Soli (fra tanti)

scritto da EmmeBi
Scritto 21 anni fa • Pubblicato 21 anni fa • Revisionato 21 anni fa
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inserito nel romanzo "Dietro il sorriso del clown" EEditrice.com 2003
- Nota dell'autore EmmeBi

Testo: Soli (fra tanti)
di EmmeBi


SOLI (fra tanti)

"Soffro di attacchi di panico". Claudia abbassò gli occhi castani sulle mani che le tremavano come se appartenenti ad altre braccia.
"Ho venticinque anni e non so dirvi come sia accaduto o quando; so solo che un giorno il panico mi è caduto addosso, quasi come un falco che si artigli al braccio del suo istruttore...solo che il mio non era protetto dal cuoio", sollevò lo sguardo, a scrutare quello delle altre persone che le stavano di fronte, con occhi impazienti nei visi tremuli, come il suo.
"Non so nemmeno cosa ci faccia qui. La mia psicologa mi ha spiegato che anche voi, come me, ne soffrite e mi sorprende vedere quanta gente ne sia oppressa". Claudia si schiarì la voce, in una gola che sembrava un tubo risucchiato da tutto il fiato. "Ne soffro da due anni. Prendo ancora delle medicine che, per noi, sono un po' come le stampelle per l'ingessato".
Qualche risatina qua e là accompagnò la sua battuta.
"Ma non dobbiamo vergognarcene; se ci servono, se ci aiutano, dobbiamo solo esser grati a chi ha trovato questa specie di elisir del coraggio. Chi non ne soffre non può capire...non sa cosa voglia dire trovarsi fra la gente e provare questo acuto timore di svenire, di stare male. Di come l'aria sembri non voler più visitare i nostri polmoni e il cuore divenire, all'improvviso, una palla di un chilo, rombante nel nostro petto".
"E' esattamente quello che provo", disse una giovane, seduta nelle prime file.
"Io ho anche paura di farmi o di fare del male", aggiunse un ragazzo due file più indietro.
"Sì: è tutte queste cose e ancora di più. Per ognuno di noi ci sono delle cose in comune e altre diverse. So solo che chi ne soffre ha un pregio che altre persone non hanno: la sensibilità. E' questa la parola che ci affratella, che ci fa, di tanti "inconsulti", un solo essere che, in questo mondo, trova come unico sfogo per denunciare un malessere, il panico".
Ci fu un momento di silenzio nella sala, interrotto solo dal ticchettio nervoso di un orologio appeso alla parete.
"Con questo non voglio dire che siamo speciali, perché, nel nostro caso, la grande sensibilità è diventata un difetto. Dobbiamo fare in modo, però, di farcela amica. Vi rendete conto? In un mondo dove tutto sembra programmato e conformato, noi riusciamo ancora a provare dei sentimenti. Ne proviamo così tanti da esser costretti a farli defluire sotto forma di paura".
Claudia si guardò intorno, dimentica del suo batticuore: "So che per ognuno di noi c'è una motivazione diversa; ciascuno ha il suo pozzo personale da cui attingere i perché si sia arrivati a questo crollo. Ma, se lo vogliamo, possiamo mettere un bel coperchio su questa fonte di dolore e vivere". Una lacrima solitaria le scivolò sulla guancia, ma lei non ci fece caso. "Forse è per questo che sono qui: mi sentivo così sola e anormale quando mi è accaduto le prime volte...Non mi è mai successo, tranne che con la mia psicologa, di leggere negli occhi di un'altra persona la comprensione. Ed ora ho qui davanti a me almeno venti paia d'occhi che esprimono questa meravigliosa parola. Che non è compassione, un termine che il più delle volte ferisce; ma autentica condivisione. Vi ringrazio di questo e spero che tutti noi si riesca a vivere con il coraggio che anche gli uomini impauriti posseggono".
Claudia scese dal podio e unì il suo applauso a quello degli altri.

Questo applauso è anche per te "dolce intimorito" che non conosco.

© by Miriam Ballerini
Soli (fra tanti) testo di EmmeBi
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