una riflessione
- Nota dell'autore Cecilia Torcigliani
Testo: Le sere d'estate di Cecilia Torcigliani
La fine dell’inverno è sempre stata per me la medicina a tutti i mali accumulati durante la stagione fredda, un sospiro di sollievo che lascia passare davanti a sé la realtà soffocante di un lasso di tempo interminabile, scandito da angosce e solitudini senza via d’uscita. Eppure, per la prima volta, le sere di primavera sono forse più opprimenti di quelle passate a studiare, nel tepore asfissiante di una camera protetta dal gelo invernale. Le sere si caricano di un’atmosfera di nuova libertà, tutto è avvolto da una nuova aria, tiepida e spensierata, nelle sere di aprile. Eppure dal balcone vedo fuggire davanti ai miei occhi le occasioni della mia giovinezza, sento sulla pelle il tepore della primavera, sprecato su un corpo che non può far altro che osservare la vita che passa più velocemente di quanto abbia mai fatto. Eppure non ero io colei che credeva nei miracoli dell’estate? Non ero io colei che cantava la bellezza del buio delle sere estive, affievolito dai tramonti che nei fatti non arrivano mai nelle notti d’estate? Sere passate a sognare la libertà e con i pensieri immersi nella debole luce che ancora il sole proietta sulle colline. Nessuno mi ridarà indietro tutto ciò che ora cerco di catturare con lo sguardo, con la sete di vita delle sere estive, che ora sembrano ai miei occhi una tremenda tortura per lo spirito. Un'irrefrenabile voglia di aggrapparmi a qualcosa che ho sognato per tutta la vita, che ho vissuto per poco tempo e che ora è di nuovo un antico spettro di gioia.
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