che una continua guerra senza tregua' - e nel contempo un appello a un maggiore rispetto per gli altri interlocutori. "
Mi auguro che l'auspicata rinascita civile e morale dell'Italia possa passare anche attraverso una conversazione più regolata e cortese.
Sulla conversazione testo di Antonio Terracciano
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