Populisti o popolari?

scritto da Demian
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Demian
De
Autore del testo Demian

Testo: Populisti o popolari?
di Demian

“Antipolitici, populisti, qualunquisti!”
Da tanto tempo una certa politica ufficializzata usa queste parole per marchiare altre forze nascenti, intransigenti, che la vorrebbero sovvertire.
Vengono dette e ridette, finchè, a forza di essere ripetute, non restano impresse come inchiostro indelebile.
Quel che importa è dirle e ripeterle fino all'ossessione, ed infatti quasi mai c'è qualcuno che si prende la briga di argomentarle, di cercare di dimostrare con argomenti efficaci la loro sostanziale fondatezza.
Ma a quella politica non interessa dimostrare, e probabilmente non ne sarebbe in grado, ma interessa solo incidere un marchio sulle forze che intende demonizzare, anzi è proprio l'assenza di contro argomenti a spingerla a questa aggressione rivolta, questa si, alla pancia più che alla testa.
Le parole in sé hanno un significato molto vago, se non vengono circoscritte e definite e argomentate.
Qual'è il significato per esempio della parola “populista”?
Per come questa parola viene usata sembrerebbe significasse soltanto “la capacità di ottenere consenso sapendo interpretare sentimenti del popolo”, ma non credo che questo solo fatto basti in sé a giustificare l'uso di questa parola.
Credo si possa parlare di “populismo” solo quando si cerca di irretire i sentimenti popolari in modo del tutto strumentale, come mezzo per ottenere il consenso necessario al soddisfacimento delle proprie ambizioni di potere.
Direi invece “popolare” quel comportamento che, mosso da autenti ideali di giustizia e disinteressato al potere, incontra, quasi con naturalezza, il consenso di vasti strati popolari, cosa che succede facilmente in momenti storici quando l'ingiustizia e l'oppressione si fanno lampanti ed inequivocabili.
Naturalmente in questo periodo è Grillo indicato come il populista per eccellenza; eppure, per quel che si può capire delle motivazioni reali di una persona, il suo comportamento di contestazione verso tante palesi ingiustizie, non sembra mosso da ambizioni personali, ma da un'indignazione su questioni di principio, che catalizza intorno a sé un vasto consenso, di chi, quell'indignazione, colma di ragioni, condivide; per questo il populismo non credo centri niente col farsi interpreti di legittimi sentimenti popolari, quando l'interpretazione è corretta e nulla viene agito in chiave strumentale.
Forse solo in un'occasione Grillo aveva dato un evidente segno di populismo, e questo quando aveva affermato “che non si poteva inserire nel programma l'abolizione del reato di clandestinità, per non perdere milioni di voti”, ma “una rondine non fa primavera” e questo solo segno, se bene interpretato, non può bastare.
Direi che il populismo, nella sua accezione più piena, abbonda proprio in quelle forze che di questa parola si fanno scudo.
Questo mi appare trasparente nell'ex PDL, dove il personalismo è sfacciato e le parole-slogan usate per attrarre il consenso solo uno strumento al servizio di ambizioni personali.
I fatti recenti dimostrano come anche il PD sia solo un agglomerato di personalismi e giochi di potere, ma in questo caso appare un populismo più ambiguo e strisciante e sotterraneo e più difficile da svelare e per questo forse peggiore; una montagna di retorica e luoghi comuni, politicamente corretti, che blandiscono la propria area di riferimento, presunto illuminata, ma dietro cui, sempre più trasparenti, stanno gli stessi personalismi ed ambizioni.

Ma in tutto questo quello che più mi incuriosisce è la ragione per cui certe definizioni perentorie, prive del supporto di qualsiasi ragionamento (anche se forse in gran parte delle cose raramente entra il filtro del ragionamento), sembrano fa così facile presa in vasti strati di persone.
Penso questo derivi da un collettivo, vasto, bisogno di distinzione, una sorta di snobismo, che crea un'emotiva difesa per il timore di poter essere incorporati in simile definizione.
La parola “populista” equivale nel sentimento più o meno a rozzo, ignorante, superficiale, “estremista” (come se per una degenerazione estrema non servisse una indignazione estrema, “a estremi mali, estremi rimedi”, come si dice), a niente di buono insomma.
In linea di massima siamo quasi tutti “popolo”, ma per una ragione o per l'altra, quasi tutti tendono a sentirsi “un po' di più”; soltanto i “disperati”, quelli che si sentono preclusa ogni ambizione ad “un di più”, perdono ogni remora per questo tipo di etichette, non hanno più onori “del di più” da difendere.
Queste etichette sbrigative sono molto efficaci e spesso sono più forti di tutte le più buone ragioni e dimostrazioni, “guai essere confusi con la massa del popolo bue”, salvo poi quasi sempre intrupparsi in altre masse di un altro popolo solo “un po' più bue”.

Populisti o popolari? testo di Demian
0