Ci sono giorni che ti svegli con il sole che penetra nella tua camera ma è come se penetrasse dentro di te illuminando a festa il buio che sembrava non passare mai. In quei giorni la sfera che parte dalle tue adidas disegna parabole magiche che nessuno avrebbe mai immaginato, in quei giorni basta poco per sentirti vivo. Bastano quattro stronzate con quei tuoi sconsiderati amici, una corsa in motorino per le vie di Cesena e i baci rubati a qualche ragazzina all’uscita del liceo. Se ti guardi indietro però senti come un vuoto che questi giorni non possono riempire, lei ora sarà lontana a regalare sorrisi ad altri, nascondendo con la mano i denti perfetti, a scrivere messaggini d’amore a qualche ragazzo, a chiacchierare per ore con chi non conosci mentre con le dita si aggiusta i capelli dietro le orecchie, cercando di nascondere un po’ della sua tristezza. Da poco se n’è andata con quel silenzio di ghiaccio che qualcuno potrebbe scambiare per indifferenza, ma tu sai che probabilmente è una difesa, e allora non ti restano che i ricordi che a volte fanno più male delle pugnalate. La pellicola scorre come se quel film non sarebbe mai dovuto finire e allora rivedi le vostre passeggiate per le vie del centro a guardare le vetrine, tutte quelle risate che vi facevano scordare i problemi di un’età che non è poi così facile e le giornate passate in casa a farvi ogni tipo di scherzo mentre guardavate un film in cassetta. Quelli erano giorni che lasciavano un segno profondo dentro di te e quando la guardavi mentre si muoveva per la stanza pensavi che quella bambinetta avesse un’armonia tutta speciale. Ti rendevi anche conto che oltre alla sua bellezza proporzionata ti piaceva la sua intelligenza e i suoi discorsi sempre sinceri. In questi giorni che sembrano non passare mai pensi che vi dividono solo pochi rettilinei e qualche curva ma in realtà le distanze tra di voi sono molto più ampie dei dieci minuti a piedi e pensi che nessuno, nemmeno qualche intellettualoide saccente, potrebbe capire il filo invisibile che vi lega, puoi rimuoverlo o difenderti ma lui rimane lì sempre in un angolo. Ora ti manca quel modo vivace che aveva di avvicinarsi alle tue labbra e il suo scostarsi un attimo per riprendere fiato, ti manca anche quel suo modo strano di rivestirsi e la sua voce quando sbagliava tutte le parole delle canzoni.
Ci sono anche giorni in cui ti rendi conto che l’autunno è arrivato, lo capisci da quella foschia che avvolge Cesena e dai colori sbiaditi che puoi tristemente osservare dalla finestra della tua camera. Questi sono giorni che scorrono lenti e intorpiditi come le tue movenze quando ti aggiri per la casa con il pilota automatico, alla ricerca di qualcosa che sembra non arrivare mai. Passi i pomeriggi incassato sulla sedia con lo sguardo narcotizzato e la testa ciondolante sul libro di filosofia o su qualche intraducibile versione. In questi giorni la tua vita è come un film che hai già visto mille volte: gli stessi zombie vaganti per i corridoi del liceo, gli stessi giri sotto i portici, nel centro di Cesena, ad osservare sempre le stesse facce stordite, preoccupate solo di che cosa fare il sabato sera, e le stesse quattro cazzate con quei quattro homo sapiens che ogni tanto incontri. Sono questi i giorni in cui ti rendi conto che certe gradazioni di colori che il tuo cervello coglie non potresti rivelarle a nessuno per non apparire come quello che si fa troppi problemi in un gruppo dove se ti fai delle domande sei solamente un debole. Tanto vale tenerle gelosamente nascoste dentro di te e mostrarti con un distacco puramente maschile, perché in fondo mettersi una maschera è l’unico modo per un ragazzo di diciotto anni di rispondere alle forme della vita (Tra parentesi il tuo non è uno stare al gioco anche se il gioco ti fa schifo, è l’unico modo per uscire fuori da quelle quattro mura anche con la sensazione di non appartenere a niente e nessuno). Quello che pensi è che questi maledetti giorni passano e tu vivi in replay senza sapere di preciso dove andare e di chi fidarti, e capisci che il tuo atteggiamento da ragazzo perennemente inkazzato nasconde una fottuta paura di rimanerci fregato in qualche modo. In questi giorni hai la consapevolezza che l’unica persona che ti capiva se n’è andata, per colpa tua, e che non serve un cazzo stare qui a farsi rosicchiare il cervello dai rimorsi ma che tu da buon diciottenne masochista stai continuando a fare da diverse ore. Forse ti sei adagiato in questo oceano di sfighe e forse ti piace anche cullarti in questo stato di torpore per non mettere più quella maledetta testa fuori dall’acqua perché è più facile vivere in apnea aspettando solo che muti la corrente. Da bravo situazionista continui a vivere come fossi l’eroe ramingo di una tragedia del vecchio Eschilo, del tutto privo di libero arbitrio, in attesa solamente che si compia il tuo destino. In questi giorni vorresti aspettare notte fonda e balzare sul tuo motorino come il vecchio Jhon Whyne sul suo fidato cavallo e andartene in giro per le vie di Cesena mentre tutti dormono, respirando un po’ di pace che altrimenti dentro di te non troverai mai. Questi sono i giorni in cui una strana sensazione ti sale sul corpo come una pianta rampicante e quelle gocce ininterrotte di pioggia sono come prigione, in questi giorni il colore prevalente è il grigio… Non ti resta che andare sul punto più alto della collina e capire che tutta quell’immensità che stai osservando continuerà ad esistere anche quando tu non ci sarai più.
CI SONO GIORNI testo di Alex