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Natalia si lascia scivolare a terra, i passi di suo marito che si allontana sono flebili “avrà dimenticato qualche maglia, tornerà presto per riprenderla.” Si lascia avvolgere dalla sua convinzione. Lacrime calde iniziano a scendere una dopo l’altra le incorniciano il viso. Allunga una mano verso la porta bianca, la accarezza “cinque anni fa venimmo a vivere qui, passammo la soglia mentre lui mi teneva in braccio.” I dolci ricordi vengono annegati da lacrime copiose. Le mani si spostano sul viso coprendolo del tutto, il freddo delle piastrelle le attanaglia le budella. Le lacrime non scendo più ma il suo cuore spezzato non le permette di alzarsi. Sul mobiletto si trova la foto del loro matrimonio “quel vestito bianco era bellissimo, anche se l’avevo pagato pochissimo, il suo completo grigio perla lo faceva apparire il più bello del mondo ai miei occhi, aveva la barba fatta accuratamente, dimostrando un decina di anni in meno, il nostro sorriso era così vero.” Le lacrime spingono per uscire ma Natalia si costringe a non cedere, si alza, ogni angolo di quella casa è intriso di ricordi e risate che aleggiano fra le mura. Si dirige in cucina, prende il barattolo del caffè, tira fuori il braccio nero dalla macchinetta, lo riempie accuratamente “amavo il suo caffè, era migliore di quello del bar” rimette il braccio in posizione, accende la macchinetta "vedi amore deve prime raggiungere la temperatura." Nelle sue orecchie risuonano le indicazioni del marito, osserva la lancetta della temperatura che arriva su una parte colorata di verde. “Vedi, ci riesco anche da sola!” infila una tazzina con i cuoricini sotto il flusso della macchinetta. “Gli avevo regalato queste tazzine per poter prendere il caffè insieme… per sempre.” Preme un altro pulsante e un liquido scuro esce coprendo i suoi pensieri con un borbottio famigliare “ci sono riuscita! Posso fare ogni cosa da sola.” Prende la tazzina fra le mani il suo calore la rasserena, beve il caffè conscia che da ora in poi ogni cosa dipenderà dalla sua forza.