È la descrizione di un luogo, il luogo dove è sito il mio ufficio (ma che ho conosciuto già da studentessa,impegnata in sopralluoghi fantasiosi), ovvero i Quartieri Spagnoli detti qui (nella città di Napoli) semplicemente i “Quartieri”
A ridosso della centralissima ed elegante via Toledo, dove si affollano negozi più o meno raffinati, la stragrande maggioranza degli uffici pubblici, i luoghi più caratteristici e noti di Napoli. Non parliamo di via Chiaia il non plus ultra della sciccheria per vestiario e altro, ma non siamo ai livelli leggermente più bassi del corso Umberto, ovvero il Rettifilo.
Essi sorgono intorno al XVI secolo al fine di accogliere le guarnigioni militari spagnole destinate alla repressione di eventuali rivolte della popolazione napoletana... ma non avvenne così, infatti, già all'epoca divennero un luogo malfamato, dove prostituzione e criminalità la facevano da padrone, nonostante l'emanazione da parte del vicerè di Napoli, Don Pedro di Toledo (da cui il nome della adiacente strada) di alcune apposite leggi tese a debellare il fenomeno.
Classica abitazione dei quartieri è il basso (o’ vascio) dove le abitazioni sono (quelle del piano terra) praticamente con apertura su strada. Dove si scorgono senza alcun ombra di sfumatura o di incertezza la stanza che da sul vico, e la stanza in questione è quasi sempre la cucina. Come non distinguere il tavolo, la macchinetta di caffé, la tv sempre accesa e mai dimenticare la pace dell’anima, ovviamente con un Gesù o una Madonna, e ultime figure votive forti sono San Pio e Papa Giovanni Paolo II, chiunque esso sia è sempre illuminato con candele finte ed elettriche. Dettaglio che si può notare anche ai piani superiori, come la cucina dei bengalesi al secondo piano che è di fronte lo studio, dalla finestra sempre aperta c’è un calderone enorme che fuma come un geyser, perennemente a qualsiasi ora del giorno e quel Gesu’ illuminato su quell’armadio e tu a domandarti…ma che nazionalità saranno?..Sicuro sono bengalesi? Ma sono o non sono Cattolici?
E quando apri la finestra senti quegli odori classici di Napoli (non è puzza ma nemmeno profumo!) di brodo, di cipolla soffritta ( sarà per il ragù napoletano o qualche piatto esotico?), di salsicce e friarielli (ovvero broccoli), l’immancabile smog dei motorini, delle auto, gli strilli (quelli si sentono anche con la finestra chiusa) gente che lavora ai fruttivendoli,ai bar, alle osterie e mini-ristoranti classici dei quartieri. Persone che acquistano, bivaccano, prendono il caffè, lavorano e parlano ai cellulari, i tanti ragazzi dei bar con i loro immancabili vassoi che quando sono pieni fanno slalom tra la folla, ma quando il portavivande è vuoto li vedi puntualmente col telefonino in mano. E tutto si frammischia odori e suoni, giovani e anziani, ombrelli e buste della spesa, aroma di caffè e verdure, motorini e auto, ristoranti e bar. Poi guardi quel cartello, quartiere Montecalvario, non so perché si chiama così, però da un’analisi etimologica della parola.. Monte più Calvario..mi domando.. che per giungere su ad un indefinito Monte si dovevano fare delle penitenze, subire dei supplizi, tollerare un vero e proprio Calvario? Effettivamente la salita non è poca..che sia come la Vita?..Cosa si raggiunge?..A quale destinazione si giunge...?..Si toccherà il cielo nella punta più alta?..
Scorcio di città testo di fire in my mind