L'illusione di Elia

scritto da innuendi
Scritto Ieri • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di innuendi
Autore del testo innuendi
Immagine di innuendi
" A volte si cerca la propria libertà nell'accettazione dell'assurdo."
- Nota dell'autore innuendi

Testo: L'illusione di Elia
di innuendi

Elia si svegliava alle cinque del mattino. Sempre.
Non era disciplina. Era condanna.

La città, fuori, non si accorgeva di lui. Cemento, vetro, finestre spente. Strade che non portavano da nessuna parte, solo in giro. Auto già in fila, facce già accese dagli schermi. Pollici che scorrevano vite altrui come si accarezza un cadavere per essere sicuri che sia freddo.

Quarantacinque anni. Impiegato. Quinto piano.
Un archivio pieno di nomi che non interessano a nessuno. Date, protocolli, firme. Carta che partorisce altra carta. Una riproduzione sterile dell’inutile.

Quella mattina si fermò davanti allo specchio.
Non cercava bellezza. Cercava un segno.
Vide solo un uomo stanco che si reggeva in piedi per abitudine.

Gli tornò in mente un diario. Scritto anni prima. Viaggi. Rivoluzioni. Promesse. Donne.
Lo aveva chiuso in un cassetto come si chiude una bara piccola.

Rasoio alla gola.
«Perché?» disse piano.
La pelle rispose con il silenzio.

Mandò a fanculo il tram. Camminò.

La città lo inghiottì senza accorgersene. Un venditore ambulante gli agitò davanti una scatola colorata.
«Sogni. Dieci euro.»
Elia pagò. Aprì la scatola. Dentro non c’era niente.
Rise. Non per la truffa. Per la precisione.

Entrò in un bar che sapeva di latte bruciato e vino in saldo.
Una donna dai capelli rossi sfogliava il giornale con l’aria di chi aspetta solo cattive notizie.

«Le capita mai di pensare che sia tutto… inutile?» chiese lui.

Lei alzò lo sguardo.
«Io penso al mio caffè. L’inutile viene dopo.»

Nessuna filosofia. Nessuna profondità. Solo sopravvivenza.
E forse era più sana di lui.

Al parco si sedette su una panchina scheggiata. Bambini urlavano senza motivo. Un clochard gli si sedette accanto.

«Cerchi il senso?» disse il vecchio, sputando a terra.
«No.»
«Bravo. Il senso non cerca te.»

Rimasero in silenzio.

Al tramonto Elia arrivò al ponte. Il fiume sotto era scuro, compatto.
Si sporse. Non per morire. Per capire.

Pensò che un salto avrebbe chiuso tutto con un gesto semplice. Lineare.
Poi sentì una cosa più fredda dell’acqua: l’universo non lo stava guardando. Non lo giudicava. Non lo aspettava.

Non c’era un disegno.
Non c’era nemmeno un errore.

Solo cose che accadono.

Appoggiò le mani sulla ringhiera. Respirò.
«Va bene» disse. «Restiamo.»

Un uomo gli passò accanto e, senza motivo, gli infilò in mano un fiore mezzo sfatto.
Un gesto idiota. Senza simboli.

Elia lo guardò.
Per la prima volta quel giorno non provò disprezzo.

Il mattino dopo tornò in ufficio.
Stesse scrivanie. Stesse facce. Stessa aria chiusa.

Compilò i moduli con attenzione. Non per dovere. Per scelta.
I colleghi litigavano per una promozione che non avrebbe cambiato niente. Lui li osservava senza superiorità. Senza rabbia.

La gabbia era la stessa.

Solo che adesso non cercava più una via d’uscita miracolosa.
Non aspettava salvezze.

Faceva quello che c’era da fare.
Respirava.

E, per la prima volta, non chiedeva al mondo di essere diverso.-

L'illusione di Elia testo di innuendi
6