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Nel vasto spazio elicoidale, una tigre — profilo d'ombra e cristallo —
Striscia, felina e cruda, dal sonno di un antico rituale.
Sembra un semplice punto striato, in agguato tra dune di sabbia;
Cerca, forse, il suo simile sotto un altro nome e un altro volto?
Non è una gabbia, ma un corridoio di specchi, con fiere che lottano,
Dove colui che caccia è, da tempo, l’essere ricercato.
La fuga è un esagono di biblioteca, un bestiario virtuale,
Dove, con grande stupore, il cacciatore diviene immortale.
Non c'è spazio per i safari, né saghe di cacciatori;
Portiamo la cicatrice sulla pelle della tigre vinta all'alba.
È l'ultima parola di chi scrive della tigre-dio...
Poiché questa tigre, nella gabbia-labirinto, forse sono proprio io.