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O tu, che ne li occhi miei facesti schermo
di luce sì sovrana, che ‘l mondo umano
parve men ver, e ‘l ciel più dritto e fermo,
s’alcun già mai lodò di corso insano
che l’anima sua tolse a van desio,
doppio è ‘l mio gaudio, e benedico ‘l vano
dì che ‘l mio sguardo, vòlto al tuo desìo,
sospinse ‘l cor a nova maraviglia,
ove ragion non vale e perde ‘l fio.
Qual oro fino ch’esce di sua spoglia
senza mai tocco d’alma vil materia,
così tua forma al mondo si rinselglia.
Io non so ben se ‘l cor, di tal miseria
miracolato, scampò da suo periglio
o s’arrestò, smarrito in tal magheria.
Ma ben so ch’io, con la virtute e ‘l ciglio
volto a cantar le lodi tue divine,
sarò di Dio lo stil e ‘l santo siglio.
A te, che fosti fiamma ne le brine,
spirto incarnato di bellezza pura,
null’altra mai si specchiò sì ne le crine.