La vita

scritto da Cicchetta
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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la vitaq e la morte in un anno.
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Testo: La vita
di Cicchetta













































- Buon giorno, mi chiamo Francesco. –
- Buon giorno Francesco… - rispose il pubblico eclamandomi.
- La mia vita? Io? Chi sono? Sapete già il mio nome eh. Ma non sapete perché sono qui. Io sono qui perché vengo da una famiglia svantaggiata in molte cose. Riflettendo è la vita ingiusta con me, perché? Beh, sinceramente io ritengo che innanzi tutto io devo essere schietto nel parlare. Dottoressa, lei sa tutto della mia vita ormai, racconti cosa mi va storto.
- Beh, cosa dire di Francesco? Beh, è un ragazzo con dei problemi, suo fratello soffre di una malattia rara, incurabile. Si chiama IDL. Il suo pediatra dice che rischia lo stato vegetale.
- Grazie dottoressa di questa introduzione, ma finisce qua? In un anno mi sono successe molte cose, ma lasciamo il tempo al tempo. Io ero giovane all’ora. Pensavo che tutto m,i andasse bene. Certo, ma mi ricordo bene quel giorno. Era un giorno di estate. Credo l’11 di settembre. Il sole batteva forte sulla mia testa bionda. Solo ora lo soffro, ma solo perché sono preso e stra preso con psicofarmaci. Almeno credo. Comunque. Quel giorno ero in bici con mio fratello. Eravamo in giro a scroccare delle sigarette. Trovammo una mia amica, Cristina. Era bellissima come sempre. Certo. Era stupenda. Da quanto mi ricordo lei adorava la birra e la beveva con il suo moroso Willy. Certo, era un bellissimo giorno. Ma, per tornare a casa ci fu un problema. Mio fratello mi disse “Ago, Ago non ci vedo più. Io da lì a lì, non capivo molto, da un momento all’altro non ci vede più mio fratello? Proprio nel momento in cui dovevo portare a casa quello stupore di bellezza? No. Da lì ebbi un bivio da cogliere. Seguire mio fratello e aiutarlo, o andare a casa di questa mia amica. Io scelsi di portare a casa la bellissima e, da stolto, lsciai mio fratello con delle indicazioni più o meno giuste. Parabola della morale? Aiutare chi ti è più vicino famigliarmente. Io volevo aiutarlo eh, ma nulla da fare. Io dovevo stare con lei e non con lui. Che scemo che sono stato. Comunque mio fratello andò a sbattere contro il fosso. Un signore lo prese con sé e lo portò a casa. Io ero intimorito da tutto ciò. Mio padre mi lanciò un’occhiata maligna e io scappai. Volevo fuggire. Mio padre poi si impietò e si calmò. Parlò un po’ con il signore che era lì e poi venne da me al parco appena costruito. Mio padre mi trovò lì, su una panchina, ero triste e un po’ depresso. Poi questa depressione diventò tale che mi poteva anche uccidere. Passarono gli anni. Mio fratello un giorno andò al Santo e si confessò. Riacquistò la vista, ma solo per quel giorno. Io volevo dirgli che doveva ricordarsi dei suoi genitori… quelli veri, ovvio. Ma non era corretto e giusto. Mi ricordo bene cosa accadde dopo l’incidente. Eccoci in ospedale, beh, certo… non era il massimo. Poi venne fuori la malattia, era la peggiore. Si chiamava IDL, intelligence deteriorates languages. Quella malattia colpì notevolmente la nostra vita. Beh, io… lì per lì… non sapevo bene cosa fare o dire, ero convinto di avere quella malattia! Eh, caspita, lo sapevo. Io non volevo parlarne con nessuno. Sapevo tutto prima che accadesse. Ora sono qui. A dire le mie cose senza fare null’altro. Ecco. Sono io il malato. Lo sapevo. Beh, questo è il passato, ma il passato che si fa più forte nel presente. Ecco, io ero il malato. Il dottore (dott. Or Burlina) ci disse: “Agostino è malato come il più piccolo. Ma dovete sapere una cosa, c’è una specie di cura, non garantisco nulla, certo, ma io devo darvela. Si chiama olio di Lorenzo. Certo, l’olio mi faceva già schifo di suo, quella malattia non mi fece nulla. Ma serviva di più a mio fratello più piccolo che aveva la malattia già in atto, certo lui smettè di prenderla allo stesso momento mio. Quasi sembrare che non volesse più curarsi. Beh, io ci restai male ovvio, ma ora forse la potrebbe riprendere, certo, ma cosa risolveremmo? Lui ormai rischia lo stato vegetale. Non è un bel vedere. Io quasi quasi chiederei alla Tele ton di trovare una cura, ma cosa potrei fare di più? Nulla. Forse potrei… no, sono impotente a trovare una cura. Sinceramente non so cosa fare, ora come ora… devo sopportarlo che dice sempre… “mio papà è Sandro e mia mamma è Anna!” ma quando lo urlò mio zio morì nello stesso istante, io, francamente, mi auguro che sia morto nel sonno, ma non so bene come, anzi, lo so. Lui è morto paralizzato come suo padre prima di lui. Io ero a casa. Magari mio zio pregasse per mio fratello, ma credo di no non che lui sia ateo, ovvio, ma sapevo una cosa, lui pregava non per mio fratello, a mio fratello si levava la preghiera, perché lui si era auto escluso dalla famiglia, comunque, così andò del tempo. Ma io non voglio ricordare le cose brutte, anche se ho tutt’ora due nonni (quelli materni) a rischio di morte. Beh, io sinceramente dico una cosa: “nella vita si nasce, si crecse e solo dopo si muore” beh, io vi dirò ragazzi, io voglio morire giovane ed attivo. Non voglio morire tardi nell’età. Voglio morire presto. Già da piccolo ho rischiato. Sì, certo. Da piccolo ho rischiato di morire perché ero caduto dal tavolo. Avevo la testa fragile come un guscio d’uovo. Io mi ricordo bene tutto. Ero in opedale per l’ennesima volta dopo la mia nascita, la stanza era bianca, più la vedevo e più volevo morire, mia madre mi teneva sveglio a suon di parolacce, era disperata, io chi ero per decidere della mia morte? Eppure ora sì, ora voglio morire eccome. Non perché la vita sia dura, ma perché vivere è soffrire. Io mi ricordo che dovevo soffrire molto, sapevo tutto prima che accadesse. Beh, non ero un indovino, ma Dio parla con me, mi parla da quand’ero piccolo. Avevo circa cinque anni. Io vivevo sì, e vivo ancora, ma soffro. Ora forse vi saluto tutti e vado nel vero Bel Paese. (il Paradiso). Non voglio vivere ancora per Tanto, no, voglio morire in pace con me stesso. Voglio morire e solo io so come farlo. (soffocandomi) come nella vita precedente mi sono morso mordendomi, ora mi uccido con l’aiuto delle mani che ora ho. Nella vita precedente ho visto i miei piccoli morire, alcuni li ho mangiati io senza volerlo. Beh, ora mi pento e devo uccidermi il meglio possibile. Io ci provo almeno. Dopo. Addio. Non ho altro da dire oltre al casino che c’è stato in Giappone, oltre ad aver conosciuto Toby e Billy, beh, io sinceramente voglio vivere alle volte, e morire delle altre. Non so bene cosa voglio realmente. Ma una sola cosa so con certezza, la vita, da solo sofferenza e basta. Quindi… perché morire? Quindi… Perché vivere? Quindi… a cosa serve quello che faccio? Quindi… beh, non lo so, non ho una risposta a queste cose, ma so solo ch e è meglio morire e abbracciare Dio, piuttosto che restare vivi e non poter vedere Dio in faccia per timore del malocchio che lui solo ci può dare dall’alto. Dio non è nello spazio sapete? Dio, è più vicino alla terra che lontano. Lui solo ci dà la vita ed è lui, che ci accoglie nella morte. Lui solo. Ed è al Lui che voglio andare ora, perché so che esiste, lo so con certezza. Io voglio la vita? La mia risposta è no.
La vita testo di Cicchetta
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