C’era un tempo tanto tempo fa, che potevo sentirti. I tuoi occhi erano facili da leggere sereni luminosi. Guardavano dove volgevo io lo sguardo. I tuoi pensieri s’annodavano ai miei, giocavano, s’avviluppavano in mille acrobazie senza soluzione di continuità. I tuoi fremiti erano i miei, t’accendevano, m’accendevano, m’incendiavano, mi bruciavano. Era bello scoprirsi cenere sparpagliata dal vento della passione, poi materializzarsi di nuovo ogni volta più completo. Correvo con la mente, più veloce della luce verso sogni da conquistare idee da carezzare giorni da succhiare come polpa d’uva.
C’è un tempo adesso di fastidi e insofferenze, di sguardi bassi e diffidenti idee confuse e voli incerti. C’è nebbia sul cammino e passi disarticolati fatiche insopportabili e ferite aperte. E’ difficile parlare pianificare vite spaiate deluse divergenti. Non trovo più i tuoi ricordi nel cassetto segreto: li hai distrutti o gettati relegati nel fondo affogati di astio e crudeltà. Le mie ali ripiegate le spalle curve i sogni spenti gli occhi chiusi e il cuore altrove. C’è adesso un tempo da attraversare solo verso lune nuove o ombre nere.
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