Il Gatto Che Parlava Con Le Statue

scritto da Taby-Saby
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Testo: Il Gatto Che Parlava Con Le Statue
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Il gatto si chiamava Mercurio, un nome pomposo per un felino di strada con il pelo color cenere e un occhio verde smeraldo, l'altro di un giallo torbido. Mercurio non era noto per la sua bellezza, ma per la sua abitudine bizzarra: passava ore immobili ai piedi delle statue nel parco cittadino, fissandole con un'intensità che suggeriva una conversazione in corso. La gente del quartiere lo considerava semplicemente un eccentrico, un altro animale domestico randagio con strane manie. Ma io, che vivevo di fronte al parco, notai uno schema. Mercurio non si avvicinava a tutte le sculture. Solo quelle in marmo o bronzo, quelle che avevano resistito al tempo e agli agenti atmosferici, sembravano degne della sua attenzione. Una sera, mentre la luce del tramonto tingeva le statue di un arancione caldo, mi avvicinai di soppiatto. Mercurio era seduto davanti al Pensatore di Rodin (una copia locale, ovviamente). Il gatto era immobile, le orecchie tese. Poi, chiaramente, sentii un suono. Non era un miagolio. Era un borbottio basso, una serie di mrrrow gutturali intervallati da sillabe che, sebbene non umane, avevano una cadenza innegabilmente discorsiva. Mi fermai dietro un cespuglio di rose. Il gatto sembrava rispondere a un monologo silenzioso. La statua, naturalmente, rimaneva impassibile, la sua espressione di concentrazione eterna immutata. Eppure, Mercurio si alzò, si strofinò contro il piedistallo e poi, con un gesto quasi regale, si sedette di nuovo, come se avesse ricevuto una risposta soddisfacente. Incuriosito, decisi di fare un esperimento. Un pomeriggio, portai un piccolo pezzo di salmone affumicato e lo lasciai vicino alla statua di una ninfa. Quando Mercurio arrivò, ignorò il cibo. Si sedette, fissò la ninfa e poi, con un movimento lento della coda, la indicò verso il salmone. La ninfa, ovviamente, non si mosse. Ma Mercurio si voltò verso di me, mi guardò con quell'occhio verde penetrante, e poi tornò alla statua, come a dire: "Vedi? Non è interessata alle offerte materiali." Capii che Mercurio non stava parlando con le statue nel senso convenzionale. Stava parlando attraverso di loro. Le statue erano contenitori di storie, di tempo congelato. Mercurio, con la sua percezione felina, era l'unico in grado di sbloccare e interpretare il silenzio monumentale che esse contenevano. Era il loro traduttore, il loro unico confidente in un mondo che aveva dimenticato come ascoltare ciò che non si muove.

Il Gatto Che Parlava Con Le Statue testo di Taby-Saby
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